La carica dei 70mila scrittori esordienti in cerca di… editore

“Aspirante scrivere: cambiate aspirazione, l’acqua è poca e la carta…”. Così lo scrittore Erri De Luca con amara ironia la difficoltà per gli scrittori esordienti di trovare una casa editrice disposta a scrivere il proprio manoscritto. Non a caso si dice spesso che ci siano più scrivere che lettori, forse, a guardar bene gli ultimi dati dell’Istat, non proprio così. In effetti, nonostante la pandemia da Coronavirus, nel nostro Paese c’è stata una intensa produzione libraria mentre il numero dei lettori è rimasto stabile.

Come si legge nell’ultimo rapporto dell’Istituto di Statistica, in sintesi, le pubblicasia sono state in media 237 libri al giorno, quasi 1,3 libri ogni mille abitanti mentre i lettori dai 6 anni in su, nel 2020, sono rimasti stabili a poco più di 37 milioni. Se le persone che leggono sono in calo la concorrenza tra gli scrittori, o aspiranti tali, invece, è davvero agguerrita. Le ultimate parlano di quasi 70mila scrittori solo in Italia, ai quali vanno aggiunti gli aspiranti tali. Un numero in forte crescita ma che purtroppo non trova sbocchi adeguati. Eh già perché la vita degli scrittori, soprattutto gli esordienti, non si prospetta affatto facile. La strada che in Italia lo scrittore medio ha di fronte intende proporre il proprio libro a una casa editrice è impervia e dolorosa. Le difficoltà sono molte, tra cui individuare editori di provata serietà e raggiungere un buon livello di scrittura per poter esercitare il proprio manoscritto in modo efficace ed efficiente.

Ma quante di loro leggeranno un nuovo manoscritto? In una casa editrice arrivano in generale in media ogni anno circa 4mila testi: 10 ogni giorno, 3mila pagine da leggere. Ciò significa che le più importanti case editoriali non leggeranno manoscritti per i prossimi due anni, oppure, se va bene, risponderanno dopo anni. “La ricerca di un editore è tutt’altro che semplice”, ammette Gabriele Feron giovane imprenditore con la passione per la scrittura e uno dei pochissimi autoriche, dopo anni di sacrificio, è riuscito a coronare il suo sogno. “Inizialmente mi sono sentito euforico all’idea di riuscire a osare visibilità al mio manoscritto e ho inviato il file a più editori possibili.

Dopo pochi giorni dall’ del romanzo ho ricevuto un paio di risposte: due case editrici, recensite nel web come a degli scrittori emergenti, mi proponevano di con loro offrendomi subito la bozza di un contratto da firmare e portare personalmente alla loro . La cosa non mi ha convinto, per l’immediatezza della risposta, perché, vista mole di scritti ricevuti, mi sembrava molto strano che ebbe soprattutto il tempo di leggere più di duecento pagine, così rapidamente. Mi sono informato e ho scovato recensioni pessime; è stato spiegato che questo metodo di selezione serve per avere moltissimi autori sotto contratto così da ricevere più introiti grazie alla parcella d’ingresso e tutte le possibilità di vendita futura del libro.

Dopo mesi – racconta Feron – è molti arrivata, alla mia abitazione, una lettera da un’altra casa editrice, anch’essa molto pubblicizzata; si complimentava con me per il lavoro inviatogli e mi proponeva un contratto. Nella parte finale dello stesso era indicata la cifra da sborsare, molto ma molto importante, per poter entrare tra i loro autori. Ho rifiutato anche questa volta. Dopo un anno mi sono sentito dispiaciuto del fatto che nessuna nuova proposta mi fosse arrivata. Ho chiamato un editore vicino alla mia città per sapere se fosse interessato ma ha risposto che, complice l’emergenza Covid, aveva cost tanti testi da valuta che per viscere una risposta doveva aspettare almeno un altro anno. Ho continuato a leggere ea scrivere – prosegue Feron – e partecipare a qualche concorso letterario.

Un giorno, dopo ormai aver perso le speranze di pubblicazione, ho pensato di inviare nuovamente il romanzo, senza nessuna buona. Con mia grande sorpresa dopo qualche mese vengo contattato telefonicamente da Gian Luca, titolare della casa editrice Il Molo che mi chiede informazioni più dettagliate sul mio libro Extralunare, la storia di due grandi amatoriali, Jacopo e ‘Davidnoeride’, inventori un digegnoeride che cambierà la navigazione spaziale e le sorti dell’umanità. Successivamente ci sentiamo nuovamente e ci vediamo di persona. Percepisco una buona sintonia di intenti sulla strada da intraprendere con il romanzo. Mi viene proposto un contratto che valuto trovandolo concreto e giusto. Faccio un’ultima verifica sul web cercando recensioni sulla casa editrice (dopo le varie esperienze non si sa mai) e mi decido a firmare il contratto”.

“Negli ultimi anni il mondo editoriale ha subito gli effetti della crisi del 2007/2008, facendo sì che la piccola editoria, non trovasse più spazio nelle librerie a causa dell’ampliamento degli spazi vendita dei grossi gruppi editoriali (Mondtrinadori, fra i primi due ) – spiega l’Editore Muglia – Il piccolo editore come me che ha la ‘mission’ di dar voce agli scrittori esordienti ed emergenti, si è trovato senza fonti economiche provenienti dalla vendita nelle librerie, letterenza a più premier (tutti presi d’assalto dai grandi editori), senza avere la possibilità di una recensione sui mezzi di comunicazione più importanti, ma solo su quotidiani o radio e tv locali”.

Una incertezza del futuro a cui negli ultimi anni si sono aggiunti anche gli effetti della pandemia.

“Abbiamo dovuto cambiare la politica del nostro lavoro – proseguire Muglia – facendo sì che l’autore diventasse il primo perno su cui agire per la promozione, partendo dal suo territorio e man mano ampliando, con un lavoro costante di presentazione degli eventi , interviste a tv locali o radio locali, la conoscenza da parte del pubblico verso l’autore; percorso molto più lento e temporaneamente lungo per poter arrivare a qualche di rilievo.

Personalmente cerco di essere un ‘consulente’ più indirizza che un editore, consigliandolo endolo nelle varie strategie da usare per far sì che un editore più grande si accorga di lui e lo possa inserire nella propria scuderia. Quello che dispiace, infatti, è che se il libro dell’esordiente fosse un capolavoro, purtroppo lo leggeranno in pochi perché noi piccoli editori abbiamo una distribuzione limitata”. “Qualsiasi siano i problemi, però, non bisogna mai arrendersi”, conclude l’autore di Extralunare. “Si deve sempre avere la speranza che ‘Alla ricerca dell’editore perduto’, sarà un titolo che non verrà mai pubblicato”.

Ciao Piermario, Latina piange la perdita del suo storico libraio, fondatore dei Folkroad e uomo di cultura

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