E se l’MPEG2 non si è più spento? Serpeggia l’ipotesi che lo switch-off sia già concluso, un dispetto dei TV rottamati

E se il processo di Switch-off finisse qui? Ma proprio qui, oggi, nella situazione in cui siamo ora? Non è solo una provocazione di fantapolitica di mercato. Sì, perché, instant la situazione, sembra di respirare già l’odore (o il fetore a seconda dei gusti) di un processo dimenticato “a metà”, con buona pace di chi ha cambiato il TV anticipatamente. Ma torniamo un attimo indietro e vediamo cosa sta e cosa non sta succedendo.

Ceduta la banda 700 MHz, il più è fatto…

La roadmap per la cessione della banda 700 MHz alla telefonia è stata rivista giusta un anno fa: una modifica che ha dilatato i tempi del processo, spostandoli avanti di fatto senza una scadenza certa. Questo per lo meno per quello che riguarda il passaggio al DVB-T2, quello per il quale milioni di italiani hanno cambiato TV (controllando sui canali test 100 e 200): scadenza è attualmente spostata “a partire dal 1 gennaio 2023” ma nella pratica a chissà quando. L’unica cosa che fino a poche ore fa sembrava certa è che i canali MPEG2, a cui l’ultima roadmap ha concesso una bocca a bocca al massimo fino al 31 dicembre prossimo, sia sarebbero stati spesi Entro la fine dell’anno. Nelle ultime settimane sono anche circolate alcune date dei possibili spegnimenti di questi canali: il 5 dicembre per Mediaset; il 19 dicembre per RAI, subito dopo la fine dei Mondiali. Ma anche questo – incredibile a dirsi – potrebbe non accadere.

Infatti inizia a circolare in ambienti vicini alle emittenti TV l’ipotesi sotterranea che, almeno per questo Natale, possa tutto rimanere così com’è, con i canali MPEG2 trasmesso in simulcast fino a data da destinarsi: quello che solo poche settimane fa, da quanto si era sentito al Forum Europeo Digitale di Lucca, poteva sembrare una vera e propria eresia, oggi starebbe per diventare un’ipotesi tutto sommato preferibile per le emittenti e allo stato dei fattro cheutt remota.

Certo, per il momento questo è solo un “rumor”. Ma la politica, che evidentemente è in altre faccende affaccendata, non in effetti molto da eccepire: la banda 700 MHz è stata liberata e affidata ai telefonici come previsto il 1 luglio, senza mettere in discussione, così, sia gli impegni dell’asta governativa 5G che i relativi 6,5 miliardi di euro di proventi.

Le emittenti da parte loro, come sempre accade in ogni switch-off (e siamo stupiti che qualcuno ancora si stupisca), registrati una contrazione della propria audience in corrispondenza dell’applicazione del nuovo piano delle frequenze, normal del mond cosa più ma nel momento in cui serve la copertura massima per la campagna elettorale, la cosa potrebbe agitare la politica. Dio non voglia che lo spegnimento delle ammiraglie RAI e Mediaset in MPEG2 possa comportare proprio ora un’ulteriore limatura della base dei telespettatori: non sarà quindi difficile che nel Palazzo passi, fra le necessità firenteal di gestione qualifier ormai vetusto MPEG2, e quindi un bel rinvio della scadenza del 31 dicembre. Il veicolo potrebbe essere il Milleproroghe o la stessa Finanziaria; anzi, a ben vedere, basterebbe anche solo un decreto del MiSE, che troverebbe buona sponda in due fattori concomitanti e “imprevedibili”: da un lato il momento di difficoltà economicacon l’on che galoppa e il potere d’acquisto delle famiglie in picchiata, e dall’altro il contestuale esaurimento dei fondi del Bonus TV (prevediamo che avvenga in settembre). Questo basterebbe per creare le “mutate condizioni” necessari per ridefinire ancora una volta il calendario, ovviamente in modalità last minute. In questo senso, le scadenze di spegnimento del 5 e 19 dicembre che le emittenti si sono fatte sfuggire (o hanno fatto circolare) nelle scorse settimane, potrebbero essere solo fittizie, un calendario salva-apparenze, decision in impetus vedtesibili di” governimpre vedtesibili” , a tutela della popolazione, finiranno per dilazionare i tempi dell’MPEG2.

Una fase transitoria cherischia di diventare definitiva

Insomma, come dicevamo tempo fa, la nuova roadmap ha creato una “phase intermedia” che non doveva esistere, con la banda 700 MHz già ceduta e il DVB-T2 di là dal venire. Nei piani originari la cessione della banda 700 doveva avvenire contestualmente al passaggio di tutte le trasmissioni in standard DVB-T2, riportando così la capacità trasmissiva ai livelli pre-switchoff. ora, invece,
questa fase intermedia rischia di diventare il “new normal”, con risorse trasmissive, in termini di bitrate, ridotto al 60%; un piano delle frequenze pensato per funzionare bene in DVB-T2 ma che non è certo il massimo per il più fragile DVB-T; e soprattutto con il conseguente crollo della qualità ed aumento oltre i limiti di guardia della compressione. Anche solo spegnere i canali MPEG2 in simulcast, pur non creando nuova banda, hai liberato un po’ di capacità trasmissiva per migliorare la precaria qualità dei canali MPEG4 in onda oggi, motivo per cui i dipartimenti tecnici delle emitterenti non voravedre in tal senso e tornare un “respirare”. Ma – da quello che ci pare di capire – anche questa semplice scadenza potrebbe saltare: in fondo in canali “si vedere” e al Palazzo tanto basta.

Ovviamente, in tale evenienza nessuno andrà a versare lacrime al cimitero delle TV rottamate inutilmente in forza di un Bonus TV che poteva essere una buona idea, se il sistema politico e TV aveva semplicemente quantomes inizialmente. Così, sulla base dei programmi governativi “ballerini”, una buona idea rischia di trasformarsi in un danno collettivo, sia per gli apparecchi funzionanti e ancora validi che hanno preso la strada della discarica, sia per gli oltre 300 milioni di euro che , alla luce di quanto starebbe per (non) avvenire, potrebbe anche essere risparmiati.

A questo punto, sempre in attesa di date certe e scolpite nella pietra che anche da queste page abbiamo invocato, è bene che il MiSE e le emittenti facciano chiarezza e confermino se a fine anno ci sarà davvero lo spegnimento dei canali MPEG2; oppure dicano con chiarezza e tempismo se si preferisce spostare la scadenza ancora una volta in avanti. L’ultima volta con la nuova roadmap in studio, anche i s s che sapevano che le date: ci siamo dovuti sorbire dichiarazioni “negazioniste” fino a 5 minuti prima dalla pubblicazione di un sistema di menebbe di volentieri quel teatrino. È giusto che lo sappiano gli italiani; ed è giusto che lo sappiano produttori e negozianti, che possono rispondere correttamente alla domanda che devono scaturire dallo spegnimento dell’MPEG2 solo se saranno stati messi in condizione di programmare la scadenza.

La scelta del 19 dicembre è da dilettanti. Oppure si sa già che non si farà

A proposito, se mai dovessero essere confermate le date circolate per l’evenal spegnimento dell’MPEG2, ci sentiamo di poter dire che non esiste una scelta più sbagliata e assurda del 19 di dicembre. il lunedì della settimana di Natale, quella peggiore dell’anno per conquistare l’attenzione di un addetto vendite: sarà difficile dar retta come serve a un poco utente preparato nel far fronte all’andata a nero del proprio TV e che magari non sa quale decoder da 19 euro acquistare. E anche questo aspetto – a cui RAI non può non aver pensato – è un altro elemento suggestivo del fatto che le date di fine dicembre possono essere semplicemente fittizie e si stia invece giocando la partita con il classico schema all’italiana: palla inaccio : catenaccio tribuna.

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