«Turismo in Montagna? Per vincere la sfida dobbiamo competere con il mondo»

L’intervista.

Ferdy Quarteroni: il turismo di massa non ha futuro. Un’ornica? «Facciamo entrare 30 persone alla volta. Sogno una baita spettacolare».

Leggi su L’Eco di Bergamo di lunedì 12 settembre l’intervista integrale.

Continua la nostra inchiesta sul futuro della montagna bergamasca. Su turismo, agricoltura, ma anche spopolamento, abbiamo sentito due imprenditori che stanno facendo la storia delle nostre terre alte. Ferdy Quarteroni, conosciuto semplicemente come Ferdy, di Ornica, che trent’anni fa aprì un agriturismo, a Lenna, trasformando una vecchia stalla. Qualcuno gli diede del folle. Oggi quell’agriturismo è diventato un must per calciatori, uomini di spettacolo, attori, influencer di tutta Italia. Un agriturismo «stellato» è rimasto però fedele alla filosofia di Ferdy: un’azienda agricola che deve fare multifunzionalità, attenta alla biodiversità, alla sostenibilità e all’identità, alla salvaguardia del territorio. L’azienda è così diventata un formidabile motore turistico, capace di osare un lavoro a molte persone e attirare in Val Brembana clienti da tutto il mondo.

E poi Antonio Carminati, direttore del Centro studi Valle Imagna, profondo conoscitore della storia delle Orobie, del suo passato, delle dinamiche che l’hanno attraversata in questi decenni. Su L’Eco di Bergamo del 12 settembre le interviste integrali.

Ferdy, qual è il segreto che ha portato il suo agriturismo a essere meta di clienti da tutta Italia e dal mondo?

Sono quelli che hai detto: io ho iniziato a parlare di multifunzionalità 30 anni fa, già la facevo. Quando oggi mi vengono a parlare di multifunzionalità di un’azienda agricola, io sorrido. Per me ormai sono concetti normali, indispensabile per ridare forza alla montagna. Io ero all’avanguardia allora. I prodotti che ofriamo ai nostri ospiti nascono in azienda. Per noi è fondamentale l’identità territoriale: le vacche sono Brune alpine originali, le capre sono quelle di razza Orobica, usiamo solo prodotti naturali. Produciamo un impatto e chilometro zero. Questo alla fine è stato il mio segreto, quello che ci ha portato dove siamo arrivati ​​​​ora.

Ma cosa significa multifunzionalità?

Significa che io, fin’inizio, oltre a fare l’allevatore e il ristoratore, ho iniziato a fare equitazione, fattoria didattica, settimane verdi, ero apicoltore e parlavo ai ragazzi di biodiversità e sostenibilità. Di ambiente, di genere, di formaggi e vacche.

E’ questo il turismo del futuro anche per le nostre montagne?

Il turismo di una volta non va più bene. Il mio è stato sempre un turismo di salute, di cultura, naturale, con cibo a impatto zero, di identità, io non ho mai fatto un turismo classico. Quello non ha più futuro, è insostenibile, inquina ormai. Ma perché uno deve andare in vacanza una settimana all’anno, perché ha bisogno di staccare dalla vita di tutti i giorni? Ha ancora senso tutto questo? Non è meglio trovare durante l’anno un modo di vivere diverso?

Con l’agriturismo a Lenna nacque subito dopo l’albergo diffuso di Ornica, pioneere di un certo tipo di turismo.

L’albergo diffuso era un turismo di responsabilità e sostenibilità, dove io non andavo a creare alcun impatto ambientale o sulla popolazione. In Lombardia fummo i primi e arrivarono a conoscerci da tutta Italia, arriavano dal mondo, abbiamo ricevuto riconoscimenti.

Antonio Carminati è invece il direttore del Centro studi della Valle Imagnaassociazione che da anni si occupa di valorizzare il patrimonio storico e culturale del territorio.

Direttore Carminati, oggi la nostra montagna, forse più di altre aree alpine, si sta spopolando. D’altro canto, invece, pare ci sia una riscoperta delle alte quote nata con gli anni della pandemia.. Come leggere queste due tendenze?

Gli abitanti della montagna hanno sentito meno la condizione di confinamento durante il periodo del lockdown, grazie agli spazi aperti delle aree alpine e alla bassa densità della popolazione, che hanno annacquato le logiche di distanziamento sociale.

Ci si è resi conto di quanto oggi la montagna continui a rappresentare uno spazio di libertà, dove è possibile costruire progetti di vita e ritrovare una relazione autentica con l’ambiente. Ma attenzione: la montagna non può essere considerata solo uno spazio per la libera uscita settimanale delle masse urbane, idealizzandola nei paesaggi di rara bellezza.

Le interviste complete sull’edizione de L’Eco di Bergamo del 12 settembre 2022

© RIPRODUZIONE RISERVATA

.

Leave a Comment

Your email address will not be published.