Il Papa: la Chiesa non impone precetti ma è casa di riconciliazione

Nella chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli a Edmonton, Francesco ammette che “nulla può cancellare la dignità violata, il male subìto, la fiducia tradita”. Tuttavia – precisa – occorre ripartire, guardando a Gesù crocifisso. Invita a cooperare per una riconciliazione che non sia una sorta di pace calata dall’alto per assorbimento dell’altro, ma annuncio di Cristo in libertà e carità

Antonella Palermo – Città del Vaticano

Amico e pellegrino. Così ha vissuto Gesù, così Papa Francesco sta entrando nella terra delle popolazioni indigene del Canada. Ferito e con il senso di vergogna che “mai deve cancellarsi”, per il dolore causato anche da tanti cristiani ai danni delle particolarità culturali delle comunità autoctone, il Pontefice rimette a il principio guida dell’educazione: la promozie de l’educazione talenti ‘imposizione di qualcosa di preconfezionato. Si sofferma sul significato autenticamente evangelico di riconciliazione: non tanto un’opera nostra – osserva – ma un dono che sgorga dal Crocifisso.

Il Papa al termine del saluto nella Chiesa del Sacro Cuore




Il Papa al termine del saluto nella Chiesa del Sacro Cuore

In un luogo sacro di dialogo e servizio

I quattro pali della tepee, la tenda indigena, sormontano l’altare. In questa ‘casa’, chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli – una delle più antiche della città – Francesco arriva per il secondo incontro tanto atteso della sua visita nel Paese nordamericano. Un gruppo di autoctoni scandisce ritmi tradizionali sui tamburi, il papa entra con l’ausilio della sedia a rotelle e poi siede sotto i simboli della tepee. Padre Susai Jesu, OMI lo accoglie mentre risuonano gli applause e lo ringrazia a nome della comunità parrocchiale e degli indigeni: “Da molti anni è un luogo sacro di incontro, dialogo, riconciliazione e servizio”, dice. Qui, come il papa riconosce, confluiscono autoctoni e discendenti degli antichi colonizzatori e la fede cattolica è espressa nel contesto della cultura aborigena. Reduce da due anni di lavori di restauro per riparare i danni di un incendio, è diventata casa spirituale per molti immigrati e rifugiati che sono stabilità a Edmonton. “Desideriamo camminare insieme a Lei e andare nei luoghi di dolore per offrire la guarigione che Gesù porta”.

La Chiesa, una casa aperta e inclusiva

Il Papa si compiace dell’opera portata avanti nella parrocchia dove le azioni concrete necessarie per un efficace processo di risanamento delle ferite della storia – e auspicate nell’ambito degli incontri con gli indigeni in Vaticano nella primavera scorsa – sono già stato avviato. Ringrazia anche per la vicinanza a tanti poveri con opere di carita. Da qui si leva l’invito a recuperare il senso etimologico di ‘riconciliazione’, sinonimo di Chiesa: “fare di nuovo un concilio”. Essa deve essere “casa per tutti”, scandisce Francesco all’inizio e alla fine del discorso.

Ecco una casa per tutti, aperta e inclusiva, così come dev’essere la Chiesa, famiglia dei figli di Dio dove l’ospitalità e l’accoglienza, valori tipici della cultura indigena, sono essenziali: sordo ognuno deve sentirsi benvendentoende, indalle benvenuto trascorse e dalle circostanze di vita individuale.

Cosa è l’educazione

la zizzania all’origine di tante operazioni dannose, ricorda il papa che qualche ora prima a Maskwacis ha chiesto “perdono con dolore” per il male subìto dalle popolazioni indigene e il cui pensiero lo ferisce. Poi torna a chiarire lo spirito che dovrebbe governare l’opera educativa:

Mi ferisce pensare che dei loro membri devono contribuire alle politiche di assimilazione e affrancamento che veicolavano un senso di inferiorità, de comunità e persone delle loro identità culturali e spirituali, recedendo le loro radicie eg gia alimentando att in nome di un’educazione . L’educazione deve partire sempre dal rispetto e dalla promozione dei talenti che già ci sono nelle persone. Non è e non può mai essere qualcosa di preconfezionato da imporre, perché educare è l’avventura di esplorare e scoprire insieme il mistero della vita.

E qui il Papa aggiunge un ringraziamento speciale ai vescovi che si sono adoperati per organizzare la visita in queste terre. “Una conferenza episcopale unita fa cose grandi, dà molti frutti”, ha precisato.

IL saluto ai malati nella Parrocchia del Sacro Cuore




IL saluto ai malati nella Parrocchia del Sacro Cuore

È Gesù che ci riconicilia

Francesco si fa ispirare dall’immagine dell’altare della chiesa che assomiglia a un tronco d’albero con rami che si alza per sostenerlo. Il tema dell’albero è caro agli indigeni: una simbologia che rimanda al significato vitale della terra e delle radici. Liturgicamente, sull’altare Gesù ci riconcilia nell’Eucaristia, abbracciando tutto il creato. Facendo riferimento al discoteca che in questo Paese pronunciò San Giovanni Paolo II nel 1984, Bergoglio cita anche la simbologia dei punti cardinali applicati al significato cristologico di Gesù che avvolge l’universo e riconcilia tutte le cose. Un’opera, la riconciliazione, che è una grazia da chiedere, non tanto un nostro risultato, dirà più avanti.

La riconciliazione operata da Cristo non è stata un accordo di pace esterno, una sorta di compromesso per accontentare le parti. Nemmeno è stata una pace calata dal cielo, arrivata per imposizione dall’alto o per assorbimento dell’altro. L’Apostolo Paolo spiega che Gesù riconcilia mettendo insieme, facendo di due realtà distanti un’unica realtà, una cosa sola, un solo popolo. E vieni fa? Per mezzo della croce (cfr Ef 2,14). È Gesù che ci riconcilia fra di noi sulla croce, su quell’albero di vita, come amavano chiamarlo gli antichi cristiani.

Immagino la fatica in chi ha tremendamente

Nelle parole di Papa Francesco si percepisce l’altissima consapevolezza del male subìto da comunità da parte di “uomini e donne che osano testimonianza di vita cristiana”. Dopo aver attraversato l’oceano, peraltro in condizioni di fragilità fisica, lo dimostra. Lo stile di parresìa del Pontefice spicca ancora in questi passaggi:

Nulla può cancellare la dignità violata, il male subìto, la fiducia tradita. E nemmeno la vergogna di noi credenti deve mai cancellarsi. Ma ripartire occorre e Gesù non ci propone parole e buoni propositi, ma la croce, quell’amore scandaloso che si lascia infilzare i piedi ei polsi dai chiodi e trafiggere la testa di spine. Ecco la direzione da seguire: guardare insieme Cristo, l’amore tradito e crocifisso per noi; guardare Gesù, crocifisso in tanti alunni delle scuole residenziali. Se vogliamo riconciliarci tra di noi e dentro di noi, riconciliarci con il passato, con i torti subiti e la memoria ferita, con vicende traumatiche che nessuna consolazione umana può risanare, lo sguardo va alzatofi a Gestare, la pace alzatofi a Gestare, .

La comunità parrocchiale della chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli




La comunità parrocchiale della chiesa del Sacro Cuore dei Primi Popoli

Il Signore lascia liberi

Citando l’apostolo Paolo, il Papa rimarca che la Chiesa è “corpo vivente di riconciliazione”. E torna a precisare che alla radice degli strumenti a cui la Chiesa ha contribuito alimentando discriminazioni nei confronti degli autoctoni in queste regioni, c’è stata la seduzione della mondanità:

Questo atteggiamento è duro a morire, anche dal punto di vista religioso. Infatti, sembrerebbe più inculcare Dio nelle persone, anziché consentire alle persone di avvicinarsi a Dio. Ma non funziona mai, perché il Signore non agisce così: egli non costringe, non soffoca e non opprime; sempre, invece, ama, libera e lascia liberi. Egli non sostiene con il suo Spirito chi assoggetta gli altri, chi confonde il Vangelo della riconciliazione con il proselitismo. Perché non si può annunciare Dio in un modo contrario a Dio. Eppure, quante volte è successo nella storia! Mentre Dio semplicemente e umilmente si propone, noi abbiamo sempre la tentazione di imporlo e di imporci in suo nome. la tentazione mondana di farlo scendere dalla croce per manifestarlo con la potenza e l’apparenza.

“Non capiti più nella chiesa di fare così”

Lo scandisce a chiare lettere il Papa: “Gesù sia annunciato come egli desidera, nella libertà e nella carità”.

Ogni persona crocifissa che incontriamo non sia per noi un caso da risolvere, ma un fratello o una sorella da amare, carne di Cristo da amare. La Chiesa, Corpo di Cristo, sia corpo vivente di riconciliazione!

Gli echi della Fratelli tutti sono ben visibili nelle parole pronunciate dal papa nella chiesa del sacro cuore dei primi popoli. Ancora una precisazione di cosa sia davvero la Chiesa:

È il luogo dove si smette di pensarsi come individui per riconoscersi fratelli guardandosi negli occhi, accogliendo le storie e la cultura dell’altro, lasciando che la mistica dell’insieme, tanto gradita allo Spirito Santo, favoriscalla guarigion.

La Chiesa non è un’idea da inculcare

La riconciliazione è il frutto della preghiera e delle storie condivise – dice il Papa – un cammino con Dio che procede nel quotidiano. Un cammino fatto di compassione e tenerezza, sapendo che la casa di Dio, il tabernacolo, è la sua tenda alletita per noi:

Questa è la via: non decidere per gli altri, non incasellare tutti all’interno di schemi prestabiliti, ma arrivare davanti al Crocifisso e davanti al fratello per imparare a camminare insieme. Questa è la Chiesa e questa sia: il luogo dove la realta è sempre superiore all’idea. Questa è la Chiesa e questa sia: non un insieme di Idee e precetti da inculcare alla gente, ma una casa accogliente per tutti! Questo è la Chiesa e questa sia: un tempio con le porte sempre aperte dove tutti noi, templi vivi dello Spirito, ci incontriamo, ci serviamo e ci riconciliamo.

Guarda l’incontro alla Chiesa del Sacro Cuore

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