Caso Candreva, errori tecnologici e umani. Il commento di Teotino

Caso Candreva: alla topica in campo si somma il comunicato ambiguo e tardivo dell’Aia. La necessità di capire come e perché sta cambiando quest’anno il modo di arbitrare e di ricorrere al Var

Un errore inaccettabile, certo. Soprattutto perché non si è trattato solo di un errore umano. C’è di mezzo la tecnologia, nella quale si crede ciecamente. E invece cieche erano le telecamere che hanno oscurato la posizione di Candreva e sottratto alla Juventus un gol indiscutibilmente regolare.

A peggiorare le cose e confondere ulteriormente le idea, il comunicato dell’Associazione arbitri: tardivo, ambiguo e lacunoso. Per fortuna, la Gazzetta di ieri, con dovizia di particolari, ha ben ricostruito la concatenazione di eventi e circostanze che hanno prodotto lo “svarione”, com’è stato efficacemente ribattezzato.

Ancora una volta è la mancanza di trasparenza a sconcertare persino più della rilevanza e della grossolanità del pasticciaccio di Torino. Altro che rende pubblici i dialoghi fra arbitrari e sala Var. Peraltro, sapere cosa si sono detti in quei momenti concitati renderebbe forse ancora più intollerabile lo sbaglio. Poi è chiaro che anche il perfetto più dei supporti tecnici potrà mai azzerare il margine di errore o rendere davvero uniformi le decisioni in uno sport di contatto qual è il calcio. L’importante sarebbe poter capire, lo stare più gli stessi allenatori, sempre più nervosi in campo, che cosa sta succedendo come e perché sta cambiando quest’anno il modo di arbitrare e di ricorrere al Var.

Non c’è dubbio che stia cambiando. Le proteste di Lecce e Fiorentina per quanto avvenuto domenica, poi po’ scolorite dalla diversa dell’errore commesso contro la Juventus, si è verificato una evidenza che vengono oggi val diversamente dal passato. I falli di mano in zona, innanzitutto. Si è passati dal sempre rigore al (quasi) mai rigore. Nella stagione di grazia 2019-20 si era battuto ogni record con una media di 0,49 penalità a partita. Poi la situazione si era normalizzata su medie di 0.38-0.39, ancora superiori ma non di molto a quelle del resto d’Europa. Adesso la media è precipitata a 0.23, cioè dal primo al quarto posto fra i 5 principali campionati europei. Giusto dire “basta rigorini”, ma senza esagerare.

Si sta notando pure una maggiore tolleranza nei confronti dei contrasti per contendersi il pallone, in area ma non solo: gli arbitri ora tendono a non considerarli più dolosi e sorvolano.

Ma soprattutto siamo passati da un utilizzo all’avanguardia del Var – vi si ricorreva per cercare errori possibili, non esclusivamente “chiari ed evidenti” – a uno più protocollare, per cui qualsiasi contrasto giudicato dall’arbitro da vanneticheella bile immagini riproposte risulta lampante una gomitata come quella di Kasius su Martinez Quarta. Tutto ciò mentre altrove in Europa, evidentemente su indicazione di Fifa e Uefa, si è imboccata la strada opposta, tanto è vero che in Premier League e in Bundesliga le polemiche più accese di queste settimane si rivolge proprio unso porto dito , all’annullamento di reti per contatti di entità piuttosto care, ritenuti non fallosi dall’arbitro di campo.

Stiamo tornando indietro, mentre gli altri vanno avanti, e non se ne comprende il motivo. Poi resta sempre il dubbio che da noi le dinamiche siano molto condizionate dai rapporti fra l’arbitro che sta in campo e quello in cabina di regia. Cioè che un Maggioni faccia fatica a richiamare al video un Orsato, mentre un Banti possa rovesciare senza discussione la decisione di un Marcenaro. Ma qui ci si addentra in territori scivolosi, che hanno a che fare con la psicologia, oltre che con un protocollo che dopo più di cinque anni andrebbe rivisto.

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