La guerra dei chip continua. Biden li porta in Usa e irrita la Cina

La sfida tra Cina e Stato Uniti per Taiwan passa necessariamente per i patata fritta, vero e proprio tesoro dell’isola del Pacifico. Ma se Taipei è il fronte più caldo di questa sfida per i semiconduttori che divide Washington e Pechino, la questione esula dal “semplice” controllo dell’isola, ampliandosi anche al territorio americano.

La conferma dell’importanza di questo scontro e del valore dato ai semiconduttori nella logica imperiale di Repubblica popolare cinese e Stati Uniti è il disegno di legge bipartisan Chips e Science Act 2022: una misura dal valore di 52 miliardi di dollari che ha lo scopo di rafforzare la ricerca e lo sviluppo di semiconduttori nel territorio Usa. Il presidente Joe Biden ha spiegato l’importanza di questa proposta spiegando che i chips sono “alla base dell’economia moderna” e ricordando come “un tempo gli Stati Uniti avevano il 40% della produzione globale, ma poi con il declino della nostra manifattura le produzioni si sono spostate oltreoceano”.

L’obiettivo dell’amministrazione democratica è duplice. Da un lato c’è più momentaneo e quello contingente di spostare la produzione in casa chiare motivazioni di natura elettorale: in piena attività sul territorio nazionale, in piena produzione campagna elettorale per elezioni di medio termine e con un Biden in crisi di fronte all’onda repubblicana, è un segnale di volontà di recuperare terreno nell’opinione pubblica. Non caso, il giorno dell’approvazione della legge la compagnia americana Micron ha annunciato un investimento da 40 miliardi di dollari che si concretizzeranno, a detta del colosso Usa, in 40mila nuovi posti di lavoro. Linfa vitale per una presidenza apparsa molto fragile e destinata a subito un pesante contraccolpo.

Ma al net della, pur fondamentale, question elettorale, c’è il tema più importante che è quello dello scontro con la Cina. La conferma di questa importanza internazionale del Patatine e Science Act firmato da Biden arriva da due reazioni di natura diplomatica. La prima, interna, è rappresentato dalla nota pubblicata dal segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Il capo della diplomazia statunitense ha definito il provvedimento bipartisan come “un passo in avanti fondamentale per preparare la nostra economia a quelle che saranno le sfide del 21mo secolo”. Mentre dal fronte opposto, quello cinese, sono arrivate dure parole di condanna. vieni a riportare agiil portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbinha attaccato il dispositivo americano denunciando “alle imprese ai normali investimenti e attività economiche e commerciali di rilevanti in Cina” e ribadendo che queste misure definitive all’interno del Patatine e Science Act “hanno un forte colore geopolitico e sono un altro esempio della coercizione economica degli Stati Uniti”.

La questione negli ultimi giorni è diventata importante anche per il rafforzamento della cosiddetta alleanza dei “chip 4”, una piattaforma di cooperazione sui semiconduttori tra Stati Uniti, Giappone e Taiwan a cui sembra possa unirsi anche la Corea del Sud. Secondo la stampa sudcoreana, il presidente ha detto che tutti i ministri coinvolti stannoutando la questione “attraverso la lente dell’interesse nazionale”, anche se il ministro dell’Industria, Lee Chang-yang, ha attualmente smentito la partecipazione” di Seul perché non intende aderire a un gruppo esclusivo che ostracizzi certi Paesi, come la Cina”. Per la Corea del Sud si tratta di bilanciare due interessi contrapposti: quello del suo maggiore alleato militare e quello del suo maggiore partner economico. Il governo asiatico non vuole essere inserito in un sistema in cui la sfida a Pechino rischia di compromettere la propria economia . Ma è chiaro che ora la partita dei semiconduttori diventi sempre più centrali nelle logiche indo-pacifiche. e Taiwanvero e proprio “Eldorado” dei chip, è stato un avvertimento molto chiaro. vieni a riportare Linkiesta, Taiwan oggi “produce il 20% dei semiconduttori mondiali e oltre il 90% dei chip più tecnologici”: chip che vengono utilizzati anche nei più importanti sistemi elettronici delle forze armate degli Stati Uniti, ma anche dai pill’industria importanti colossi. Avere la capacità di produrre autonomamente questa tecnologia ed evitare che la Cina ne controlli la produzione e il commercio è un obiettivo imprescindibile. E Washington ne è perfettamente consapevole.

Leave a Comment

Your email address will not be published.