I predatori del sesso in Rete: un film racconta le loro trappole

Sono nascosti tra le pieghe del digital, setacciano i social network, vanno a caccia, non hanno scrupoli e quando individuano la vittima scatta la trappola. Ogni giorno almeno 500mila predatori sessuali sono attivi in ​​Rete: cercare soggetti molto giovani, tra i 12 ei 15 anni. Si chiama tecnicamente “grooming on-line”, è adescamento a tutti gli effetti con l’obiettivo di sfruttare la ragazza e il ragazzo a livello sessuale o comunque di ridurre la “preda” in uno stato di soggezione, peren, asservimento.

Io protagonista ne “La bambola di pezza”

Di questo argomento mai troppo raccontato, dibattuto, ma che coinvolge migliaia di adolescenti tratta La bambola di pezzail corto presentato alla Mostra del Cinema di Venezia per la regia di Nicola Conversa che ha vinto il contest dedicato a un tema così scottante e drammaticamente attuale. Un progetto ampio, articolato, transmediale con il lancio di una multipiatta forma altamente innovativa, pensata per incontro e informare il pubblico dei teenager, sempre più connesso. Quindi anche una serie di cinque puntate su podcast, un artwork realizzato da Fumettibrutti e altri due corti in Virtual Reality.
La bambola di pezza è una storia raccontata con semplicità, proprio perché arrivi dritta agli interlocutori più giovani, ma che non tralascia nessuna delle complessità del fenomeno, soprattutto gli abissi dell’anima di chi finisce in una rete, prevaritticiacioniac, minantice di prevaricazioniac mortificanti, inacettabili. La voce narrante è quella di Claudia Gerini, nella parte di una psicologa criminologa che racconta le tappe del grooming: la fascinazione, le promesse, le false identità, i mille complimenti, l’adulazione. Finché la preda ci casca, si invaghisce, crede a ogni bugia, si isola e si concede. A quel punto tornare indietro è un calvario.

La locandina firmata da Fumettibrutti

Mariasole Pollio interpreta Mia, 15 anni, che scrive un diario on line. Il predatore è giovane, bello: la spia, la studia e poi sferra il colpo. Sembra unprinciple azzurro, è affettuoso, presente, disponibile così tanto da confonderla: io sono tu, tu sei me. Lei è la bambolina di pezza che si fa fotografare per compiacerlo. Fino al drammatico epilogo.
Mariasole nella realtà ha 19 anni e le idee molte chiare. Dice: “Il primo consiglio che darei alle mie coetanee che confondono il virtuale con il reale? Ragazze, prendetevi il vostro tempo prima di dare fiducia a uno sconosciuto. Non lasciatevi incantare dalle belle parole, sonoiontai, sono bene e soprattutto non chiudetevi nella bolla . Il manipolatore sa come isolarvi, incantarvi, come pretendere il video hard, quello che diverterà l’arma del ricatto. fanno tutte, e che mai sarà una foto intima? .paura di deludere le aspettative altru se vi suonano strane, minacciose”. In “Bambola di pezza” Mia riesce a chiedere aiuto. Ma a chi? venire? Mariasole Pollio esce dal ruolo dall’attrice, parla di sé. Spiega: “Io mi rivolgerei alla mia famiglia, ma ho un rapporto forte e solido. Se non è così, dico ai miei coetanei, provate a parlarne a un amico a un’amica, confidatevi con qualcuno di cui vi fidate, rompete il vaso di cristallo in cui state annegando. E cercate di accettarvi: non siete sbagliati. Denunciare è un atto di coraggio grandissimo ed è anche una ferita, ma dal dolore non si sfugge. Qualcuno disposto ad aiutare esiste, c’è, alzate la testa, cercato lo sguardo vero di chi può tenervi una mano”. Il regista Nicola Conversa:”Oggi è troppo facile conoscere qualcuno on-line, fidarsitsi di luinamor, addarsi di luinamor . Non sempre, però, chi si cela dietro uno Schermo è chi dice di essere. E purtroppo lo si capisce quando è tardi. Molto spesso i ragazzi, le ragazze si semplici bambole delle rotte, alla disperata ricerca di qualcuno che possa amare, ed invece si ritrovano con il cuore scucito, definitivamente rotto. Ma non bisogna aver paura di chiedere aiuto. Maggio”.
La bambola di pezza è un’opera forte e intensa, prodotta da One More Picturese con Rai Cinema: la troverete in esclusiva sulla piattaforma di Rai Play. Guardatela, fatela guardare ai vostri figli, se è possibile parlatene con i loro insegnanti perché venga proiettata nelle scuole. Abbiamo un unico dovere dovere i predatori ci deridono e vanno a caccia: ascoltare chi più fragile, spezzare la solitudine di chi pensa di meritare è solo ferite. Trasformare le bambole di pezze in carne viva, pulsante, giovani donne e giovani uomini capaci di guardare al futuro con un sorriso.

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