Medici di base e sanità territoriale, cose c’è nei programmi elettorali

Il numero di posti letto rimarrà invariato, salvo che alla guida del governo non finisca Unione Popolare. A fronte di una pressione certa rivoluzione della medicina generale e territoriale, che sembra invece mettere d’accordo tutti i partiti. Il quarto approfondimento con cui “Salute” sta portando alla luce le intenzioni della politica sui temi della sanità tutto ciò che dovrà accadere al di fuori degli ospedali. Ovvero lì pandemia dove il sistema convive da tempo con le falle più ampie, portate alla luce dalla.

L’assistenza che viene garantita sul territorio – l’insieme di prestazioni di primo livello che hanno come scopo prevenire l’aggravarsi delle condizioni di un paziente ed evitare il ricorso alle cure ospedaliere – subirà quasi certvoluamente una ri. Inevitabile, considerando l’età media elevata della popolazione e che più di un adulto su 4 in Italia ha una malattia cronica. E già previsto dalla missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), che tutti i partiti sembrano disposti a portare avanti così com’è. Salvo però non specificare in che modo si intende risolvere l’ostacolo principale all’attuazione del programma: la mancanza di attività medica e infermieri e la scarsa attrattività di molte zone del Mezzogiorno e aree interne dell’intero Stivale.

Vediamo come i partiti e le coalizioni che si candidano a governare l’Italia nei prossimi cinque anni promettono di rivoluzionare la medicina generale e quella territoriale.

Col centrodestra al governo addio alle convenzioni per medici di base e pediatri di libera scelta

Il centrodestra è pronto a dare seguito a quanto richiesto dall’inizio della pandemia. Per Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, complice anche “l’aumento dell’aspettativa di vita dei pazienti da curare sul territorio”, è giunto il momento che i medici di base assunti dal servizio sanitario nazionale. Colei che si candida a diventare premier in caso di vittoria dei partiti conservatori ritiene infatti che il sistema delle convenzioni – medici di medicina generale e pediatri di libera scelta sono attualmente dei liberi professionisti, del sistema delle convenzioni dalle basi singole assistiti – sia superato dalle necessita . E che le aziende sanitarie devonono “condividere la loro attività, inserendoli nella programmazione dei servizi al cittadino nelle future case di comunità o nella gestione degli ambulatori di rete nelle zone disagiate”. Attraverso i medici di base, secondo Fratelli d’Italia, dovrà essere possibile “effettuare prenotazioni urgenti in ospedali e centri diagnostici”. Mentre i camici bianchi, così come gli infermieri che lavorano nei loro studi e farmacisti, possono poter accedere al fascicolo sanitario elettronico di ogni paziente. In modo da favorirne la piena conoscenza e agevolare l’adeguatezza delle terapie.

Posizioni che condividono in toto la Lega, secondo cui i medici di base di domani possono lavorare esclusivamente all’interno delle strutture dal Pnrr: case e ospedali di comunità. Obiettivo: favorire il passaggio da un modello che pone al centro l’ospedale a quello della sanità territoriale. “Grazie anche telemedicina, occorre attuare ovunque l’assistenza domiciliare: soprattutto per le cronicità e per tutte quelle malattie legate all’età avanzata. In assenza di risposta, questi pazienti si recano in troospropria in trosiano pedale o”.

Meno dettagliata la proposta di Forza Italia, che sul tema ha evidentemente lasciato più spazio agli altri partiti della coalizione. “Sviluppo della sanità di prossimità e della medicina territoriale” e “rafforzamento della medicina predittiva” sono comunque obiettivi descritti anche dal partito di Silvio Berlusconi e di Noi Moderati, quarta gamba della coalizione di centrodestra.

Pd e +Europe: la riforma del territorio e il ruolo delle farmacie

Come detto, la riforma della sanità territoriale mette quasi tutti d’accordo. Basta leggere il programma del Partito Democratico per averne conferma: “Investiremo sulle case della comunità come modello in grado di farsi prossimo alle esigenze di tutta la popolazione, in un’ottica di vicinanza e multidisciplinarietà”.

L’istituzione di questi presidi è già prevista dal Pnrr: 1.288 in tutta Italia, una ogni 40-50mila abitanti. Strutture in cui i cittadini potranno trovare un medico 24 ore al giorno sette giorni su sette, insieme agli infermieri (12 ore al giorno per 7 giorni) e altre figure professionali: dallo psicologo al logopedista, dal fisioterapista al dietista.

Ma non solo. Nelle case di comunità sarà possibile anche sottoporsi a esami diagnostici (ecografia, elettrocardiogramma, spirometria), prelievi e vaccinazioni. E prenota visite e ricoveri. Per fare ciò, Enrico Letta ha promesso di irrobustire i finanziamenti erogati attraverso il fondo sanitario nazionale. Urge incentivare la presenza sul territorio di medici di medicina generale e infermieri di comunità, garante innanzitutto il tempestivo rinnovo dei contratti di lavoro.

Previsto dal centrosinistra anche lo sviluppo delle farmacie dei servizi, in cui sarà (in molte zone già lo è) possibile accedere a una serie di test diagnostici, “come struttura di prossimità della rete territoriale in raccordo con le case di reuniteà e delle farmacie italiane “.

Emma Bonino (+Europa) sostiene la necessità di adeguare “dal punto di vista strutturale, finanziario e gestionale” il modello della medicina territoriale. venire? Partendo da una serie di “investimenti sull’assistenza residenziale e domiciliare per la popolazione fragile, anziani, non autosufficienti o con disabilità e su nuovi modelli di farmacia di comunità”.

Previsto anche un incentivo per lo sviluppo del modello associativo tra i medici di base, in modo da poter garantire alla protezione una copertura maggiore nell’arco della giornata e comunque prima del subentro della competenza del medico di continuità guardia mediale (ex).

A sinistra del PD: Verdi e Sinistra Italiana rilanciano la figura del medico “sentinella”

Più articolata è la proposta di Verdi e Sinistra Italiana. Angelo Bonelli e Nicola Fratojanni puntano innanzitutto a dire addio alle convenzioni, “inserendo medici di famiglia, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali nel contratto unico del servizio sanitario nazionale”. Ma non solo. In caso di vittoria alle elezioni, alle prime due category verbe richiesto anche un maggiore contributo in termini di prevenzione.

Sulla base di un progetto già attivato dall’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, l’alleanza rossoverde punta infatti a istituire la figura dei medici “sentinella”. Toccherà a loro “individuare cluster di malattie” che possono verificarsi tra gli assistiti di uno stesso specialista. E qualora si sospetti una causa ambientale, “segnalare quanto osservato alle autorità amministrative e ai decisori politici”.

Di potenziamento della “prevenzione a livello territoriale” si parla anche nel programma di Unione Popolare. La nuova formazione di sinistra – che raggruppa tra gli altri Rifondazione Comunista, Potere al Popolo e DemA – è l’unica che sottolinea la “necessità di aumentare i posti letto per mille abitanti: sono 3,2 in Italia, a fronte di una media europea che supera i 5”.

Per il resto, nel capitolo dedicato alla sanità, viene dato più spazio alla medicina territoriale. “Occorre raddoppiare il numero di borse annue per la formazione dei medici di medicina generale” e assumere personale nelle Usl (tra gli obbiettivi vi è anche quello di portare subito il governo della sanità a livello centrale, con l’abolizione de sanitalle de abolizione dirette dipendenzecentrale delle Regioni) “per un effettivo rilancio della prevenzione a livello territoriale”, è la promessa del leader, l’ex sindaco di Napoli, Luigi Demagistris.

Dal Terzo Polo cambiale (soprattutto) per gli anziani

“Prevenzione”, “promozione della salute” e “garanzia della continuità delle cure” sono anche i risultati che – in caso di vittoria – punta a raggiungere il terzo polo. Per Carlo Calenda (Azione) e Matteo Renzi (Italia Viva) “sono necessari investimenti sull’assistenza residenziale e domiciliare per la popolazione fragile, finalizzati ad abbattere le esistenti barriere di accesso alle cure attribuibili ad importanti diseguaglianze sociali geografiche”.

Vieni già emerso nell’approfondimento sul tema della salute mentale, la coalizione di centro punta più a rispondere soprattutto ai bisogni degli anziani. “Servono investimenti edili per superare la logica della istituzionalizzazione, con modelli abitativi per la popolazione anziana che integrino assistenza sociale e sanitaria”, si legge nel programma della lista.

Calenda e Renzi puntano inoltre a rivedere il ruolo della medicina generale, “distinguendo le cronicità di base da quelle di carattere specialistico che saranno prese in carico sul territorio da esperti delle varie professioni sanitarie”.

Movimento 5 Stelle: “Sanità di prossimita sotto il controllo dello Stato”

Nessun riferimento al rilancio della medicina generale e territoriale si ritrova nel programma del Movimento 5 Stelleche al pari di Unione Popolare punta però a “riportare la salute nella gestione diretta dello Stato”: e dunque anche la gestione delle cure di prossimità.

mentre Uscita Italia, il movimento antieuropeista guidato da Gianluigi Paragone, promette di “rilanciare la sanità territoriale, devastata dalle politiche dei governi degli ultimi decenni”. Come ciò si possa fare non è però nel descritto manifesto programmatico.

Twitter @fabioditodaro

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