Festival di Venezia 2022, la classifica: i migliori ei peggiori film che abbiamo visto | Cinema

I film migliori e quelli peggiori visti al Festival di Venezia 2022

Dopo 10 giorni di festival abbiamo messo insieme i film più amati e quelli più odiati della redazione veneziana (Gabriele Niola, Bianca Ferrari, Gabriele Lingiardi, Alessia Pelonzi, Beatrice Pagan) per creare una lista (pseudo) definitiva di cosa d ha messo d’accordo in un senso o nell’altro. Il meglio e il peggio senza vie di mezzo.

I MIGLIORI FILM VISTI A VENEZIA 2022

Gli spiriti dell'isola

Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh

Strappando continuamente risate grazie ai dialoghi tra i compaesani ei protagonisti e alla recitazione di un paranoico Colin Farrell (che già solo con la sua camminata e il suo sguardo perso provoca una certa ilarità), Gli spiriti dell’isola costruisce un sottile crescendo di eventi consequenziali e caotici in cui è proprio l’assurdità di futili motivi a costruire un quadro perfettamente a fuoco e cavetesco. Tra cesoie, pinte di birra scura e animali che sembrano provare pietà per gli esseri umani, lo spirito dell’isola (rappresentata da una vecchia Banshee, figura del folclore irlandese) sembra orchestrare in un silenzio divertito in moralequiquesta favolaiti.

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Atene

Atena di Romain Gavras

l’azione di L’incursione incontra il gusto di Matto Max per l’adrenalina e la scala epica del Signore degli anelli. Athena è un film immenso, che pretende il massimo da se stesso. Cioè di essere grande sin dalla sua partenza, con un piano sequenza da non credere, di pura magia cinematografica. Una vetta tecnica irraggiungibile. Da lì però il film raddoppia in un altro modo. Inizia a crescere sempre di più il racconto, con la posta in gioco già altissima, che si supera continuamente e, mentre lo fa, tutti i generi dell’azione.

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Campo Tar di Todd

catrame è un film potente e complesso proprio per la sua capacità di produrre discorsi acuti sulla contemporaneità più scottante: siamo intorno e al tempo stesso oltre il superficie #metoo, che è solo la. Todd Filed esplora infatti le capacità del potere in un senso più ampio, usando una dinamica coercitiva specifica (quella sessuale) per parlare di autorevolezza e autorità, due concetti che bussano alla porta nel cui un’accugisa sem mettendo a dura prova la moralita di chi guarda.

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La balena brendan fraser

La balena di Darren Aronofsky

Dai Darren Aronofsky aveva deciso di adattarsi al pezzo teatrale di Samuel D. Hunter solo dopo aver scoperto Brendan Fraser. Sotto un’imponente trucco, non sempre perfetto, gli occhi dolci dell’attore rendono Charlie un personaggio fragile mai vittima o vittimistico. Perfetto per come passa da un estremo all’altro senza essere mai istrionico. Il suo Charlie è infatti una persona colta, autoironica e sempre presente a se stessa, eppure disperatissima.

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Argentina 1985

Argentina 1985 di Santiago Mitre

La chiave per la brillante del film risiede nella sapiente scelta, da parte di Miter, di raccontare una storia ben nota, più volte tras posta sulloschermo (tornano alla mente Garage Olimpo e Ciao di Bechis, così vieni Il Segreto dei Suoi Occhi di Campanella) con toni del tutto freschi e nuovi. Peccato dalla scena principale, Argentina 1985 si scrolla di dosso la polverosa patina della pedisse ricostruzionequa filologica in favore di un’atmosfera più dear e briosa; una scelta eccelsa e sempre coerente, che costella l’opera di Mitre di un umorismo frizzante, eppur sempre mirabilmente calibrato.

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siccità

Siccità di Paolo Virzi

Questo film che fa riferimento ad un genere che non viene dalla nostra tradizione e che tuttavia è un lungometraggio che poteva essere scritto, diretto e interpretato solo e unicamente in Italia, racconta l’essere farsa della tragedia e gli sderia frontatiforzi inasrum dei molti, delle situazioni che paiono non cambiare mai e di noi, che balliamo sopra tutto, che non smettiamo di essere noi durante le tragedie, che ci minacciamo di morte, ci uccidiamo ma anche ci ofriamo dei panini datendo un fucile, che ci facciamo scherzi terribili, ci baciamo e ci riuniamo o non ci riuniamo abbracciando con un impeto vitale così desiderabile e sopito il grottesco che ci circonda, fingendo di non vederlo.

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I PEGGIORI FILM VISTI A VENEZIA 2022

Nick Kroll Non preoccuparti tesoro

Non preoccuparti tesoro di Olivia Wilde

Olivia Wilde sembra replicare tutto quello che è assodato nel linguaggio cinematografico americano, selezionando sempre le soluzioni più dirette e semplici (la nuova arrivata vestita di bianco quando tutte sono vestite di nero sangue, un vestito sim). Con questo armamentario semplice però Non preoccuparti tesoro non fa un lavoro complesso, anzi. Più il film avanza e svela la sua realtà, più sembra che la recitazione si faccia dozzinale e scarsamente curata e che la messa in scena regredisca fino ad un finale dalle soluzioni quantomeno discutibili.

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un paio

Un paio di Frederick Wiseman

Un paio quindi stanca prestissimo e anche il collage di testi creato da uomo saggio e bullefeu stessi non riescono mai a catturare. L’unica cosa che rivela questo film, paradossalmente, riguarda i documentari passati. Guardando Un paio è ovvio più che mai venire uomo saggio in fondo abbia sempre ripreso delle performance, cioè abbia guardato gli esseri umani al lavoro come artisti che mettono in scena qualcosa, con quel tipo di interesse, riuscendo a farceli apparire magnetici come star. Come del resto è evidente che il suo interesse è sempre stato sulla luce e come invada gli ambienti, una passione per la chiarezza ei colori che sa creare quasi da Norman Rockwell. Qui che tutto ciò riesce meno ed è più maldestro è impossibile non notarlo.

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morto per un dollaro

Morto per un dollaro di Walter Hill

È davvero difficile riuscire a far recitar male un attore del calibro di Cristoph Waltz, eppure Walter Hill riesce malauguratamente anche in questo. Il motivo principale è che la storia in sé non ha alcuno studio di personaggi ed è un continuo blaterìo in cui gli attori si ripetono a vicenda ciò che stiamo già vedendo (“L’hai ucciso!”, “è morto!”), con un effetto di ripetitività e di sconcertante.

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bardo

Bardo di Alejandro Iñarritu

Proprio questa rassegnazione, colorata con le pennellate della commedia, è ciò che distingue il protagonista, succube e inerme di fronte alle accuse di servilismo e ipocrisia che gli vengono fatte dai suoi compatrioti. Il fatto che l’onirismo in chiave impiantato da Iñárritu tutto lungo il film si appoggi su una base di tanto conflitto fragile (Silve non mette mai davvero in discussione, semplicemente va avanti rende a camminare) che purè ciò bardo un film incapace di realizzare la sua volontà. Vuole essere graffiante, ammaliante, emozionante, mentre invece non fa che ridurre la problematicità dell’identità messicana – l’essere una terra colonizzata, di migranti e di persone povere schiacciate dai potenti – a un personalismo spicciolo e pi che al problematizzato.

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il signore delle formiche

Il signore delle forme di Gianni Amelio

Non manca nessun punto dalla lista degli elementi del “cinema di papà” dei nostri anni, incluso il più avviato parallelo tra la vita del protagonista e la sua professione, cioè lo studio delle formiche. Metafore così meccaniche e prevedibili da rendere subito il film uguale a mille altri, impedendogli subito di avere un senso suo vero e personale, dolori raccontati in maniera così smaccate da depotenziare qualsiasi empatia, come centro la madre di Brasibcanti piazza per accasciarsi come sotto ad un immaginario riflettore dopo aver letto una scritta sul muro ingiuriosa nei confronti del figlio.

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