L’Alzheimer raccontato attraverso il cinema: Leo Gullotta è senza memoria in “Quel posto nel tempo”

Alzheimer parla sempre più spesso attraverso l’arte: dalla pittura alla danza, dal teatro al cinema, il morbo che prende il nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer che all’inizio del 1900 ne descrisse per primo le caratteristiche, è un argomento sempre più ricorrente perché parlare – con linguaggi diversi – di questa patologia neurodegenerativa a decorso cronico e progressivo è un modo per farla conoscere meglio, per capire e toccare con mano le difficoltà di chi ne soffre e di chi sta accanto a persone con demenza.

Al cinema le proposte sul tema sono varie: film – come quello di Paolo Ruffini, “Perduta Mente”-, documentari e corti raccontano storie di chi ogni giorno si trova a contatto con persone che perdono la memoria e hanno disturbi nel linguaggio.

Una foto di scena di
Una foto di scena di “Quel posto nel tempo”

Tra gli ultimi lavori, tutti italiani, il 21 settembre in occasione della Giornata Mondiale dell’Alzheimeresce al cinema il film”Quel posto nel tempo”, diretto da Giuseppe Alessio Nuzzo con protagonista Leone Gullotta affiancato da Giovanna Rei che fa il suo debutto da co-produttore, Beatrice Arnera, Erasmo Gensini, Tina Femiano, con la partecipazione di Gigi Savoia e con l’attore americano Tomas Arana. Girato tra Napoli, Sorrento e Caserta, “Quel posto nel tempo” racconta una malattia attraverso la poesia del tempo che passa, dei ricordi che si cancellano e quelli che Riemergono, incoerenti e irrazionali. La malattia come metafora di un viaggiofast tempo e nell’immaginazione del protagonista per una visione della condizione assolutamente inusuale, poiché pensata sulla base cinematografica che scientifica, grazie al supporto del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova.

La locadina del film
La locandina del film “Quel posto nel tempo”

La pellicola narra la storia di Mario (Leo Gullotta), direttore d’orchestra in pensione, che trascorre i suoi giorni in un resort di lusso nel sud dell’Inghilterra. Soffre da tempo di Alzheimer e viene spesso assalito da ricordi improvvisa che poi, puntualmente, dimentica. Vive con la paura che la malattia possa cancellare il suo passato, fatto di fama e successi. Ma soprattutto dell’amore di sua moglie Amelia (Giovanna Rei), morta anni prima, e di sua figlia Michela (Beatrice Arnera) che spera un giorno di ritrovare in un posto lontano dal tempo. La realtà si confonde tra flashback e visioni immaginarie, fino a portare lo spettatore a vivere in prima persona, attraverso gli occhi del protagonista, il terrore della malattia. La storia deriva dallo sviluppo-studio del cortometraggio”Lettere a mia figlia”, vincitore della menzione speciale ai Nastri d’Argento, primo premio al Giffoni Film Festival e di oltre 140 riconoscimenti in tutto il mondo.

Il cortometraggio con una prospettiva poetica e delicata

L'attrice Ginevra Caioni in una scena di
L’attrice Ginevra Caioni in una scena di “Anna”

Altra novità sul tema dell’Alzheimer è “Anna”, cortometraggio scritto e diretto da Vincenzo Palazzo e prodotto dall’associazione romana”Che cosa sono le nuvole-APS” coadiuvata dall’Artistic Picenum di Grottammare, città scelta come location della storia. “Anna” – interpretata dati Daria Morellipremiata come Migliore Attrice dall’AnimArt Film Festival e da Corti al Sud e dall’attrice Ginevra Caionico, nella versione Anna bambina – è la storia di una donna che vive la sua malattia, a uno stadio precoce, quasi senza accorgersi di dove sia il confine tra la realtà e la fantasia, tra le memorie, i sogni e gli incubi. Nel silenzio, nella solitudine, nella pace di un luogo affacciato sul mare, tra oggetti e sensazioni legati al passato e che riaffiorano ovunque posi lo sguardo, Anna comincia lentamente a ripercorrere episodi della sua infanzia, alternando immagini delicate e oniriche ad altre, invece, minacciose e inquietanti. La sua stessa immagine riflette le sue paure e la malattia che avanza senza che lei ne abbia completa consapevolezza. Anna si muove tra la dolcezza e la melanconia del passato e il grido muto del presente, un presente in cui, sola, dovrà affrontare la degenerazione della sua malattia. Il cortometraggio indipendente, che si è aggiudicato il premio Canale Rai Cinema 2022 e il premio speciale della Giuria al Maazzeni Film Festival 2022è stato selezionato per diversi festival cinematografici, tra cui il David di Donatello, ha dichiarato “Best Short” al Milano Film Festival e insignito di diversi premi.

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