L’ematologo Mazza: “In un deserto senza donatori di sangue non curo un leucemico? Modificare le linee guida”

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ROMA – Quando incontra la sua prima paziente che rifiuta il sangueil dottor Patrizio Mazzaematologo e Direttore della Struttura Complessa di Ematologia e Sezione Trapianto presso il Moscati/SS Annunziata di Taranto, vive quel momento con “pathos; la giovane era una ragazza con anemia emolitica autoimmune, aveva l’emoglobina a 4,5, e come testimonianza di Geova rifiutava il sangue, era ben cosciente, e io come medico avevo il dovere di fare qualcosa e curarla. Se mi trovassi a fare il medico nel deserto senza un donatore di sangue, come farei? Se mi manca il sangue che faccio, non curo?”.

Interpellato dalla Dire per l’approfondimento dedicato alla medicina senza sanguel’ematologo Mazza, apripista sul trattamento dei tumori del sangue nei pazienti non trasfusi e autore di oltre 150 articoli scientifici pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali sui risultati ottenuti su pazienti affetti da leucemia e linfomi e altre patologie che rifiutano il sanguenon ha dubbi sul fatto che, per ragioni etiche e rispetto dell’autodeterminazione, ma anche per evidenze di carattere clinico, “si deve in questa ottica escogitare”.

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MODIFICARE LE LINEE GUIDA, ESSERE STRATEGICO

“Gli ematologi devono pensare”, ribadisce Mazza sottolineando come questo possa portare, “essendo pronti anche a discostarsi e cambiare le linee guida previste”, a risultati e vantaggi per gli stessi pazienti, che siano motivati ​​da fattori religiosi o altre ragioni. “Il messaggio che voglio osare è che si può fare, bisogna che gli ematologi si mettano a pensare e non c’è bisogno di mandare una ragazza 22enne da Torino fin qui, o un ragazzo 36nne da Milano fin qua, a Taranto”.

“A quella ragazza anemica – racconta il medico, tornando a quel primo incontro – secondo le guida bisognava dare cortisone a 1.5 mg pro chilo se aveva linee trasfusioni, io ho escogitato un’altra strada dando chitisloone a 7 mg in tre giorni s’ è risolta l’anemia emolitica, con una dose cinque volte più alta e con le precauzioni e ho scoperto che l’anemia la puoi curare così, dando meno al paziente di quanto previsto nelle linee guida che un lungo periodo e il cortisone è più tossico che non dato per tre giorni, e l’ho scoperto in quella circostanza”. Una scoperta a beneficio di tutti che Mazza non fatto se fosse rimasto incollato ai protocolli senza ragionare su strade diverse.

I CASI DI PAZIENTI LEUCEMICIA

Sui pazienti leucemici alla stessa maniera ci sono persone che senza sangue stanno ottenendo una remissione della malattia, quello che conta è la tempestivita. “Abbiamo avuto il primo paziente testimone di Geova nel ’94, a Taranto sono 28 anni che trattiamo questi pazienti, ne sono passati 2.500 e sono stati curati senza sangue e abbiamo eseguito 55 autotrapianti senza nessun morto”.

“Se qui arrivare pazienti da Milano, Roma Torino, Arezzo, Napoli, Palermo cosa vuol dire? – chiede Mazza – In tutta Italia c’è ancora diffidenza, seduta a non volere la responsabilità ea rifuggirla e credo sia questo il vero problema. Se accettano di curare pazienti che rifiutano il sangue, richiedono elaborare strategie personalizzate, i parentiglo ti faranno un sacco di domande ogni giorno sul perché l’emobina non sale e devi star li a spiegare che il midollo ha i suoi tempi. Se questo sangue non puntualizza l’esperto – produce e avviene in circostanze dovute: per aplasia midollare che è la distruzione totale, o per una leucemia acuta. In queste situazioni due da un lato c’è un midollo vuoto, nell’altro è occupato da cellule tumorali che impediscono a quelle sane di produrre”, ma anche in queste situazioni estreme si può avvalersi della medicina senza senza senza

“Nell’aplasia – spiega Mazza – il discorso si gioca sul tempo, bisogna riattivare il midollo in poche settimane e il paziente può venirne fuori se stimolato dai farmaci; nel caso della leucemia acuta si deve agire tempestivamente rimuovendo le cellule leucemiche, permettendo a quelle sane di rigenerarsi. Queste sono due situazioni estreme, ma nel mezzo ce ne sono aunt deaf non c’è completa distruzione e deaf operativamente il medico può giostrarsi ed escogitare sistemi strategici e il paziente che non vuole essere trasfuso, non solo i testimoni di Geova, si può curare salvaguardando questo desiderio”.

I TRAPIANTI SENZA SANGUE

“Sull’autotrapianto poi non c’è problema – chiarisce il Direttore dell’ematologia di Taranto – se si parte con un’emoglobina buona non c’è problema di trasfusione di globuli rossisemmai di piastrine mail rischio di emorragia per mancanza di piastrine è molto basso, e dura quattro o cinque giorni in autotrapianto”.

Nel caso di trapianto da donatore “ne abbiamo effettuato due con successo – sottolinea Mazza – un paziente ormai di venti anni fa con una leucemia mieloide cronica che allora non si curava con farmaci moderni e di recente una paziente francese di 39 anni con la stessa leucemia e in phase accelerata con resistenza ai farmaci moderni. È uscita dal trapianto in maniera brillante con una remissione completa. Sono appena passati tre mesi, non possiamo dire come andranno le cose ma il risultato operativo c’è stato”.

L’IMPORTANZA DEL TEMPO

“Oggi noi seguiamo cinque pazienti con leucemia acuta all’esordio che segue di essere curati senza sangue perché testimonianze di Geova e sui cinque che stanno facendo la terapia 2 sono in remissione completa e altri tre sono in itineretre sono. Sono stati i pochi pazienti che rifiutando consapevolmente le trasfusioni non siamo riusciti a curarema è successo non perché non abbiamo potuto usare il sangue, bensì perché i pazienti hanno iniziato la terapia quando l’emoglobina era già troppo bassa a 3 o 4, e si era aspettato troppo per la terapia. Nel loro percorso c’era già stata una diagnosi quando avevano l’emoglobina a 8 o 9. Se la terapia fosse stata avviata subito l’esito sarebbe stato diverso. È dunque – ribadisce Mazza – fondamentale iniziare le terapie subito dopo la diagnosi”.

Così nel “primo paziente con autotrapianto – ricorda il dottor Mazza – anche io mi ponevo il problema e anziché tergiversare con la terapia si è iniziato un program concentrato di quattro giorni con gli stessi farmaci che si ususbano sumo giornato su giornito giorni di emorragia e abbiamo capito così che il problema dei globuli rossi non esiste nel paziente che fa autotrapianto e se parte con un’emoglobina a 10 o 11 non arriva al di sotto dei 7 e se ha un cuore sano non rischia nulla, sta tranquill. Abbiamo capito anche che il rischio da riduzione delle piastrine è molto limitatodi pochissimi giorni, scendono sotto le 10mila per quattro o cinque giorni e se non si hanno difetti vasali o predisposizioni al sanguinamento non succede nulla”.

CULTURA MEDICA E LINEE GUIDA

“In Italia, questo è il problema – conclude l’ematologo Mazza – non esiste una cultura del dire ‘dobbiamo escogitare un sistema un po’ diverso dalle linee guida’. In medicina le linee guida forniscono raccomandazioni generalima quando ci troviamo di fronte a un paziente che non accetta il sangue queste devono essere adattate, non stravolte, il percorso di cura è uguale ma con tempi diversi. Gli ematologi dovrebbero fare mente locale sulla strategia per il singolo pazientedettata dall’età, tipo di malattia, caratteristiche, a che punto è arrivata la malattia e deve essere messa nel conto per il medico la necessità di ragionamenti e strategia senza impiego di sangue per quel paziente”.

L’esperienza sul campo del dottor Patrizio Mazza, che ha fatto dell’ospedale SS. Annunziata di Taranto un riferimento, non è destinato a rimanere unicum. Le numerose pubblicazioni scientifiche documentano un’eredità di conoscenza da mettere a sistema nelle società scientifichetra i colleghi ematologi, a cui l’esperto ha lanciato un forte appello, affinché altri pazienti non più siano costretti a viaggiare della speranzarischiando peraltro di perdere tempo prezioso per trovare la tutela di un diritto: essere curati nel rispetto della propria libertà di pensiero e di credo.

NOTA BIBLIOGRAFICA, PUBBLICAZIONI DI PATRIZIO MAZZA

  • Circa 150 articoli pubblicati su riviste nazionali e internazionali con focus sulla ricerca clinica sui linfomi: Haematologica Leukemia and Lymphoma, Bone Marrow Transplantatio, Journal of clinical oncology e Blood;
  • Ex multibus: Trapianto di cellule staminali autologhe e allogeniche nei Testimoni di Geova: un’esperienza monocentrica su 22 pazienti – PubMed (nih.gov);
  • Terapia mieloablativa e trapianto di midollo osseo nei Testimoni di Geova con neoplasie maligne: esperienza in un centro unico – PubMed (nih.gov).

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