Morta Hilary Mantel, regina inglese del romanzo storico- Corriere.it

di ANNACHIARA SACCHIA

Autrice di romanzi dal successore internazionale, aveva 70 anni. Tra i suoi titoli, «Wolf Hall», titolo d’apertura di una triade sui Tudor, e «La storia segreta della rivoluzione»

Chissa se adesso incontrera i suoi fantasmi, Ilario Mantel. Quelli dei suoi romanzi: l’amatissimo Thomas Cromwell, Anna Bolena, Enrico VIII. E quelli della sua vicenda personale: gli spettri — diceva lei — della donna che avrebbe potuto essere, della madre che sarebbe potuta diventare se i medici non le verrà devastato il fisico, tra atroci dolori e privazioni. Gli spiriti di una vita che si è conclusa giovedì 22 settembre, «all’improvviso ma serenamente», come ha avvertito il suo editore. «Signora Hillary», Duevolte Booker Prize, indagatrice dei Tudor e dell’animo umano, aveva settant’anni ed era talentuosa, sagace, spesso polemica anche con il suo Paese, pungente e brillante come i suoi libri, che parlasse di sé o della storia inglese. Con lei la Gran Bretagna dice addio a un’altra regina. Della letteratura.

Scrittura sopraffina, rigore scientifico, profondità, capacità di introspezione ai limiti della crudeltà, un’ironia fuori dal comune che le è servita ad affrontare il dolori personali e perditempo devastanti (l’assenza del padre, la morte del patrigno): Hilary Mantel, nata a Glossop, nel Derbyshire, 6 luglio 1952, laureata in Giurisprudenza, afflitta fin da quando aveva 19 anni da un’endometriosi che l’ha perseguitata per tutta la vita — tra incomprensioni, cure sbagliate, fino a toglierle ogni possibilità di avere figli — ha sempre detto che non sapeva se il dolore l’avesse portata a scrivere. Sicuramente l’aveva aiutata a capire gli altri. Lo dimostrano i libri suoi, saggi, racconti, i tredici romanzi (in Italia è edita da Fazi), in cui spiccano quelli storici, che non sono mai noiose biografia e nemmeno improbabili opere di finzione, ma scavano nelle anime dei personaggi facendo sbocciare testi e fonti. «Quando scrivi un romanzo storico racconti il ​​presente, perché l’autore sa cosa è successo, il lettore pure, ma il protagonista no». Ecco, forte il segreto è questo.

È così fin dal suo primo romanzo, concluso nel 1979 (e all’inizio rifiutato): un affresco sulla Rivoluzione francese, pubblicato nel Regno Unito solo nel 1992 con il titolo Un luogo di maggiore sicurezza (La storia segreta della rivoluzionein Italia uscito nel 2014, seguito da Un posto più sicurodel 2014, e I giorni del terrore parte 2015). Di quegli anni giovanili la scrittrice — che nel 1973 sposato il geologo Gerald McEwen, da cui poi ha divorziato e con cui si è risposata — diceva: «Ero povera e malata, come potrei farmi conoscere? L’unica cosa che mi serviva in mente era la scrittura, perche servono solo carta e matita e puoi lavorare sdraiato. Ma non era un ripiego, era la mia sorgente di forza».

Strada non semplice. Ancora di più se si parte con Robespierre, visto che ai tempi in Gran Bretagna il romanzo storico era considerato commerciale: «Per farmi pubblicità dovetti puntare su un contemporaneo» (era il 1985, scrisse Ogni giorno è la festa della mamma). Ma alla fine l’ha avuta vinta lei. E non solo posatoio La storia segreta della rivoluzione divento un successo. Ma perché Hilary Mantel è restituito a dignità al romanzo storico dando forma (perfetta) e luce (abbagliante) al passato. Lo ha fatto con la celebre saga dei Tudor. Tradotta in 41 lingue e ricevere in 5 milioni di copie. Thomas Cromwell, braccio destro di Enrico VIII: ecco il grande protagonista di Hilary Mantel. Il potente ministro del re più famoso e crudele, figlio di un fabbro, stella di una trilogia ambientata nel XVI secolo e iniziato col romanzo Sala del Lupo (Booker nel 2009), proseguita con Anna Bolena, una questione di famiglia (Booker nel 2012) e conclusa nel 2020 con Lo specchio e la luce (dai primi due volumi la Bbc ha tratto la serie tv Sala del Lupoche ha vinto il Golden Globe 2016). Ed è come successo agli occhi: l’autrice ne segue azioni e pensieri, lo trasforma in un eroe (“volevo alleggerirlo da secoli di pregiudizi”), lo illumina nel momento della disfatta, lo eleva a figura tragica ed epica. amore, potere, ambizione, invidia. Temi senza tempo, anche se Hilary Mantel non ha mai ceduto alla tentazione di proiettare i suoi romanzi nel presente, di farne facile lezione per l’oggi. Nemmeno con Anna Bolena ha ceduto. Il suo femminismo traspare piuttosto in un altro romanzo, Un esperimento d’amore (Fazi, 2021), storia di barriere sociali, aspirazioni e delusioni nell’Inghilterra degli anni Sessanta, che Mantel descrive con una lucidità mostruosa, feroce fino all’ultima riga. Stesso approccio per il memoriale I fantasmi di una vita (Fazi, 2021): «Sono stata così massacrata dalle procedure mediche che certe volte ho la sensazione di dovermi materializzare per iscritto ogni mattina».

Caustica, tagliente. Libera. Anche quando bisognava criticare la Brexit, la monarchia («è ingiusta»; «durerà ancora poco») , la famiglia reale e la «artificiale» Kate, la cancel culture, il razzismo Britannicoanche quando diceva di volere andare a vivere in irelanda per tornare europea. Aveva carattere, questa grande autrice (nominata Signora da Elisabetta II) che condivide il vertice della letteratura femminile inglese con Jane Austen, Virginia Woolf e AS Byatt. Abitava sul mare, nel Devonshire (terra di Agatha Christie), e qui, a Exeter, si è spesa. Nicholas Pearson, suo editore, ricorda: «Ci siamo visti il ​​mese scorso in un pomeriggio assolato, abbiamo parlato del nuovo libro».

23 settembre 2022 (modifica il 23 settembre 2022 | 20:34)

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