The Patient, un thriller claustrofobico con un grande Steve Carell

Un serial killer che vuole smettere di uccidere e decidere di rapire il suo psicologo per farcela: ecco The Patient

Non ho le statistiche sotto mano, ma che, all’interno del nostro podcast INTRO, che riprende domani celebra con la quarta stagione, la frase che ho pronunciato più spesso negli ultimi mesi sia stata: “Bastava un film”. Storie che sembrano stiracchiate già dal trailer, che vengono dilatate all’infinito in episodi magari anche lunghi, rinunciando a due pilastri fondamentali di qualunque narrazione: sintesi ed efficacia. In questa particolare categoria, Il paziente arriva e cambia tutti i riferimenti, perché questo è di gran lunga la serie che dovrebbe essere movie. E puro corto. Stroncatura in vista, quindi? No, tutt’altro.

Il paziente è una buona serie. Negli Stati Uniti è andata in onda sull’impronunciabile Fx su Hulu e in Italia arriverà su Disney+. La storia in pochissime parole: La routine quotidiana di uno psicologo viene eliminato quando uno dei suoi pazienti lo rapisce e lo tiene segregato in casa nel proprio tentativo di mettere in piedi una sorta di terapia d’urgenza: spera serial killer il terapeuta riesca a impedirgli di commettere altri omicidi. Il paziente è ambientata interamente in una stanza, quella in cui il terapeuta Alan Strauss si risveglia per scoprire di avere una catena legata al piede destro: dorme, mangia, espleta i propri bisogni sempre legato alla catena e ogni giorziente-il seduta di terapia.

Unità di tempo e spazio pressoché total, a parte qualche flashback legato ai ricordi dello stesso Strauss. Una scelta estrema, che aumenta la sceneggiatura di livello altissimo e interpretai in grado di prendersi sulle spalle tutto il peso della serie. Il primo punto è garantito da Joe Weisberg, che firma la serie con Joel Fields e che è il creatore di Gli americani. Il secondo punto invece è garantito da Steve Carell, che interpreta il terapeuta e mette lì un’interpretazione che potrebbe anche portarlo a premi e Domnhall Gleeson, che invece interpreta il sequestratore.

La sensazione che sarebbe stato sufficiente un film deriva innanzitutto dal fatto che questa storia è molto chiusa su se stessa: nei primi quattro episodi sono davvero i momenti in cui si esce dalla stanza o vengono introdotti altri pochi personaggi. Anche la durata spinge in questa direzione, perché gli episodi sono da venti minuti, fatto inconsueto per un drama, anche se negli ultimi tempi non è così isolato. io doppiavo su Il pazienteinsomma, sono soprattutto legati al formato e la sensazione di qualcosa di non definito si acuisce nel quarto episodio, quando di colpo veniamo portati da una scena nel luogo di lavoro del sequestratore, un cambio di direzione sonecettessiotrio dubbi citati poco fa.

In compenso, tutti gli scambi tra lo psicologico e il paziente sono eccezionali, recitati dagli interpreti con una precisione millimetrica nelle battute e nelle microespressioni facciali. Per domande di cuore, colpisce soprattutto Carell, fragilissimo e terrorizzato soprattutto nella parte dell’ostaggio. Nonostante la di spazio e tempo, nel corso delle puntate non mancano i colpi di scena, che scandiscono bene gli episodi e li fanno scorrere con fluidità. un conti fatti, Il paziente è una serie teatrale, nel senso più letterale del termine: potrebbe serenamente essere messa in scena su un palco con pochissimi accorgimenti. È una serie di qualità, a suo modo d’autore, che pecca solo nel non essere radicale come avrebbe potuto. E nel non essere un film, ma questo è un altro discorso.

Perché guardare Il paziente: per l’interpretazione di Steve Carell

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