Sanità privata e assicurazioni, cosa c’è nei programmi elettorali

Da main terreno di scontro allo scoppiare della pandemia ad argomento quasi dimenticato nel corso della prima successiva campagna elettorale. Il rapporto tra sanità pubblica e privata – convenzionata e non – è particolarmente complesso. E come tale richiederebbe una disamina e una serie di proposte articolate, che invece scarseggiano nei programmi di coalizioni e partiti in corsa per le politiche del 25 settembre.

Così come quasi del tutto assenti è il dibattito sul ruolo della sanità integrativa che tramite fondi della sanità integrativa, assicurazioni e varie forme di welfare aziendale – prevede di completare le prestazioni erogate dal servizio pubblico.

Vuoti che fanno comunque rumore, che l’integrazione tra questi componenti sarà uno dei primi rebus che dovrà risolvere il nuovo governo. Il prossimo quinquennio è considerato infatti decisivo per garantire la ripresa del servizio sanitario nazionale dopo la pandemia, secondo quelli che sono i suoi principi fondativi: l’equità, l’uguaglianza e l’universalità.

Sanità pubblica e privata insieme: le intenzioni del centrodestra

I silenzi più significativi sono quelli che emergono dalla coalizione di centrodestra, la posizione cui sul tema è però nota da tempo: una sana competizione tra pubblico e privato contribuisce a migliorare la qualità dei servizi offerti. Questo il pensiero condiviso dai leader Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi: con gli ultimi due sostenitori del “modello Lombardia”, molto critico durante le prime fasi della pandemia.

Nelle dovute pagina dedicata alla sanità, Fratelli d’Italia non fa alcun riferimento a questo tema. Sul tema, le posizioni di Meloni sembrano in parte divergere da quelle degli altri due esponenti di riferimento.

Gli analisti prendono come riferimento le Marche, Regione governata dal partito di estrema destra. Qui l’assistenza sanitaria è anche pubblica, anche in un ambito come per quello della chirurgia protesica che nella quasi totalità del resto d’Italia è invece gestita principalmente dalle strutture private. E nei mesi scorsi il presidente della Regione Francesco Acquaroli, considerato tra i collaboratori più fidati dell’aspirante Premier, ha ridotto (seppur di poco) il budget a disposizione delle case di cura private. Secondo alcuni analisti, quanto deciso ad Ancona potrebbe rientrare tra le intenzioni di Meloni, in caso di vittoria.

Resta però ancora da decifrare chi, di fronte a una simile evenienza, finirebbe per occupare la poltrona di ministro della salute. Uno dei nomi in auge è quello di Letizia Moratti, attualmente assessore regionale al Welfare in Lombardia. secondo”L’Espresso“, in caso di vittoria del centrodestra, sarebbe lei la predestinata a prendere il posto di Roberto Speranza. Una scelta che metterebbe tutti d’accordo, ma che di fatto premierebbe Forza Italia: nel cui programma l’unico riferimento a domande di politica sanitaria rimanda alla necessità di “estendere le prestazioni sanitarie esenti da ticket”.

Più articolata invece è la proposta della Lega: “Il ruolo complementare della sanità privata convenzionata può rivelarsi importante nella programmazione regionale e fungere da catalizzatori per la sanità del futuro – si legge nel programma del partito Guidato da Matteo Salvini -. Un esempio sono le liste d’attesa, che hanno bisogno di risposte rapide dopo due anni di blocco causato dalla: e gestite in coordinamento tra la sanità pubblica e quella privata convenzionata, potrebbero essere smaltite rapidamente. Garantendo così risposte alla popolazione ed evitare il ricorso al privato puro non convenzionato”. Lo stesso dicasi per quanto riguarda gli investimenti, “spesso rallentati nel pubblico dalla burocrazia e che nel privato”.

Il PD promette più fondi per la sanità pubblica

Di parere contrario è invece il Partito Democratico, la principale forza della coalizione di centrosinistra. Nessuna accusa contro il privato convenzionato. Ma le intenzioni di Enrico Letta emergono in maniera chiara dal manifesto elettorale: “Vogliamo investire nella sanità pubblica e universale, perché a nessuno siano negati essenziali. Programmazione della spesa sanitaria costruita per comparti chiusi e tetti di spesa. “.

Il tutto attraverso un incremento del Fondo nazionale, il tesoretto con cui il governo finanziario le attività servizi di cura: corrispondente quest’anno a poco più di 121 miliardi di euro. “Perché nessuno si sente solo nel momento in cui c’è bisogno di assistenza”.

Al potenziamento della sanità pubblica guarda anche +Europadal cui manifesto programmatico si evince innanzitutto la volontà di “rafforzare gli enti tecnici dello stato”: Istituto Superiore di Sanità, Agenzia Italiana del Farmaco e Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. Il partito guidato da Emma Bonino punta anche a riportare nelle mani dello Stato la gestione della sanità, guardando di fatto oltre la riforma del titolo V della Costituzione. E di fare in che alcune scelte in materia di salute pubblica possono seguire prese non con le Regioni, bensì a livello europeo: “Con particolare alla disciplina emergenze, quali le pandemic”.

Detto ciò, +Europa non chiude alla privata sanità, che potrebbe essere per esempio più coinvolta nella gestione degli aborto. “Stiamo parlando dell’unica prestazione sanitaria che non può essere eseguita al di fuori del sistema nazionale – è quanto scritto nel programma – Questo regime di monopolio va superato, perché contribuisce a limitare la libertà delle donne”.

Per Impegno Civicola nuova formazione fondata da Luigi Di Maio, “una sanità pubblica efficiente non può indossare dallo sviluppo di un mercato di servizi sanitari di prossimità sui territori, al fine di integrare il servizio sanitario nazionale e l’ambinaiale base”.

Il ruolo pubblico per rilanciare la prevenzione: la ricetta di Sinistra Italiana

La tutela della sanità pubblica è un tema caro alla sinistra, come testimonia l’approfondimento presente nel programma dell’alleanza rossoverde, che sostiene comunque la figura di Letta come aspirante Premier.

Per Verdi e Sinistra Italiana “bisogna opporsi al disegno volto a creare un doppio binario: un servizio pubblico impoverito e inefficiente e un sistema privato solo per chi se lo può consentire”. Angelo Bonelli e Nicola Fratojanni sostengono di voler “lavorare sulle tre dimensioni della crisi attuale: i valori, il funzionamento e il finanziamento”. Centrale, per due leader, sarà il potenziamento della prevenzione primaria. “Per intervenire affinché le persone non si ammalino, agendo sui fattori di rischio legati all’ambiente di lavoro e di vita sui principali fattori di rischio delle malattie: quali l’inquinamento, il fumo, l’obesità tarietà seden”. E per “superare il vecchio modello concentrato sull’attesa e sull’ospedale”. Un passaggio che non può imparare dal rafforzamento della medicina territoriale (https://www.repubblica.it/salute/2022/09/13/news/medicina_territoriale_programmi_elettorali-365362691/). E da “un aumento prossimi del Fondo sanitario nazionale di dieci miliardi nei tre anni”.

Verdi e Sinistra Italiana ha inoltre aggiunto “l’enorme peso della sanità privata nel nostro attuale sistema di cure”. E puntano ilto di contro “i vantaggi connessi alla partecipazione di polizze assicurative sanitarie e alla partecipazione a fondi sanitari integrativi: che seguono la contribuzione degli assicurati al fondo sanitario nazionale, spiegate bassétugui le miniservibl equo universalistico”.

Posizioni condivise anche da Unione Popolare, la coalizione guidata dall’ex sindaco di Napoli Luigi Demagistris, che sul tema si allinea alla proposta di +Europe: “Ricostruiremo un servizio sanitario unico per tutte le Regioni”. E propone di prezzi includere “un servizio pubblico di cure dentali che garantisca assistenza a economici, se non proprio gratuito per le fasce meno abbienti”.

Il terzo polo e il M5S puntano a “ri-statalizzare” la sanità

Nel mezzo, tra centrodestra e centrosinistra, si colloca il terzo polo. Ibrida è la sua posizione sul tema: “È necessario istituire modalità più trasparenti nel differenziare servizi pubblici e privati, in modo che questi possono collaborare in sinergia e integrarsi tra loro – è il pensiero espresso da Carlo Calenda (Azione) e da Matteo Renzi (Italia Viva) -. Vanno inoltre identificare strategie specifiche per consentire al settore di poter agevolmente rinnovarsi e dotarsi di ciò di cui ha bisogno in termini di personale e investimenti in innovazione”.

Anche il terzo polo agogna il ritorno al passato, con un colpo di spugna alla riforma del titolo V in materia sanitaria: “Deve essere lo Stato a svolgere le funzioni di analisi di dati e bisogni, Currencyzione delle tecnologie sanitarie, indirdinamento delle Regionoridinamento e , invece a erogare e gestire i servizi: conferendo l’accreditamento chiamate in base a criteri oggettivi ed esigenze territoriali”.

Posizione analoga viene espressa dal Movimento 5 Stelleche punta a “riportare la salute alla gestione diretta dello stato per evitare le attuali disfunzioni dei venti sistemi regionali”.

Twitter @fabioditodaro

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