Allarme gas, Volkswagen si prepara al peggio: pronta a spostare la produzione

La crisi energetica scatenata dall’invasione russa dell’Ucraina minaccia di sconvolgere il panorama industriale europeo. Il terrore attraversa il continente come un brivido, con l’industria in prima fila a temere il peggio: il colosso basf con meno del 50% del gas necessario sarebbe costretto a chiudere l’impianto di Ludwigshafen, che si porterebbe dietro una filiera di 125 impianti colleghi. Altro motivo per chiudere potrebbe essere il prezzo. Gli industriali ei sindacati tedeschi guardano con relativa fiducia alle capacità della politica di non lasciarli a piedi, soprattutto quando sarà misurata la capacità di ricostituire le scorte. Ecco perché chi può cercare di salvare escogitando soluzioni alternative. Il gruppo Volkswagenad esempio, potrebbe spostare la produzione fuori dalla Germania e dall’Europa orientale, se persistesse una mancanza di gas.

Le responsabilità della politica

La più grande casa automobilistica europea, infatti, ha dichiarato giovedì che spostare la produzione sarebbe una delle opzioni disponibili a medio termine se la quantità di gas dovesse durare molto oltre l’inverno. La casa di Wolfsburg ha importanti stabilimenti in Germania, Repubblica Ceca e Slovacchia, tra i paesi europei più dipendenti dal gas russo.«Come alternative a medio termine» il gruppo tedesco pensa al «trasferimento della capacità di produzione o ad alternative tecniche, in alternative tecniche a quanto è diventato pratica comune nel contesto delle sfide legate alla similitudine di semiconduttori e ad altre recenti interruzioni della catena di approvvigionamento», ha dichiarato Geng Wu, il capo degli acquisti.

Pur affermando di aver fatto i preparativi «migliori possibili» per la mancanza di gas per questo effetto inverno, la Volkswagen si è detta preoccupata per l’che i prezzi elevati del gas potrebbe avere sui fornitori.«I politici devono anche frenionare l’esplo attualmente incontrollata dei prezzi del gas e dell’elettricità», ha chiarito Thomas Steg, responsabile delle relazioni esterne dell’azienda. «Altri grandi problemi nella filiera produzione e ridurre le imprese in particolare le piccole e medie ad alta intensità energetica».

I vantaggi del prezzo cap iberico

Dove potrebbe spostare parte della produzione il gruppo Volkswagen? L’Europa sudoccidentale o le zone costiere del nord Europa, che hanno un migliore accesso ai carichi di gas naturale liquefatto via mare, potrebbero essere i primi obiettivi, ha spiegato al telefono a Bloomberg un portavoce. Il gruppo, che dal 1 settembre è passato dalle mani di Herbert Diess in quelle del capo di Porsche, Oliver Blume, gestisce già stabilimenti in Portogallo, Spagna e Belgio, paesi che ospitano terminali GNL (Gas Naturale Liquefatto). Per quanto riguarda Spagna e Portogallo, poi, oltre alla presenza degli stabilimenti al colosso automobilistico verbe incontro anche il limite di prezzo che divide l’Europa e però è già efficace nei due Paesi iberici. Il tetto al prezzo all’ingrosso del gas è stato approvato dalla Commissione europea e reso efficace dal 15 giugno. Sara in vigore per un anno. Si tratta di un intervento da 8,4 miliardi di euro: 6,3 miliardi per la Spagna e 2,1 miliardi per il Portogallo. Il tetto è stato fissato a 40 euro a megawattora per i primi sei mesi. A seguire aumenterà di 5 euro al mese, fino a toccare i 70 euro. Il vantaggio per i consumatori dovrebbe esserci, anche se non clamoroso, visti i prezzi da cui si parte: un risparmio medio del 15% in bolletta, secondo il governo di Madrid.

Le altre grandi case europee

Volkswagen non è sola, ovviamente, nella ricerca di una soluzione alla crisi energetica. Martedì scorso il ceo di Stellantis, Carlos Tavares, ha parlato di una «decisione strategica» imminente sulla produzione di energia, per rendere più autonomi gli stabilimenti. «È molto chiaro che anche se stiamo facendo molto compatti i siti produttivi, parliamo di aree molto ampie e tetti ampi, che usano usare per produrre energia, non solo con impianti solari», detto Tavares, ricordando che «se c’è mancante di energia elettrica, il settore che ne soffre di più è quello industriale e io devo mantenere la sostenibilità della mia attività». Insomma, il quarto gruppo automobilistico globale dovrebbe rendere noti i suoi piani già entro la fine di settembre.

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