Micaela Ramazzotti e quel desiderio di dar voce alle donne deposite

Una, nessuna, centomila Micaela Ramazzotti. L’attrice, che sta per debuttare come regista con il film Felicità, ha nel suo carnet di appuntamenti moltissimi progetti. Li anticipa al Giffoni Film Festivalmano nella mano con la secondogenita Anna di 9 anni: figlia di Paolo Virzì, la piccola ha un fratello maggiore, Jacopo, di 12 anni.

Per la prima volta ospite alla manifestazione campana, la 43enne interprete romana anticipa l’emozione di far parte del progetto The Good Mothers, la serie in autunno su Disney+, oltre all’ambiziosa pellicola di Michele Placido, L’ombra di Caravaggio, anticipata alle Cine Giornate di Riccione dal regista. Il biopic, con Riccardo Scamarcio nei panni del pittore, vanta un cast all star che include le stelle francesi Isabelle Huppert e Louis Garrel. La regia del backstage è affidata proprio ad un ex giffoner, Daniele Santonicola.

In occasione di questa partecipazione Micaela Ramazzotti ha spaziato, durante l’incontro stampa prima dell’appuntamento con i giovanissimi giurati, dagli esordi con Carlo Verdone alla dei ruoli che l’hanno portata poi a tro la gioco anche scelta.

Lei spesso definisce “donne deposite” quei personaggi ssattatti che tanto amafacce. Perche’?

«Ho sempre avuto un debole per personaggi con particolarità, all’inizio li ho abbracciati per caso, poi per scelta. Sono donne che vivono in mondi subalterni, di sfruttamento, in contesti difficili e trascurate. Hanno una grande sensibilità, ecco perché soffrire: cercare di sopravvivere in questo mondo tanto agguerrito».

Come ha accolto la loro invisibilità?
«È stato il contrario… Ho anche visite varie volte alcune strutture psichiatriche e mi sono soffermata a partecipare ad incontri con gruppi numerosi (anche 100 persone) di familiari e pazienti e in quel momento mi sono sentita capita».

Vede una maggiore sensibilità nei confronti di questi temi?
«Purtro queste situazioni aumenta, soprattutto in estate quando diventa il malessere e diventa tutto più complicato. A volte si tratta della paura di affrontare il mondo, per alcune persone è difficile persino fare la spesa»».

Ne fa parte anche Lena ne L’ombra di Caravaggio?

«Assolutamente sì. In questo progetto interpreta la musa del maestro: la incontra per strada mentre ha sua figlia in braccio e le sembra la Madonna così decide di ritrarla. D’altronde negli ultimi – ubriaconi, clochard, cortigiane – vedeva anime meravigiose e ne coglieva la sensibilità.»

In Le buone madri interpreta una donna di ‘ndrangheta. La più grande?
«Rendere giustizia ad una persona realmente esistita»

Oggi è accompagnata sul palco da sua figlia Anna. Com’è nata l’idea di riprendere il suo parto e inserirlo in un film?

Era Il nome del figlio e con Francesca Archibugi abbiamo pensato fosse una bella idea. In sala parto c’era anche mio marito Paolo ma non sapeva nulla. Interpretavo una scrittrice incinta e in quel momento ero in dolce attesa anch’io. Durante il travaglio, sotto morphina nel bel mezzo del cesareo, mezza intontita sono anche a dire la battuta “È femmina”. In quel momento si vede Anna venire a mondo».

Nessun dubbio nella scelta?
«Nel privato di solito sono timida e restìa a uscire photo dei miei figli, ma al cinema no, quel pudore davanti alla macchina da presa scompare».

Che consigli darebbe a chi vuole seguire le sue o me artistiche?
«Non mi piace mai in una posizione da insegnante, in cattedra…»

Preferisci riceverli? Qual è stato il primo?

«Ero appena 19enne e Carlo Verdone, un grande maestro della commedia all’italiana, mi ha visto esitante e ansiosa sul set e mi ha detto: “A Micaè, viè qua. Va’ e spacca tutto”. Ecco, quelle parole, pronuncia nel mio linguaggio, mi hanno davvero colpita»

Le sembra che rispetto ai suoi esordi le donne hanno più spazio nello spettacolo?
«Stiamo vivendo un momento importante, pieno di opportunità e mi fa piacere, perché è un’onda positiva che non si sta fermando. Ma tante donne che vivono ancora nello sfruttamento e su di loro l’arte dovrebbe puntare il fare. La parita deve riguardare tutti i settori».

Dopo quasi 25 anni di carriera come accoglie le critiche?

«Le accolgo anche se non mi lascia indifferente. Se sono stimolo per crescita e riflessione sono preziose, anche perché non si cresce con la gente che ti dice sempre che sei brava».

In questi ultimi tempi insicurezze e paure si sono moltiplicate. Da mamma come ha vissuto questo periodo di pandemia?

«Ho visto i miei figli lontani dagli amichetti, all prese con lezioni online e con una certa paura degli altri, tra mascherine e disinfettanti. Questo però ha reso la giovane generazione più forte, hanno tutti una grande voglia di vivere e libertà. Attenzione però a non perdersi perché gli estremi in genere possono far vacillare».


Ultimo aggiornamento: Sabato 23 Luglio 2022, 21:03

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