ecco perché e come richiederlo

le busto paga potrebbe aumentare grazie ai buoni pasto. Ancora nulla di certo, in quanto si tratta solo di una proposta nata per risolvere alcuni degli annisi problemi che possono essere presenti in questo strumento, ma passi in avanti potrebbero essere a breve, se non in questa nella prossima legislatura.

Nel dettaglio, è altroconsumo ad aver avviato una vera e propria petizione per far sche le modalità di erogazione dei buoni pasto possono essere riviste a breve. D’altronde, si tratta di uno strumento importante – che oggi interessa circa 3 milioni di lavoratoriper un valore complessivo di circa 3,2 miliardi – utilizzato non solo per la ristorazione, ma anche per pagare la spesa. Spesa per la quale nel frattempo sono in aumento i prezzi, con il governo Draghi – che in questi ultimi mesi dovrà occuparsi solo degli affari correnti – che starebbe completamenteutando la possibilità di tagliare l’Iva aarimente beni.

Tuttavia, i buoni pasto non piacciono ai commerciantimolti dei quali si stanno già rifiutando di accettarli viste le elevare commissioni d’incasso a cui devono far fronte, che in media vanno dal 10% già 20% del valore del buono. Come dire, su una spesa di 20 euro, il commerciante ne incassa dai 18 ai 16 euro, a seconda della percentuale applicata. Tant’è che recentemente c’è stato uno sciopero di molti esercizi commerciali, i quali si sono rifiutati di far pagare con i buoni pasto.

Se non verrà trovata al più presto una soluzione si rischia che lo strumento del buono pasto sia di per sé inutilein quanto per il lavoratore diverterebbe un’impresa individuare qualcuno disposto ad accettare un conto metodo di pagamento.

E da qui nasce la proposta: caricare il valore del buono pasto direttamente in busta paga, così da riconoscere una maggiore liquidità che potrà essere spesa a seconda delle necessità. Una soluzione intelligente, specialmente in un periodo come questo in cui ci si interroga su come fare per aumentare gli importi degli stipendi così da contrasta la perdita del potere d’acquisto dall’ rilascia.

Buoni pasto: quando spettano?

È bene specificare che non esiste un diritto al buono pasto. Spettano, infatti, solo quando previsti dalla contrattazione collettiva (Ccnl) oppure dal contratto di lavoro individuale.

Nel dettaglio, il decreto recante n. 122 del 7 giugno 2017, riconosce la possibilità di erogare i buoni pasto in favore di tutti i lavoratori subordinati, sia a tempo pieno che part-time, anche quando l’orario di lavoro non preveda una pausa pranzo. Il riconoscimento del buono pasto, dunque, è del tutto slegato dall’effettivo svolgimento del pasto.

Quel che è ovvio, è che il buono pasto, anche quando generalmente riconosciuto, non è corrisposto per le giornate non lavorative. il Ccnl, o comunque il contratto individuale, a stabilire il buono pasto spetta o meno nei giorni in cui si lavora in smart working.

Buoni pasto, fermata ai ticket: la richiesta di Altroconsumo

altroconsumoma anche diversi sindacati, da tempo residuo che l’attuale normativa sui buoni pasto possa essere rivista, speciale alla luce di quanto vi raccontavamo in precedenza, ossia che diversi esercenti si stanno opponendosi al sistema delle commissioni sui ticket restaurant e per questo si stanno rifiutando di accettarli come strumento di pagamento.

Nel dettaglio, tale proposta – che lo spazio sufficiente in questi ultimi mesi di legislatura – prevede l’assorbimento dei buoni pasto nella busta pagamantenendone però le agevolazioni fiscali.

La somma del buono pasto erogata in busta paga, quindi, sarebbe completo deducibile (da Ires e Irap) per le aziende, mentre per il lavoratore non soggetti a tassazione.

Il tutto sarebbe possibile modificare l’articolo 51, comma 2, lettera C, del Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr n. 917 del 1986)così da permettere che le indennità di mensa corrisposte direttamente in busta paga non sono tassabiliper un importo di 8 euro al giorno. Ancora meglio, sempre secondo altroconsumose nel contempo si decide di aumentare il limite dei buoni pasto giornalieri a 10 euro.

Una proposta che avrebbe vantaggi anche dal punto di vista amministrativo, in quanto potrebbe gestire in maniera più Snella e semplice il capitolo di bilancio dedicato alle spese per i pasti dei dipendenti. Senza trascurare l’aspetto del clima aziendale, in quanto aumenterà la soddisfazione dei lavoratori.

Quanto siamo vicini a un conto svolta?

Per il momento l’argomento non è inserito ancora nelle aule del Parlamento e probabilmente ciò non avverrà durante questa legislatura. Tuttavia, Altroconsumo invita a votare la sua petizione (clicca qui), cos che sempre più persone possono richiedere il pagamento dei buoni pasto in busta paga.

D’altro sarà un firmare petizione e più sarà forte la pressione nei confronti di coloro che saranno più scelte in tal senso.

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