Monza dimezzata: nuovi arbitri, stessi errori – Formula 1

Fischi all’unanimità, da chi era vestito di rosso e chi di arancione. La finale del Gran Premio d’Italia in regime di Safety Car ha scontentato tutti, vincitori e vinti, ed è quello su cui dovrebbe ragionare la FIA. La F1 dello spettacolo e del tutto esaurito ad ogni Gran Premio deve fare un passo verso il pubblico anche a costo di non rispettare pienamente il verdetto emerso in pista a livello di prestazioni? È una domanda che sicuramente si porrà Stefano Domenicali (amministratore delegato di Liberty Media) e Mohammed Bin Sulayem (presidente della FIA). ‘Cambia l’arbitro, non gli errori’è il titolo dell’editoriale di Leo Turrini su Il Resto del Carlino in cui si legge “La logica dello sport avrebbe imposto di concedere a Leclerc l’estrema chance. Non penso ci siano complotti. C’è invece, una preoccupante incompetenza, ravvisata già in passato. Questa Formula 1, così amata da un pubblico sempre più giovane, ha l’obbligo morale di rispettare chi la segue”.

‘Pasticci e retromarce, Federazione inadeguata’ è invece il titolo del commento di Giorgio Terruzzi su Il Corriere della Sera. “Sono lenti, sempre un po’ arroganti. Sono gli uomini della Federazione internazionale. Una compagnia da cambiare dopo qualche pasticcio di troppo, tipo quello che ha consegnato il titolo a Verstappen, Abu Dhabi 2021. Qualcuno viene licenziato, vengono nominati, raramente in base all’autorevolezza. A Monza sabato hanno impiegato quasi 4 ore per comporre la griglia di partenza, perdendo la trebisonda di fronte alle penalità infitte ai piloti. Non contenti, hanno messo su un finale da latte alle ginocchia ieri, con tanto di pista sotto safety car – entrato nel momento sbagliato – offrendo la stessa scena che nel 2014 in Giappone costò la vita a Bianchi”l’attacco che parte dalla rubrica del quotidiano con sede a Milano.

‘Monza a meta’ è invece l’apertura di repubblica: “Cent’anni di solitudine. Senza un finale degno di una corsa, senza battaglia e senza gioia. Neanche per chi vince, Max Verstappen, che il successo lo meriterebbe comunque. E invece viene ingiustamente fischiato. Monza festeggia un secolo scontentando tutti – l’amara constatazione sottolineata dal quotidiano con sede a Roma – sulle tribune ci sono 150 mila tifosi che hanno pagato per vedere uno spettacolo, non un treno di macchine che immobilizzano transitano sotto il traguardo. I buu sono soprattutto per la direzione gara che applica sì un regolamento, ma in modo goffo e lento. Strong sopraffatta dai fantasmi ancora vivi dell’epilogo sconclusionato dello scorso campionato ad Abu Dhabi, dopo il quale, a parte le minacce a Michael Masi e la sua uscita dalla Fia, le norme sono state cambiate di proprio per situazilla simil

‘Quinto potere’ titola La Stampa ponendo l’accento sulla quinta vittoria consecutiva di Max Verstappen: “La missione italiana di Max Verstappen finisce con la quinta vittoria consecutiva, l’undicesima della stagione, la 31ma della carriera. Una delle più brutte, anche se meritata: la gara è stata neutralizzata dalla safety car a otto giri dalla fine e si è conclusa così, con le vetture incolonnate e il divieto di sorpasso. Alla bandiera a scacchi, i tifosi si riversano come da tradizione lungo tutto il rettilineo e fischiano il campione della Red Bull perché non guida una Ferrari. Altro non gli possono rimproverare: è il migliore. Non era mai salito sul podio di Monza, non aveva mai vissuto l’emozione di vedere quella moltitudine rossa che ora lo contesta. Se ne farà una ragione forse già nel prossimo Gran premio a Singapore, dove una serie di risultati potrebbe garantirgli il secondo titolo consecutivo”. Fischi o no, Safety Car o meno, con 11 vittorie su 16 gare disputate in questo 2022 Max Verstappen ha già sulla racchetta il primo match point alla sest’ultima gara della stagione.

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