trama e recensione del libro

il lampadario clarice lispector

Jaenudin Wasta / EyeEmGetty Images

Per tutta la vita lei sarebbe stata fluida. Ma quello che aveva dominato i suoi contorni e li attirati verso un centro, quello che l’aveva illuminata contro il mondo e le aveva dato intimo potere era stato il segreto”. , Il lampadario di Clarice Lispector inizia così, di notte, con la piccola Virginia in piedi sul ponte insieme al fratello Daniel, pronta a scomparire tra i flutti, ancorata a terra sono da qualcosa di indicibile e terribile. Questa frase, come un mulinello che si forma nell’acqua e trascina tutto verso il basso e il buio, ci conduce dentro la sua vita sperduta e misteriosa.

Secondo romanzo in ordine cronologico, Il lampadario racconta l’esistenza intima di Virginia e Daniel nella grande casa a Granja Quieta, una villa costruita dai loro nonni, che doveva ospitare figli e poi i figli dei figli. A Granja Quieta, però, non è rimasto nessuno, e “i giorni respirano vasti e vuoti come la casa” in quelle stanze vuote, fredde, spoglie, in cui i due abitano insieme alla sorella Esmeralda e ai genitori. Qui Virginia passa i giorni avanzando tra una camera e l’altra, affacciandosi nella stanza principale, dove dal soffitto incombe un lampadario di cristallo, “il grande ragno [che] avvampa”, la cui luce “sembra presagire un’esistenza tremenda”. Fuori dalle finestre un vento gelido; si vede il giardino, poi il bosco, il ponte, il fiume, in lontananza deve apparire qualche bussa. e da qui la vita sembra lontana, il tempo non passa e la differenza tra i sogni e la realtà è ogni giorno più labile.

È difficile capire cosa pensino i personaggi di Clarice Lispector, cosa vogliano; Semper intenti in qualcosa, a compiere azioni ripetitive come per provare a se stessi di esistere ancora o per non essere spazzati via dal tempo inclemente, dalla vita; è come se provassero a distrarsi da qualcosa di orribile che è accaduto, a distinguere il mondo onirico da quello materiale. In questo difficile e misterioso libro, che Lispector aveva finito di scrivere nel 1946 a Napoli, ci sono una madre a una figlia che “si impegnavano a tagliare la Stoffa per un vestito come se sfidassero il mondo”, incontri un padregiardino, non parla mai , un fratello che impone alla sorella minore di giurare fedeltà alla Società delle Ombre, di cui sono gli unici due membri. Ci sono segreti e silenzi, ci sono passeggiate nei boschi, richiami a cui resistere, presenze acquattate dietro gli alberi, di cui non si conoscerà mai il volto.

Cortesia

Come detto il romanzo d’esordio, i personaggi di Lispector sembrano vivere”vicino al cuore selvaggiodelle cose. I romanzi della scrittrice ucraina naturalizzata brasiliana sono racconti di soglia, in cui a ogni passo sembra possibile superare la divisione tra umano e natura, tra sonno e veglia, e fondersi con l’ambiente circostante. La stessa giovane Virginia sembra sempre sull’orlo di svanire nel niente e da questo pericolo non può salvarla neanche questa casa, immersa nel freddo e nel vento – può farlo solo mettere chilometri tra lei e questi il ​​respiro di. Anche in un altro libro di Lispector, lo straordinario La passione secondo GH, una donna intrattiene un rapporto misterioso e inscindibile con la propria casa; anche se all’apparenza è sicura si sé e delle proprie scelte, un giorno le accade qualcosa, un evento minimo, e diventa prigioniera della propria casa, in un viaggio allucinato che non ha mai conclusione.

Virginia, invece, riesce ad andarsene via, lontana, a studiare. Il destino, però, è qualcosa da cui non si può sfuggire e, anni dopo, dopo trasferirsi in città, provato a costruire una vita alternativa, ripensa alla “Società delle Ombre… ricordava che vevent leiogree fra Daniel ve” e decide di tornare a vedere la casa. Questo luogo sembra emettere richiami impossibili da udire, ma anche da eludere, che condiziona per sempre la vita di chi vi entra in contatto.

È forse per l’ambientazione quasi tropicale, per queste foreste spaventose – o forse perché sono entrambi scritti in maniera artificiosa – che Il lampadario mi ha passato anno un film premiato lo scorso al festival del cinema di Cannes, Ricordi di Apichatpong Weerasethakul. In questo film una ricercatrice, interpretata da Tilda Swinton, intraprende un viaggio in Colombia per capire uomini da dove arrivi un suono misterioso che la sveglia tiene la notte e, nel percorso, incontra che sembrano presenze fantasmatiche, strong aliene. Per quanto assurdo possa sembrare, è proprio il Brasile la patria dell’architettura mistica – lo racconta il film Una macchina in cui vivere di Yoni Goldstein e Meredith Zielke attraverso, non a caso, le parole di Clarice Lispector. Per qualche ragione, spiega il documentario, è qui che l’architettura modernista si incrocia col culto degli UFO e dà origine a piramidi, a monumenti e incredibili progetti futuristi. Tutte le costruzioni misteriose che incombono sul paesaggio, come la casa in cui vivono Virginia e Daniel, come, appunto, il lampadario che dà il titolo al libro.

A tratti anche la scrittura di Lispector sembra costruita nello stesso modo; un monumento complesso, solido e colossale, che pare raccontare un segreto, avvicinarci a un mistero fiducia, ma senza mai svelarlo: quello letteratura con la sua è un patto di estrema, per capirla bisognaciderle del tutare a sutà tutà, no giura delle Ombre.

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