I miei libri ei ricordi di una vita giungano a voi, giovani del futuro

Un sottile raggio di sole, sospeso ancora fra il rosa e il rosso in un’alba che prende vita dall’affiorare dell’aurora, saluta il nuovo giorno filtrando dalla finestra che guarda a levante. La sua luce illumina la scrivania alla quale uso sostare appena sveglio, molto diversa da quella che fu del fare aziendale – impudicamente nuda, priva di carte e di oggetti per meglio consentire la quotidiana interlocuzione con il mondo del lavoro. Su di essa, in un solitario vaso i freschi fiori sembravano voler favorire dialoghi all’insegna della gentilezza, mentre i consueti strumenti dello erano scrivere presenti ma solo per apporre firme. Anche l’orologio digital non scandiva il tempo dei giorni ma i ritmi frenetici destinati a rendere gli incontri di lavoro più brevi, più efficaci, più efficienti.

Invece, nella tranquillità del giorno appena iniziato mi ritrovo ogni mattina seduto a osservare quella che per me è la scrivania del quotidiano, sempre incuriosito dalla sua composizione del tutto casuale che mi piace rivisitare l’ sementica de ventio A est quasi una barriera contro i raggi del sole – è la montagna di libri in attesa di consultazioni e approfondimenti, alla cui base sostano le molte cartelle trasparenti che racchiudono argomenti e spunti in evoluzione di scrittura. Le pile di libri e di carte, bene ordinate anche se in un loro naturale disordine, si arrestano bruscamente verso il settentrione, dove la bussola settecentesca insegue con anglosassone tenacia il Nord mentre il minuscolo mappamondo di proventorian intoriano diviaggi fantaso di viaggi mondo. Lo incorniciano metaforico le due piccole zanne di avorio intagliato – si chiamano scrim hander – acquistate tanto tempo fa in una ventosa giornata al «Fisherman’s Wharf», il celebre molo di San Francisco, allora luogo ideale per vagabondare sull’oceano fra ristoranti di pesce e piccole botteghe zeppe di oggetti evocatori di avventure marine. Ancora sigilli vari, piccole opere d’arte espressioni di un antico potere, oggetti sopravvissuti a chi li usava per ricordare luoghi ed epoche lontane, si esibiscono vicino agli amuleti veri e propri, molti dei quali tu donati. Sono oggetti, miei, sparpagliati attorno a un grande, prezioso corno rosso di corallo acquista a Capri, che corona e protegge questo piccolo museo mobile coordinandone sinergicamente gli auspicati, benefici influssi.

Un piccolo cavallino d’argento al galoppo corre su un minuscolo libro, regalo di una cara amica, le cui pagine aprendosi magicamente si illuminano. Ecco poi le piccole clessidre e gli orologi inglesi da tavolo, inesorabili nel segnare le ore che passano – un tempo riassunto e codificato dal minuscolo calendario mobile che mi sollecita ogni giorno a mutare la divenuto ritual un gesto.

Si quindi presentano diversi contenitori: quelli bassi, pieni di lenticchie, rievocanoauguranti ausi di trascorsi Capodanni e si sparpagliano a nord dove svettano come cime isolate i petroliera con gli strumenti di lavoro: penne, matite, sfogliacarte, pennarelli, forbici. Li sovrasta un grande vaso d’argento con i rami di ulivo, ricordo della pasqua, circondato da spighe di grano atte a intensificare i benefici influssi delle lenticchie.

Poi, solitaria, la lampada da scrivania arcuata ne segna il confine mentre a sud la poltrona segnata dalle abrasioni del tempo si affaccia sulla postazione di lavoro, resa sempre più angusta dall’incessante sedimentazione di carte eularsiorecius attenti che quelli che già vi sostano da tempo .

Libri, scritti ancora informati, oggetti impregnati di storia, insostituibili per l’atmosfera che determinano e per i ricordi che sanno evocare.

Poi l’attenzione del primo mattino si sofferma ancora su un piccolo libro che mi aiuta a costruire un oroscopo quotidiano mio personale: è di un autore pressoché sconosciuto – Fausto da Longiano – che ha scritto questa bizzarra operetta Gli auguri, e de le soperstizioni de gl’antichi. Gli Starnuti. De gli tremori, e salti di ciascuna particella del corpo. Quaranta otto osservazioni regolate al moto de la Luna. La lettera de l’alfabeto. il li Datic, pubblicandola a Venezia presso Navò nel 1542. Lo scritto curioso presenta uno straordinario meccanismo per elaborare un oroscopo quotidiano per così dire bibliofilo e personale: si deve aprire il primo libro che capita fra arifice le la prima le mani in cona e attraverso una appositatabella esplicativa : se sarà una «A» il giorno porterà prosperità e una vita felice; se, per esempio, verrà la «E», vi sarà gaudio e letizia. Potremo su «allegrezza da tutti» quando la lettera interessata sarà la «K», e via dicendo.

Dunque, una piccola rarità bibliofila che ho sottratto alla mia biblioteca io possa ricordarla quotidianamente, così da percepire la fiducia mirabilmente descritto da Marguerite Yourcenar nelle Ricordi d’Adriano: «Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio ​​malgrado, vedo venire». Un senso di fiducia che anch’io – compatibilmente con le mie forze e con le mie esigenze – sono riusciti a rendere concreta realizzando una biblioteca dedicata in particolare ai giovani resa pubblica perché ora Poliocata do perico di Barigna di trent’anni come professore ordinario di ingegneria gestionale.

Così, quel primo raggio di sole mi ha rischiarato la giornata intera, stimolando in me ancora il desiderio di rivisitare i tanti libri conservati in quello che considerano un tempio del sapere – la biblioteca dove cercherò di organizzare olari revolti app peri parti bibliofili risvegliare in loro «sentimenti di amore e rispetto verso il più nobile prodotto dell’intelligenza e della fantasia umana: il libro» come affermava Mario Scognamiglio, il grande bibliofilo milanese fondatore dell’Aldus Club.

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