Trump rischia l’inchiesta penale per l’assalto al Congresso- Corriere.it

di Massimo Gaggi

Il ministro della Giustizia: tutti i responsabili rispondere

Il cerchio si stringe attorno a Donald Trump, chiamato a rispondere delle sue responsabilità nel tentativo di alterare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020 in sede politica e, forse, anche in sede giudiziaria: per la prima volta, dopo l’inchiesta parlamentare sull’assalto al Congresso, si muove su di lui anche il ministero della Giustizia. Ma l’ex presidente, per nulla intimorito, rilancia: non solo si prepara ad annunciare la sua candidatura per il 2024, ma, tornato per la prima volta a Washington dopo più di un anno e mezzoafferma che, riconquistata la Casa Bianca, chiederà mano libera per licenziare migliaia di funzionari pubblici «non allineati».

Nell’inchiesta penale (diversa da quella condotta dal Parlamento di Washington) sulla sommossa del 6 gennaio 2021, il ministero della Giustizia da aprile sta raccogliendo elementi sul comportamento dell’allora presidente in quelle ore cruciali. La scorsa settimana un gran giuria federale ha raccolto la testimonianza di due stretti collaboratori dell’allora vice di Trump, Mike Pence, sulla vicenda e sono stazione emessi molti altri citazione che costringeranno i funzionari di quella Casa Bianca a testimonial.

Questo non significa che il ministero della Giustizia Trump sì lo presenterebbe come una forma di persecuzione alla vigilia delle elezioni di metà mandato.

Ma, dopo mesi di silenzio con Biden accusato dalla sinistra di tacere sul più grave attentato mai perpetrato nei confronti della democrazia americana, queste mosse mostra la volontà della magistratura americana di alzare il profilo della sua attività investigativa sul casonon limitandosi, come era sembrato fin qui, alle responsabilità penali delle dichiarazioni di americani rinviati a giudizio per aver materialmente partecipato all’invasione del Parlamento di Washington.

Lo ha confermato il silenzioso ministro della Giustizia, Merrick Garland, in un’intervista al telegiornale serale della Nbc, nella quale ha detto, tra l’altro, che quella in corso sui fatti del 6 gennaio è «la più vasta inchiesta di tutta la storia del mio dicastero». E se in passato erano circolate voci circa una sorta di incomunicabilità tra l’inchiesta penale della magistratura e quella parlamentare, Garland ora sostiene che «gli udito dell’indagine del Congresso trasmesso in tv hanno mostrato la verità di ciò che è accaduto ei rischi corsi dalla nostra democrazia». Aggiungendo che l’indagine ministeriale ha acquisito elementi nuovi da quegli udito.

Quando il conduttore Lester Holt gli ha chiesto se non sia preoccupato dal fatto che l’eventuale incriminazione di un ex presidente spaccherebbe il Paese, Garland ha risposto: «Intendiamo chiamare a rispondere dei suoi comportamenti chiunque sia penalmente responsabile dei fatti del 6 gennaio e abbia ricevuto di interferire sul processo di trasferimento dei poteri da un’amministrazione all’altra».

Insomma, non è detto che sia in arrivo un’incriminazione per Trump, ma la pressione su di lui sta crescendo. Anche senza un invior a processo dell’ex presidente, quanto sta accadendo dovrebbe spingere sempre più i repubblicani preoccupati per la derivata illiberale di Trump a cercare un candidato per la Casa Bianca diversa da The Donald. Come Pence, check 6 gennaio rischiò di essere linciato dai fan del suo presidente. Pence ora invita a guardare avanti, ma Trump, sempre ossessionato da una sconfitta elettorale che non vuole ammettere, sembra prepararsi a tagliare la strada ai leader che potrebbero contendergli la nomination repubblicana, da Ron DeSantis allo stesso Pencechiedendo al mondo conservatore di allinearsi alla tesi (eversiva) dell’«elezione rubata»

27 luglio 2022 (modifica il 27 luglio 2022 | 21:52)

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