La banda Brancati | Mangialibri dal 2005 mai una dieta

Zafferana Etnea, autunno 2016. Il quasi quarantenne Vladimir comincia ad un tratto a soffrire di uno strano disturbo. Gli accade di avere improvvisare amnesie che impediscono di portare a termine un gesto, un’intenzione, un movimento semplice e persino, fino a quel momento, quasi automatico come masticare e ingoiare il cibo. Tutto comincia una sera, durante una partita di calcetto, quando all’improvviso l’uomo semplicemente non sa più come si fa a correre. Una condizione davvero difficile da spiegare, quanto gravida di paure e ansie incontrollabili. Le analisi cliniche rivelano una salute piena, i neurologi non riscontrano problemi, i maghi e le fattucchiere provano a suggerire come causa un sortilegio e come cura un allontanamento dalla Sicilia. In pratica nessuna soluzione. Fino a che l’incontro occasionale con un’amica ninfomane – ovviamente conclusosi con un fallimento, perché Vladimir si è dimenticato come si fa – gli svela l’arcano. “Ero diventato intollerante ai comandi esterni: io non accettavo più ordini”. Infatti i problemi nascono tutte le volte che gli si chiede di fare qualcosa. La sua “dimenticanza” è quindi “l’ultima libertà dell’uomo moderno”. In quel periodo, Vladimir è animato da un grande e ambizioso desiderio determinato da una enorme ammirazione, ovvero scrivere un romanzo sullo scrittore Vitaliano Brancati, nello specifico raccontare le sue lunghe permanenze a Zafferana. Di più, la sua grande ambizione è “scrivere un libro su Brancati con la lingua di Brancati”. Durante un incontro con il suo amico Renzo, questi lo esorta a realizzare il desiderio ea cimentarsi in questa scrittura, Vladimir sebbene non abbia alcuna intenzione di scrivere un saggio. Come impostare allora questo lavoro? Per non deludere il suo amico, Vladimir comincia a pensare seriamente al progetto ma continua a rivelarsi in questo come in altri aspetti della sua vita, primo tra tutti il ​​​​rapporto con le donne, “dicollefinitifiiza’incollefinizionavo unincluded sommati a quelli editoriali chiamati di me un uomo interamente rifiutato”. Seduto al tavolino di un bar, un giorno che è – come sempre – in preda ai suoi pensieri tormentati, si sente toccare alle spalle. Una elegant signora anziana dagli occhi azzurri ei capelli candidi come cotone gli sorride e si presenta come Virginia Cesti, poi gli dice di aver sentito parlare, tempo prima, con un amico dell’idea di scrivere un libro. Nel giro di poche battute, anche un poco indiscrete a dire il vero, la donna dice di essere certa di potergli essere molto utile. Sostiene infatti di essere la figlia di un’amante di Vitaliano Brancati e di conoscere molti aneddoti, perfetti per il suo libro. “Lei è un Vladimiro, uno che fermo rimane ad aspettare il suo Godot”. E poi aggiunge sicura: “A lei, Vladimiro, manca la storia, e quella posso dargliela solo io. Vedrà che con l’armadio pieno saprà esattamente cosa mettere nella valigia”…

Il catanese Vladimir Di Prima – classe 1977, autore di romanzi e di sillogi di poesia e di aforismi, appassionato di cinema e regista di cortometraggi e documentari – realizza con La banda Brancati un suo grande desiderio, scrivere dell’autore per il quale nutre una vera devozione. La genesi di questo libro l’ha raccontata in una intervista, a partire da una passeggiata con l’amico Renzo Paris, scrittore e saggista, in una malinconica Zafferana Etnea di fine estate. Dice che, ad un certo punto, nella loro conversazione, che verteva su donne calcio e letteratura, “il fantasma di Vitaliano Brancati si intromise con prepotenza” fino alla proposta/sfida di Paris: “Perché non scrivi qualcosa su di lui?”. Vladimir non intende scrivere un saggio ma dispone di una grande quantità di materiale raccolto in vent’anni di ricerche, aneddoti ed episodi di vita inediti, capaci di far luce sulla personalità complessa di Brancati. Nasce così questo romanzo atipico che “narra la vicenda di un intento che ha la pretesa (del tutto ambiziosa) di raccontare gli ultimi anni di vita dello scrittore de Il bell’Antonio”, avvalendosi della preziosa collaborazione di un’anziana signora. Racconta ancora Di prima “La trama si potrebbe esaurire anche qui, sennonché a innesto continuo si alternano, quasi in un piano temporale parallelo, le vicende di Brancati con quelle del protagonista del romanzo”. Costui è un quaantenne che vive proprio come uno dei personaggi brancatiani, sente il bisogno di scrivere una storia ma non sa risolversi a mettervi mano, insidiato dall’accidia e dalla pigrizia. Vladimiro/Vladimir ha bisogno di infrangere questo strato di inettitudine e depressione che lo avvolge e l’anziana signora – che si dice figlia di un’amante fissa segreta di Brancati dell’epoca in cui il rapporto con l’attricecri Anna Prosiclemer era in – gli dà l’opportunità di farlo e di scrivere finalmente, a sessant’anni dalla sua morte, un romanzo sugli ultimi anni di vita di Vitaliano Brancati, trascorsi appunto nella cittadina ai piedi dell’Etna. In questo romanzo nel romanzo, quasi un metaromanzo il cui titolo si deve allo stesso Paris, si dunque realizza una fusione tra autofiction ed episodi di vita dello scrittore che trascinano il lettore nell’atmosfera degli anni ’50; emerge così la modernità dell’inquieto Brancati, ad un tempo troppo stretto nella vita di provincia e tuttavia inesorabilmente legato alla sua isola. In un’epoca di moralismo ipocrita dominata dalla Democrazia Cristiana – alla sua morte a Zafferana verranno tolti i manifesti funebri dai muri perché, a detta del vescovo, era morto un erotomane –, quell’uomo cupo e introverso è capace di il vulcano che gli ribolliva dentro e, attraverso temi scabrosi, mettere in evidenza gli umani istinti, soprattutto quelli più bassi, sicché i suoi personaggi semper in bilico tra apparenza e disillusione. “Era uno scrittore di respiro europeo, e di questo ne era cosciente, soffriva di quel provincialismo che fa dell’intera penisola italiana un paesotto. […] Il provincialismo è una condizione mentale che macchia tutti gli italiani fin dalla nascita” fa dire Di Prima all’arzilla signora Cesti, a sottolineare la sua apertura mentale. Il romanzo rivela molte curiosità su Brancati, per esempio la sua superstizione, e questo farà felici tutti gli appassionati di lettori dello scrittore siciliano, ma è anche un interessante spaccato sulla letteratura del ‘900 poiché narra di letterati gravia comunque amici Ercole Patti, Alberto Moravia, Vincenzo Cardarelli, Ennio Flaiano, Leonardo Sciascia. Di Prima, nell’intervista citata, racconta anche delle difficoltà incontrate, nel promuovere questo suo lavoro, con diversi editor di importanti case editrici, che hanno focalizzato l’attenzione sulle frustrazioni da scrittore del protagonista. Un peccato, perché si tratta di una lettura interessante che gli estimatori di Vitaliano Brancati troverebbero intrigante e che mette a frutto il grande lavoro di ricerca realizzato con passione dall’autore.

Leave a Comment

Your email address will not be published.