F1 / Matrimoni difficili – Gianluca Calvaresi

Dopo zia settimane di attesa per una notizia che pareva scontata, nel week end del Gran Premio di Monza è arrivata la doccia fredda: Porsche ha comunicato di aver abbandonato il progetto di ingresso in Formula 1 nel 2026 in partnership con il team Red Bull. Il continuo rimando delle convocazioni al matrimonio tra la casa anglo austriaca ed il marchio di Stoccarda, sembrava dovuto esclusivamente al prolungarsi dell’approvazione delle specifiche di costruzione delle nuove power unit che debutteranno che débutteranno quanto stagione 2026 . esterno. Oggi sappiamo in maniera praticamente ufficiale che i problemi erano legati al controllo delle quote di maggioranza della Red Bull Technologies che di fatto è la società che progetta le vetture del team ufficiale di Formula 1 e che supporta anche il suo team satellite AlphaTauri. Porsche avrebbe voluto acquisire se non proprio la maggioranza, almeno il 50% del controllo del team Red Bull, ma questa richiesta è stata infine respinta dalla squadra.

Oltre a Red Bull Technologies la seconda società di recente costituzione nella galassia delle società di proprietà di Dieter Mateschitz è la treno elettrico toro rosso, nata dopo il ritiro della Honda dalla Formula 1. Quest’ultima è stata concepita per gestire le power unit giapponesi installate sulle Red Bull di Formula 1 sino al 2025 ed il cui design è stato congelato per regolamento nella versione omologata nel mese di settembre 2022. Chi credeva che Red Bull Powertrain fosse stata pensata come una società di facciata dietro alla quale operasse ancora la Honda ha strong qualche motivo in più per ricredersi oggi. Che la presenza di Honda a Milton Keynes sia ancora forte in questa stagione non è un mistero, ma il fatto che anche solo Red Bull Powertrain non sia stata ceduta in maggioranza a Porsche riflette il fatto che il team campione del mondo ha tutte intenzioni di difendere la indipendenza per non essere più “lasciata a piedi” dal motorista di turno che decide di ritirarsi dalla Formula 1. Del resto Red Bull ha fatto propria una massiccia campagna acquisti tra tecnici motoristi nel recente passato, uno su tutti Ben Hodgkinson il gettabile della meccanica delle power unit mercedes. Un tale program di assunzioni, che sta ancora continuando, deve evidentemente essere motivato da un progetto a medio-lungo termine nel quel probabilmente la Red Bull punta alla propria indipendenza motoristica o quantomeno ad essere un team con tutti gli asset necessari per correre in Formula 1, il che ne alza decisamente il valore sul mercato in caso di eventuale futura cessione. Da un certo punto di vista sarebbe stato facile cedere all’abbraccio probabilmente molto munifico di Porsche, con l’interesse di Red Bull per le corse appare decisamente autentico e rivolto a lungo termine. Del resto il loro campione di punta e attuale del mondo Max Verstappen è sotto contratto con loro fino al 2028.

Vale la pensa di riflettere sul fatto che il progetto tanto atteso dell’ingresso in Formula 1 di Audi e Porsche è pesantemente ridotto nel giro di poche settimane. Audi ha s comunicato nel week end di Spa il suo ingresso come nella massima formula nel 2026 ma senza specificare ancora con quale team. Come noto l’opinione comune è che tale ingresso deve avvenire con la Sauber, si pensa anche tramite una sua acquisizione, che abbandonerebbe così definitivamente la sponsorizzazione Alfa Romeo. Eppure anche l’annuncio di questa partnership tarda ad arrivare per motivi che poco leggibili dall’esterno e che, con il passare del tempo, ancora meno comprensibile la necessità urgente da parte della casa degli anelli ufficiali dichiarare l’unellifficial dichiarare 1, seppure solo nel 2026, con un programma che apparentemente resta incompleto.

Ancora una volta dunque la Formula 1 sembra essere vittima della sua infatuazione per i grandi costruttori di auto che già in passato le è costata dolorose quanto improvvise defezioni sulla griglia di partenza. Neppure un regolamento tecnico scritto sotto la forte influenza dei due marchi del gruppo Volkswagen è riuscito, almeno per ora, a garantire un loro ingresso in pompa magna nella categoria. L’atteggiamento un po’ snob che la Formula 1 ha avuto verso le intenzioni del team Andretti di entrare nel Circus appare oggi, alla luce delle difficoltà di Audi e Porsche, piuttosto discutibile. Si dirà che Andretti non è un motorista ma un potenziale ingresso del team che avrebbe avuto bisogno di una sua volta di un fornitore di motori, e che l’undicesimo team avrebbe forzatamente obbligato i dieci commensali a divideire in undiici economic la torta de alla partecipazione al global di Formula 1. Ma sono proprio i team indipendenti come Andretti, Sauber, Haas, Williams, McLaren, Red Bull e via dicendo che si lasciano la presenza a medio-lungo termine di sulla griglia. Che la loro partecipazione sia motivata in parte o totalmente da aspetti economici non ha una grande importanza per chi è interessato a vedere un numero adeguato di monoposto e di piloti in pista. Finché la Formula1 garantisce ai team indipendenti una adeguata redditività, la permanenza in griglia può considerarsi ragionevolmente scontata. Diverso è quando si ha a che fare con delle case costruttrici che non hanno certo bisogno della Formula 1 per stare in piedi e per le quali un mutamento dello scenario economico globale o dell’umore del consiglio di amministrazione, può portare a dellerate gelide e e ritirate dai circuiti o anche solo da piani di discesa in pista.

FP | Gianluca Calvaresic

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