Nibali “dantesco”: otto anni fa il trionfo di Parigi dopo un Tour perfetto

Il leone di peluche in una mano, un folto mazzo di rose gialle nell’altra. Gli occhi che vagano, smarriti e orgogliosi, a destra ea sinistra. Il discorso di rito, i ringraziamenti, l’inno. Siamo sugli Champs-Elysees, è il momento della festa. Pochi giorni fa è toccata a Jonas Vingegaard, nuovo re del Tour de France. I l 27 luglio 2014otto anni oggi, fu la volta di Vincenzo Nibalico. L’ha fatto davvero, lo Squalo. Primo – anzi, primissimo – nella corsa in più bicicletta importante che c’è. Come il pioneere Bottecchia, come Coppi e come Bartali, come Gastone Nencini e Felice Gimondi, come, ultimo tra gli italiani prima di quel giorno, Marco Pantani. Ha vinto la Grande Boucle e completato la Santissima Trinità del pedale con il Giro e la Vuelta. Un’impresa memorabile, folle, epocale. Di quelle che fanno cambiare il colore ai giornali.

Da Sheffield e Arenberg

Giro di Francia

Nibali re del Tour: le emozioni più belle del suo trionfo

5 ORE FA

Sono passati otto anni, eppure siamo lontani in un’epoca molto rispetto al ciclismo odierno. Vincenzo, però, sembra un passo avanti con i tempi. Fantasia, coraggio, capacità di lettura. Tutte le qualità che emergono già nella seconda tappa, quando la corsa si trova ancora nel Regno Unito. Nel verso finale Sheffieldl’ultima cote riduce il gruppo a un nobile drappello di una ventina di corridori. Il preferito è Peter Sagan, che chiude su tutti gli attacchi che partono a raffica. Non risponde a Nibali, però, che parte deciso ai -2. Il fido Fuglsang fa buona guardia, il siciliano non si volta più e anticipa i rivali di un paio di secondi. Tanto basta per prendersi anche la maglia gialla. Sono le prime scaramucce tra i big, quisquilie rispetto a ciò che succede tre giorni più tardi.

Quando Nibali vinse il Tour sul pavé nel 2014: Froome e Contador ko

il giorno del temutissimo pavè, diabolica variabile verso Arenberg. Vincenzo quel giorno non vince, ma nell’immaginario collettivo questa tappa resta il capolavoro di quel Tour e forse – insieme alla Milano-Sanremo del 2018 – della sua carriera. In una giornata da tregenda, tra diluvio e vento gelido, lo Squalo si esalta come non mai nel fango. Sempre nelle prime posizioni, all’attacco, come un navigato signore della Parigi-Roubaix. E mentre lui brilla, scortato dai fidi Westra e Fuglsang, i suoi rivali naufragano. Chris Froome è addirittura costretto al ritiro dopo l’ennesima caduta, mentre Alberto Contador paga oltre tre minuti da Vincenzo sul traguardo. Poco meglio fanno i vari Valverde, Talansky, Mollema. Vince Boom, ma poco importa: il messinese ha già preso il largo in classifica. E L’Equipe lo definisce dantesco.

Planche, Alpi e Pirenei

Il Tour è appena iniziato, ma ha già il suo padrone iniziato incontrastato. E poco importa che Nibali abbia ceduto il simbolo del primato a Tony Gallopin, leader per un giorno dopo una fuga vincente. Il 14 luglio, giorno di festa in Francia, si scala la La Planche des Belles Filles per la seconda volta nella storia della Grande Boucle. Vincenzo ha due marce in rispetto più alla concorrenza, orfana da qualche chilometro anche di Alberto Contador (caduto nella discesa del Col du Platzerwasel). Lo Squalo viene lanciato Michele Scarponic e si mette in proprio ai -2.5. Va a riprendere tutti i fuggitivi, per ultimo Purito Rodriguez, e torna a vestirsi di giallo, stavolta in maniera definitiva.

Quando Nibali conquistò la gialla al Tour a La Planche des Belles Filles

La classifica finale del Tour 2014

1. V. NIBALI (ITA) – Astana 89h59’06”
2. JC PERAUD (FRA) – Ag2R +7’37”
3. T. PINOT (FRA) – FDJ +8’15”
4. A. VALVERDE (ESP) – Movistar +9’40”
5. T. VAN GARDEREN (USA) – BMC +11’24”
6. R. BARDET (FRA) – Ag2R +11’26”
7. L. KÖNIG (CZE) – NetApp +14’32”
8. H. ZUBELDIA (ESP) – Trekking +17’57”
9. DIGA L. DIECI (NED) – Belkin +18’11
10. B. MOLLEMA (NED) – Belkin +21’15”

I rivali scivolano indietro in classifica, quello di Nibali è un assolo. La perla successiva arriva a Chamrousse, nella prima tappa alpina e nel giorno del centenario della nascita di Gino Bartali. Sulla rampa finale, gli ultimi a resistere sono Leopold König e Rafal Majka, che il siciliano stacca a 3 chilometri dal traguardo senza scattare, semplicemente continuando la sua progressione. Terzo successo, posta il primo di giallo vestito. In classifica, i più immediati inseguitori sono Alejandro Valverde e Romain Bardet, già lontanissimi. E i distacchi lievitano ancora tra Alpi e Pirenei, fino alla pietra tombale di Hautacam. L’ennesima dimostrazione di forza qualsiasi e di imbarazzante superiorità su rivale. Chris Horner accende la miccia ai -10 e Nibali (che con lo statunitense ha un conto in sospeso dopo la Vuelta dell’anno prima) salta subito alla sua ruota. Bisogna attendere molto poco perchè Vincenzo si involi in solitaria. La sua danza verso il traguardo non ha mai un’incertezza, è attesa e godimento puro verso il traguardo, dove lui si batte la mano sul cuore e alza il pugno al cielo. fatta. La cronometro di Perigueux serve solo a definire la classificazione generale, con Vincenzo che rifila altri pesanti secondi a tutti i rivali. È tempo delle celebazioni, è tempo di dire: “Merci, Nibalì”.

Nibali da solo a Val Thorens: la sua ultima impresa al Tour

Giro di Francia

Bettiol: “Voto al Tour? 8! Pronto a fare il capitano in nazionale”

6 ORE FA

Giro di Francia

Pogacar: “Commesso degli errori. Vedremo tanti pomeriggi contro Vingegaard”

19 ORE FA

Leave a Comment

Your email address will not be published.