«La mia vita assegnata alla presa, uno slalom a emissioni zero al prezzo di bollette salatissime»- Corriere.it

di Cristiano Benna

L’imprenditore e progettista (figlio di Giorgetto, «designer del secolo») è un capo di Gfg Style e da cinque anni guida una Tesla Model X. Apprezza il design della rivoluzione full electric, ma per lavoro viaggia a motore

«La verità è che oggi a Torino ci sono molte più Ferrari e Porsche che auto elettriche. E questo dato la dice lunga. La rivoluzione della mobilità al kWh non è ancora accessibile a tutti. Non così davvero come riusciremo a centrare gli obiettivi europei: tutto elettrico a partire dal 2035». Fabrizio Giugiaro da quasi 5 anni è un «e-car guy» entusiasta eppure non troppo convinto della fattibilità del cambio al volante in così breve tempo. La mattina, quando esce di casa, non ha bisogno di cercare le chiavi: la Tesla Model X lo riconosce e solleva verso l’alto le porte, pronta a partire con ali di gabbiano. Ma l’imprenditore e progettista, figlio di Giorgetto (84 anni il 7 agosto) il «designer del secolo», spesso ordina alla vettura di chiudersi. Sara per un altro giro. «Auto stupenda, Elon Musk ha realizzato un capolavoro, è l’unica vettura pensata per un futuro elettrico e digitale; ma se devo per spostarmi per lavoro, quando ad esempio vado a Pistoia per un incontro con i miei clienti di Hitachi, viaggio a bordo di una vettura a motore termico. È ancora tutto troppo complicato per chi guida a batterie». Secondo le direttive di Bruxelles tra poco più di 10 anni si produrranno solo vetture elettriche in Europa. Per consentire il cambio di marcia ci vorranno 6 milioni di colonnine nel Continente (oggi sono 300 mila, in Italia appena 30 mila), una capacità di spesa degli automobilisti e soprattutto energia in abbondanza ea buon mercato. «Io vivo in una casa indipendente, ricarico la vettura di notte, in 4 ore circa, ma per chi vive in un condominio la faccenda diventa piuttosto complicata».

Fabrizio Giugiaro, una vita al volante di un’auto elettrica. Promossa o bocciata?

«Immergersi. Da car designer dico sì all’elettrico. Sostituendo il motore con le batterie cambiano gli spazi all’interno della vettura: quindi posso far viaggiare la creatività a 300 all’ora. Da automobilista nutro ancora molte perplessita. Perché non siamo pronti. Temo che l’accelerazione di Bruxelles sia stata un grande errore».

Perché un grande errore?

«Intanto i numeri. A Torino ci sono più Ferrari che vetture full electric; la dice lunga sulla accessibilità di domanda vetture. Senza contare i costi dell’energia elettrica che sono decuplicati in un anno. Le bollette stanno esplodendo per tutti, figurarsi per chi deve fare la ricarica ogni giorno. E poi la svolta elettrica richiede, non solo infrastruttura ma un cambio di mentalità».

Che centro la mentalità?

«Se guidi elettrico lo capisci subito. L’autonomia è spesso più bassa rispetto a quanto dichiarano le case costruttrici, quindi devi impostare per ogni viaggio la rotta calcolando le posizioni dei punti di ricarica. Oggi ci sono poche vetture elettriche: è raro dover mettersi in coda per un “pieno”, ma domani?».

Ci sono poche colonnine?

«Non ho difficoltà a trovarne. Ma sono pochissime quelle veloci e ultraveloci. Inoltre per gli operatori è una pratica infernale farne di nuove. Porto un esempio. Abbiamo provato in tutti modi a farne installato un paio a Garessio, dove è originaria la mia famiglia. C’è la buona volontà del Comune, la voglia dei cittadini, la disponibilità di Enel X, eppure viviamo in un racconto ginepraio normativo che si finisce rimbalzati in una marea di tecnici. E alla fine le colonnine restano sulla carta».

Quindi anche a Garessio ci va a benzina. E un Torino?
«L’autonomia della Tesla è sufficiente per fare andata e ritorno. Ripeto: dipende dagli impegni. Per muovermi a Torino ho fatto il bis elettrico. Ho appena acquistato una Fiat 500 Bev. Per la città è una vettura perfetta, forte l’unica auto europea del tutto nuova, non è semplicemente una macchina elettrificata».

E la batteria? Si dice che le ricariche veloci riducano l’autonomia.
«Sono un guidatore elettrico da 5 anni, anche se non al 100%, ma non ho visto ridurre in modo significativo l’autonomia. Uso sempre lo stesso pacchetto batteria».

E suo padre che dice. Elettrico sì o no?
«Anche lui è salito a bordo della rivoluzione. E ha preso una Smart electrica. Mio padre è curioso, vuole e conoscere tutto. Ma in cuor suo resta fedele ai motori a combustione».

E il mercato? Cosa le case costruttrici?
«C’è ancora molta timidezza. Tanti ci vogliono auto ma di elettrificate vetture che sono solo auto vecchio concetto di motore senza motore. I più innovativi sono i produttori asiatici. In particolare quelli di camion».

La città più amica degli automobilisti elettrici?
«Senz’altro Göteborg, in Svezia. Lì hanno cambiato mentalità. La vettura elettrica, di proprietà o in sharing, è inserita in un sistema di mobilità sostenibile. Stare al volante del futuro da quelle parti non è affatto maschio».

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25 luglio 2022 (modifica il 25 luglio 2022 | 09:22)

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