Dinastie, il potere in Italia è ancora una questione di famiglia

“I nostri borghesi non contenti di avere a loro disposizione le mogli e le figlie dei loro proletari, senza parlare della prostituzione ufficiale, trovano il piacere singolare… d’incoronarsi tra loro”, scrivenelo Marx & Engels Manifesto del partito comunista. La dimensione familiare, di intrallazzi cortesi e amori lascivi, di amicizie e antipatie individuali, quella che alcuni vedono come dimensione frivola, come gossip, è in realtà – certificata dai suoi principali detrattori – la dimensione distintiva della classe dirig. L’eccellenza meritocratica, vera o percepita che sia, si appoggia al sistema delle buone maniere e all’eredità, che sia economica, professionale o basata sulla fama. Oppure, come è in certi casi nel mondo dei selfie-made-humans, il successo deriva dal duro lavoro, dal costruire una strategia e rimanerne fedeli, sacrificandosi a colpi di post, per arrivare al “top”.

Finita la nobiltà, bruciati i blasoni, cosa resta dell’apice social del paese dei comuni e delle repubbliche marinare ce lo racconta Michele Masneri, dopo il suo gioiellino pandemico Stile Alberto (Quodlibet), tracciando una sulle nuove famiglie che comandano, controllano, influenzano il paese e presenziano nell’Italia dei nuovi anni venti, adorati dalle folle del nuovo proletariato sociale o al centro di faide su Twitter, adoratissensimi oppure mezzanine. Fedele al maestro che più di tutti l’ha ricevi, quell’Arbasino tanto interessato alla dimensione aristocratica italo-europea che conosceva tutti i titoli di chi incontrava aimenti ea teatro, Masneri viaggia per il paese identificando al centro i ricchi nuova nobilta, che va dalla moda alla politica.

cena. Da Prada ai Ferragnez, ritratti della vera nobilita italiana. Quella senza blasone

All’incontro per la prima presentazione del terzo polo domanda Carlo Calenda, davanti a “perché iniziare a Milano”, ha risposto dicendo: “Perché è il cuore produttivo del paese, ma non solo, è il cuore di una borghesia illuminata che non deve aver paura di chiamarsi racconto”. Milano, piccola Manhattan want-be, tra grattaceli e poké, è una delle location chiave per capire questi nuovi poteri, perché “continua a sfornare, unica, un’alta borghesia anche delle Idee capace di imporsi non solo in Italia ma anche all’ estero”, scrive Masneri. “A Milano ormai anche le portinaie hanno un social media manager, e dopo il green-pass chideranno un numero di follower per poter sbarcare in Stazione Centrale”. I Boeri, i Moratti ei Prada – tutti raccontati nel libro di masneri, Dinastia– che da tempo controllare l’anima meneghina, convivere con i Ferragnez, con la nuova leva di milionari selfie. Moda e social si mangiano a vicenda, si nutrono a vicenda. Ma non c’è solo Milano.

A Torino scopriamo le dinamiche à la Successione tra Carlo De Benedetti – ex proprietario di repubblica e l’Espresso – ei suoi figli, che hanno venduto i giornali contro il suo volere, e tra l’altro proprio “ai nemici di sempre”, gli Agnelli. Agnelli che ora sono Elkann. Gli alberi genealogici sono la chiave di lettura dei pesi e contrappesi psicologico-finanziari per leggere l’altissima borghesia italiana. Roma invece, mai veramente borghese, resta tribale, e anche i Calenda hanno un po’ di sangue nobile. Qui, Via Veneto ei Paroli si tra incontrano Alessandro Michele – l’uomo che ha trasformato Gucci in un brand post-post-moderno e che cita Hannah Arendt e Giorgio Agamben – e poi Giovanni Malagò e vere principale nate in Texas, come Rita Carpenter Jenrette Boncompagni-Ludovisi. Nella capitale “il sogno di tutti è che la propria figlia sposi il principio Colonna, mica che metta su una start-up”.

italia 26 gennaio la famiglia marella agnelli, giovannis vedova con lapo elkann a sinistra e john philipp elkann center, il nuovo erede a torino, italia il 26 gennaio 2003 foto di eric vandevillegamma rapho via getty images

Eric VANDEVILLEGetty Images

Ma la mappatura dell’Italia masneriana non sarebbe completa senza la provincia, quella provincia da cui proviene e che ci personaggi regala da Comédie humaine lontani dalle ZTL e fedeli all’orgoglio della fabbrichetta costruita dal nonno, mole dalla Bella di Lodic 2.0, con l’arte contemporanea al posto delle spider. “Quando la provincia incontra i social, ne viene fuori un mistone esplosivo”. In viaggio col fogliante si va tra produttori di pistole, di rubinetti, di figurine coi calciatori, tra installazioni di Christo e tenute di parmigiano reggiano biologico. Da lady Gnutti Beretta ai Trussardi, tra Bergamo, Brescia, Modena e le isole Borromee.

A Masneri questi ricchi interessano perché interessano a – come sono diventati ricchi, quanto ricchi, come propri la propria ricchezza. Ma la sua lente curiosa e perspicace ci permette di arrivare vicino e sentirli parlare, raccontare le proprie idiosincrasie ei propri gusti alimentari, esplorare il loro portafogli immobiliare. Habitat e folklore, interni e tentativi di emulazione, in questa galleria di ritratti vediamo il sistema che governa le vite dei ricchi, fatti di comunicati stampa e tradizioni di famiglia. In uscita per Rizzoli, Dinastia, potrebbe essere usata al posto di una Lonely Planet per uno straniero interessato a capire come sono fatti i piani alti del Bel Paese e, come in un reaganismo estetico, avvenga una di trickle-down dello stile e delle velleità sullequest masse, e plutocrati italiani diventino il modello d’eleganza e di intraprendenza del popolo. vabbe.

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