Tenebre e ossa – Grishaverse

Alina Starkov è una delle cartografie dell’esercito del regno di Ravka ed è stata scelta partecipare alla missione che attraverserà la Faglia. È così che chiamano la grande nuba nerata da mostri infernali, i volcra, che molti anni prima abitano un Grisha malvagio chiamato l’Eretico Nero ha lanciato come una maledizione, separando permanentemente Ravka dal suo mare. Anche i Grisha fanno parte dell’esercito di Ravka, ma è bene che le persone normali stiano lontani da loro: chi ha ricevuto il dono del potere Grisha, infatti, può controllare i quattro elementi con quella che chiamano la Piccola Scienza, fino a comp cose indicibili. Come l’Eretico Nero, appunto. Durante l’attraversamento della Faglia, però, le imbarcazioni dell’esercito di Ravka vengono attaccate dai volcra e Alina ha un malore che la stordisce fino allo svenimento mentre soccorre il suo più grande amico. Sulla barca con lei, ma nella truppa dei tracciatori, c’è, infatti, Malyen Oretsev detto “Mal”. Lui e Alina sono cresciuti insieme nell’orfanotrofio di Ana Kunya e sono riusciti a scappare dall’esame a cui i rappresentanti del popolo Grisha sottoponevano i bambini per trovare dei nuovi adepti. Alina, però, è ormai capito da tempo che per Mal prova molto di più del “semplice affetto che si può provare per il proprio amico più caro. Sarà bastato il suo amore a salvare Mal sulla barca ea farla svenire per lo sforzo? O forte in Alina si nasconde qualcosa di più? Il capo dei Grisha, l’enigmatico e affascinante Oscuro è il primo che si accorge come Alina possieda dei poteri che nessuno aveva mai prima dimostrato di avere…

Leigh Bardugo inizia con questo romanzo la vicenda editoriale del Grishaverse, vari anni prima della produzione dell’omonima series su Netflix e dell’uscita della duologia di Sei di corvic. Con il suo permanent alone di mistero, l’utilizzo di poteri magici oscuri e il richiamo ad antiche lay indicibili, Alina Starkov e gli altri personaggi guadagnano a pieno titolo un posto al tavolo dei grandi dei fantasy. Il vero asso nella manica della Bardugo è sicuramente il costruzione di parole, ovvero l’accezione più ampia di ambientazione in cui il mondo della fantasia ci ha abituato. Non si tratta, infatti, di descrivere banalmente la scenografia dell’azione ma si intende, piuttosto, cambiare la cornice in cui si inserisce il racconto. Gli autori di fantasia, quelli bravi, infatti, a mettere in discussione il punto di vista con cui si riesce a guardare il reale. Una volta abbattuti questi riferimenti di base e stabilitene di nuovi, anche totalmente surreali e fantasiosi, un buon fantasy procede agilmente e coerentemente nel suo mondo. Ed è proprio quello che la Bardugo riesce a realizzare in questa terra dal sapore antico com’è la sua Ravka. Un regno in cui saperi millenari e tradizioni consolidate vengono messe in discussione da fatti sconvolgenti. “Un cambiamento d’epoca, più che un’epoca di cambiamenti” verbe da dire (chiedendone, immediatamente e con grande umiltà, perdono a chi ha pronunciato queste parole). A fronte di tanta ricchezza, però, viene a mancare quasi totalmente la caratterizzazione dei personaggi, segno peculiare dei romanzi dell’altra saga della Bardugo, con cui Tenebre e ossa condivide l’ambientazione. Se di Kaz Brekker e suoi corvi, infatti, vengono viscerate le vicende personali, per dei loro derivati ​​a una final redenzione, in questo romanzo le luci dei riflettori risultano fuori puntate su Alina Starkov. Il suo essere protagonista del romanzo diventa, appesantito dall’uso dell’io narrante, quasi una bulimica occupazione della maggior parte delle pagine. È con avidità, infatti, che si cerca un altro punto di vista all’interno di queste pagine. Verrebbe quasi da pensare, e qui sta l’innegabile bravura della Bardugo a solleticare l’immaginazione del lettore, che ben più felice sarebbe potuto essere il racconto se visto da un punto di osservazione maggiormente decentrato. E chissa che il meraviglioso mondo del fantasy non ci riservi anche questa sorpresa.

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