È anche un periodo di cambiamento per le moto

Nell’ultima stagione della MotoGP, la classe regina del Motomondiale, otto diversi piloti su trenta partecipanti hanno vinto almeno un Gran Premio. Quindici piloti sono saliti sul podio almeno una volta e sei si sono alternati in pole position. Il vincitore della Coppa del Mondo, il francese Fabio Quartararo, ha solo 22 anni e, come la maggior parte dei suoi avversari, ha tutta una carriera davanti a sé. La nuova stagione non sarà molto diversa: hanno corso due gare e hanno avuto due vincitori diversi, tra cui – a sorpresa – l’italiano Enea Bastianini del Gresini Racing, team che utilizza moto Ducati.

La MotoGP è ormai da qualche anno un campionato sempre più aperto, fatto di gare spesso spettacolari e tanti colpi di scena: tutte qualità che la Formula 1, il campionato automobilistico più importante del mondo, aspira da tempo e per le quali ha espressamente introdotto il nuovo regolamento tecnicoinaugurato con la vittoria della Ferrari in Bahrain.

Eppure questi sono anni di grandi cambiamenti per la MotoGP, così influenti che alcuni credono sia iniziata una nuova era. Questi cambiamenti hanno colpito soprattutto i piloti, con le generazioni più anziane, quelle che per anni hanno trainato la popolarità del Motomondiale, ormai quasi del tutto scomparso. I primi a ritirarsi sono stati gli spagnoli Jorge Lorenzo e Dani Pedrosa, l’anno scorso è stata la volta di Valentino Rossi e il successivo è Andrea Dovizioso, che ha appena compiuto 36 anni. L’ex campione del mondo Marc Marquez, invece, deve ancora riprendersi dai recenti gravi infortuni e il suo ritorno ai livelli di una volta non è affatto scontato.

Valentino Rossi saluta il pubblico nella sua ultima gara in Portogallo (Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Di tutti questi, il ritiro di Valentino Rossi è stato quello che ha pesato di più. Infatti è stato lui il pilota che, dagli anni ’90, ha portato il Motomondiale fuori da una nicchia di appassionati che tutto sommato si è limitato a portarlo alla popolarità mondiale† Nel corso della sua carriera le trasmissioni televisive delle gare hanno raggiunto più di duecento paesi, gli spettatori in pista hanno raggiunto un totale di 3 milioni in una stagione – in anni normali – e i social network raggiungono più di 30 milioni di persone in giro. il mondo. Davanti Carmelo Ezpeletacapo della società che gestisce il motomondiale, Rossi “è stato determinante per tanti anni, ha avvicinato persone che prima non erano mai interessate”.

Tuttavia, ci sono alcune caratteristiche che ancora limitano la crescita globale della MotoGP. Il campionato è forte nei suoi mercati tradizionali, come l’Italia e la Spagna, ed è riuscito ad entrare nei mercati emergenti del sud-est asiatico alcuni anni fa, oltre al Giappone, altro Paese con una radicata tradizione automobilistica. Come ha spiegato Ezpeleta, “la popolarità nei diversi Paesi è determinata dalla presenza delle Case, poi dai piloti e infine dal Gran Premio”.

È per questi motivi che in India e Cina, ma anche negli Stati Uniti, la MotoGP lei non è arrivata come altrove. I primi due non ospitano gare, non hanno piloti o team, fatta eccezione per alcune iscrizioni isolate con pochi seguiti. La situazione è diversa negli Stati Uniti. Il Paese ha avuto e ha tuttora campioni del mondo, squadre e gare di altissimo livello, ma la MotoGP trova lì un’intensa competizione, tra la crescita della Formula 1 e i tanti campionati automobilistici locali, dalla Nascar all’IndyCar.

Maverick Vinales sul palco del Gran Premio di Austin (Getty Images/Getty Images)

Poi c’è la questione demografica. Secondo una recente ricerca, l’84% del pubblico della MotoGP è maschile e il 62% è nella fascia di età 18-34. Nelle seguenti bande, il pubblico diminuisce drasticamente, scendendo del 28% nella fascia 35-54. Gli spettatori che la MotoGP perde con l’età, se rimangono legati alle corse, molto probabilmente passeranno a campionati automobilistici più strutturati come la Formula 1, dove il grosso dei tifosi sono infatti quelli che vanno dai 35 anni di età. †

Un limite strutturale della MotoGP è la durata delle gare, che non supera la mezz’ora (i piloti non ce la farebbero). Da qui la necessità di riunire anche le classi sempre meno seguite, di organizzare eventi più lunghi che comunque difficilmente potranno competere con le gare più lunghe e strutturate della Formula 1 o dei Campionati nordamericani. Si ritiene che questo svolga un ruolo importante nella bassa età media del pubblico della MotoGP, che con l’età inizia a preferire altri sport motoristici.

Tuttavia, il passaggio generazionale in atto potrebbe dare nuovo slancio, aiutato da alcune nuove iniziative commerciali. La presenza di piloti spagnoli e italiani è ancora predominante, ma altre nazionalità si stanno ritagliando sempre più spazi. Le ultime due stagioni hanno visto vittorie sudafricane, francesi, australiane e portoghesi. La MotoGP, dal canto suo, ha lanciato anche una nuova serie in streaming sulla scia del grande successo ottenuto da Cavalca per sopravviverela serie Netflix sulla Formula 1. MotoGP illimitato è stato costruito la scorsa stagione seguendo da vicino team e piloti. Ha otto episodi e può essere visto in Italia su Prime Video.

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