Crisi delle sale e troppi film, il cinema resta senza norme – Cinema

Le norme chiare per migliorare la regolamentazione delle finestre temporali, le cosiddette windows tra passaggio in sala e il successivo in streaming, inclusa l’auspicata equiparazione tra film italiani e di film stranieri, su cui si attendeva un’azione di governo questo rischiano a rischiano di restare nella lista delle cose inevase dopo la caduta dell’esecutivo Draghi. E’ difficile piuttosto che nell’ordinaria amministrazione si mettano regole come quelle richieste dal settore cinematografico nonostante le speranze accese dallo storico accordo bipartisan, votato da Fratelli d’Italia al Pd, del 13 sulle’ mogul zione passso con la alllioun zione passso aiutare le vendita cinematografia ad uscire dalla crisi. Tutti d’accordo nel fissare in un minimo di 90 giorni la finestra e l’equiparazione film italiani e uscire tra se hanno avuto finanziamenti statali oltre che confermare gli aiuti in tax credit alla distribuzione stranieri. La mozione era appunto una raccomandazione di indirizzo che sarebbe poi dovrebbe diventare atto legislativo o decreto. L’implosione del governo ha bloccato tutto. Cosa accadra ora? Se ne è parlato a Borgo Brufa (PG), nell’ambito dell’Umbria Cinema Festival, al primo incontro del Film Business Think Tank, voluto da Alberto Pasquale direttore dell’Umbria Film Commission, che si ripromette di diventare momento di confronto sul annuale business audiovisivo e che avrà il suo secondo appuntamento nei primi mesi del 2023, sempre in Umbria. L’attuale situazione è a dir poco contraddittoria. “C’è una massima occupazione sui set, con figure professionali su cui ci si accapiglia, c’è un eccesso di domanda produttiva. Sarà una bolla?”, ha detto Nicola Giuliano, produttore di Indigo Film. E al tempo stesso c’è un’eccessiva produzione di cinema che non ha mercato e che non ha esito in sala. Senza contare il baratro degli incassi, meno 60% che diventa meno 70% sul cinema italiano (con nessun film nella top 15 di stagione e solo 7 che hanno superato 1 milione). “Mentre per la serialità, che a mio parere è cinema al quadrato, la selezione dei progetti a monte e poi in corso di realizzazione è severissima, sul cinema sono saltati i meccanismi di selezione” ha osservato Riccardo Tozzi fondatore di Cattleya. “Lo spettatore di cinema non a caso è pienamente soddisfatto della serialità che vede in streaming proprio per la qualità del prodotto”, ha aggiunto. Il tema delle finestre, secondo il parere dei produttori, non è affatto risolutivo della crisi in cui versano le sale, mentre è il rapporto con il da ricostruire con un cinema che li attragga e che sia evento, così interessante da salaessere visto in e anche in piattaforma, considerando che la cosiddetta ‘centralità della sala’ è un concetto piuttosto romantico ormai. “E’anche colpa nostra – ha detto Marco Belardi di Bamboo – se non riusciamo ad intercettare il pubblico ea favorire nuovi veri talenti”. Per quanto in tempi diversi, l’esordio di Paolo Sorrentino con L’uomo in più incassò appena 90mila euro, ha lasciato il suo produttore Giuliano, ma questo non ha impedito la nascita di un talento come quello. Questo per dire “la sala, central o no, serve eccome per l’industria (perché è un parametro di riferimento) e come valore immateriale per gli autori ei loro, il passaggio al cinema dà loro un peso specifico, penso ad un talento come Pierfrancesco Favino e alla sua crescita con il cinema al di là degli incassi. La sala per questo – ha detto Giampaolo Letta di Medusa – non va marginalizzata e le regole certe sulle windows servono”. Ma c’è chi come Tozzi e Benedetto Habib di Indiana pensa che la contrattazione film del film caso per caso siano la cosa più giusta. Circa 240 film per vendita, e il 40% di contributo statale sotto forma di incentivo fiscale è uno dei possibili motivi di tanta produzione in un sistema di mero automatismo che non funziona più. C’è un sistema a maglie che avresti bisogno, ha sottolineato Letta larghetta, di un “sistema di riferimento”. La produzione deve essere più autorevole, sulla serialità “c’è all’orizzonte un rischio omologazione, con richiesta di prodotti da tv generalista”, ha detto Nicola Giuliano. “Rafforzare l’unione dei produttori dando voce forte ai produttori indipendenti”, ha concluso Benedetto Habib di Indiana, presidente della sezione produttori dell’Anica, “è il terreno su cui siquant sta lavorando”, anche per siricoire lo strappo apprende rientrato) con le quattro società – Cattleya, Groelandia, Picomedia e Wildside – intenzionate ad uscire dall’Anica.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA