l’horror fantascientifico di Brandon Cronenberg

Nel 2012 Brandon Cronenbergfiglio del celebre cineasta di videodromo e incidenteaveva debuttato al lungometraggio alla scrittura e regia di Antivirale sulla malattia delle star e l’ossessione dei loro fan. A quasi dieci anni di distanza dal suo debutto, l’autore torna ad appprocciarsi alla scrittura e alla realizzazione di un’opera datata 2020, ma che arriva inedita in Italia solo nel catalogo di Prime Video di luglio 2022. Due anni di distacco per Possessoreche in nome di quel genitore la cui poetica sui corpi è stata da sempre presente e pregnante, vede anche il figlio affrontarne la medesima materia mettendo al centro della sua pellicola la carne – a riguardo, ricordatevi di guardare il trailer ufficiale di I crimini del futuro di David Cronenberg.

Da un corpo ad un altro

Quella che ci compone, che può essere tagliata o perforata, che sanguina quando la penetriamo e si lacera quando la martoriamo, facendosi involucro fragile e malleabile della nostra anima.

Una forma che strappiamo e che può farsi un piacimento contenitore in Possessore per un’agenzia che ha adottato nuove tattiche di eliminazione per i propri target, unendo alla componente fisica del film anche un aspetto legato al mondo dello sci-fi e vede in killer selezionati la possibilità di venire inseriti all’interno di altre persone e utilizzarle come armi. Tra gli agenti più in vista per la leader Girder (Jennifer Jason Leigh) c’è Tasya, interpretata da Andrea Riseborough, la quale si ritrova ad affrontare una sorta di identità durante l’ultimo caso crisi assegnatole, non tanto virando verso i sensi di colpa del dover uccidere qualcuno, bensì andando nletamenta direzi. Possessore infatti parla dell’imposizione del controllo a cui diventano soggette ad alcune delle vittime della pellicola e come la fuga dal proprio corpo per agire in quello di qualcun altro doni una libertà che risulta essere impossibile per tutte le persone.

Soprattutto quando si tratta di compiere atti disdicevoli, di provare piacere nell’infliggere dolore altrui, nel minacciare e torturare fino alla morte un essere vivente senza risenire del minimo rimorso. Entrare completamente in un’altra pelle che concedere di poter esprimere meglio e più di quanto si era mai stati in grado di fare nel proprio corpo, fingendosi pur sempre qualcun altro, ma traendo beneficio dallitaanonimato pule mantenenata di sangue.

La pulsione di morte

Ed è sulla crisi della protagonista che Possessore si concentra esplorando il suo istinto omicida che non riesce più rimane a contenuto solo all’interno di un solo corpo, ma viene sospinto dalla necessità di uccidere a propria volta rivendicando il diritto delle sue azioni. Il desiderio di brutalità e afflizione che la donna non riesce più a contenere solo all’interno della pelle di altri, compromettendone il lavoro e spingendola anche all’estremo delle sue gesta.

Assaporata l’adrenalina dell’uccisione, sembrandone inizialmente quasi spaventata, ma vedendo col proseguimento del film in verità la sua attrazione, Tasya si svincola sempre di più dalla dimensione terrestre facendo sui di fluttuelloale il personaggio Christopher Abbott. Condizione posta per ricercare la maniera con cui portare a termine quella sua tensione di morte da volere sugli altri. L’incertezza del principio che diventa la mano ferma e letale del finale, condotto al suo climax con un copioso versamento di sangue. Dalla suggestione sospinta dagli zoom avanti e indietro della sua regia, dalle frasi come sussurrate degli attori e Riempiendo i silenzi con un’inquietudine derivante dalle visioni oniriche e disturbanti di due corpi e due entità, Possessore guarda nella parte più scabrosa dell’umano per diventare disumano. Lo analizza, lo studia, lo mette a confronto con l’altro e ne ricerca le propensioni animali più crudeli e recondite. Quelle che non si possono ammettere, che non si potrebbe mai dichiarare di voler perpetrare, che rimangono sopite finché non vengono fuori tramite il richiamo spargendo il loro potenziale di morte. Un film sul conflitto più feroce di tutti, quello che vede fuoriuscire la bestia che abbiamo dentro, che sia comandata da qualcuno o solo da noi stessi.

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