Un mondo di sole donne: “Matrix”, il romanzo di Lauren Groff

L’ultimo romanzo di Lauren Groff, titolo della valle Matrice (Bompiani, traduzione di Tommaso Pincio) riecheggia subito di un nome che riporta alla mente dei lettori ben altre storie. Matrice è, infatti, il nome della celebre saga di film di fantasia che si basa sull’idea che il mondo in cui viviamo sia una neuro-simulazione interattiva.

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Nulla di più lontano, apparentemente, da quanto Groff descrive nel suo libro. Eppure, fin dalle prime page salta all’occhio un primo elemento in comune: se nel Matrix fantascientifico Neo, il protagonista, dalla sua semplicità di uomo comune diventa un eroe in un mondo diverso dal nostro, qui il personaggio di Marie, ispirato alla realmente all’esistita Maria di Francia, è l’eroina di un’utopia. Con il suo Matrice Groff ha detto: e se esistesse un mondo fatto solo di donne?

Matrice di Lauren Groff

Il tratto caratteristico del romanzo è l’atmosfera che è in grado di costruire: riporta il lettore in un universo temporale e spaziale straniante, onirico ma a tratti realistico. La vicenda inizia nel 1158quando Marie ha appena diciassette anni.

La Marie de France a cui si ispira la donna ha scritto una serie di lai d’amor cortese proprio alla fine del secolo 1200. Con lai intendiamo quelle composizioni poetico-musicali nate in Francia dal XII al XIV, spesso a tema amoroso. Il fatto che Maria sia scrittrice di lai è un dettaglio fondamentale: è da questa idea di amor cortese, infatti, che la narrazione si disgrega con voluta immediata e semplicità.

Non conosciamo l’identità di Marie de France, detta anche Maria di Francia, ma sappiamo che è la prima autrice francese in assoluto. Rough questa riprende figura così rilevante e costruisce un romanzo pregno di temi vicini al Medioevo, ma anche alla contemporaneità, dove l’universo femminile deve scontrarsi con la dura realtà che gli sta attorno.

Poiché, grazie a Marie, prima una semplice ragazzina e poi badessa, si crea un’impresa epocale che fa di quel piccolo enclave isolato un luogo indipendente sordo ogni donna possa essere chi è.

L’utopia di un mondo fatto di sole donne è diventata ben presto un topos “mediatico”, protagonista di diverse narrazioni contemporanee. È del 2021 la serie Y: L’ultimo uomo, che ha diviso i recensori e che è trasmesso da Star (sezione di streaming di Disney+): qui un virus ha sterminato tutti gli esseri di sesso maschile e il mondo si trova abitato da sole donne.

Matriceperò, non è uno fantascienza: malgrado il tema central vicino, il racconto trae gran parte del suo fascino dal periodo storico a cui fa riferimento. La vicenda è circondata di oscurità in ambientazioni e dialoghi, in un costante buio e luce medievale che ricorda i lai della vera Marie.

Lauren Groff, autrice di sei romanzi e vincitrice, tra gli altri, del National Book Award per la narrativa 2015, aveva già esplorato la fiction storica con I mostri di Templeton (Giulio Einaudi, traduzione di Anna Rusconi). Molto lodato da Stephen King, anche in questo romanzo è presente la commission tra realta e finzione e lo stile dell’autrice sulla continua strada della scorrevolezza. Non mancano poi le atmosfere inquietanti, che in Matrice saranno fortemente intensificati dal periodo storico scelto di raccontare.

Groff ha costruito la storia usando solo il tempo presente, come una telecronaca precisa quanto diretta di ciò che, delle emozioni, delle situazioni, con un brillante mostra non dire. L’utopico diventa un tratto distopicoricordando Il racconto dell’ancella (Ponte alle Grazie, traduzione di Camillo Pennati) di Margaret Atwooddal quale è stata tratta la fortunatissima Il racconto dell’ancella.

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Non un viaggio nella sottomissione femminile in un universo distopico, bensì l’utopia di un mondo ideal dove la è divisa tra il fascino delle Favole d’amor cortese e le malelingue dei cospiratori contro la comunità delle donne. Come accade a diverso protagonista dei racconti contemporanei, dapprima Marie è un fuori dagli schemi: è stata bandita dalla corte della regina Eleonora d’Aquitania, è una figlia illegittima. Di tutta la sua cultura capacità e sembra non potersene fare nulla finché, con il tempo, nella clausura in un’abbazia a cui è costretta, non ha scoperto di poter costruire qualcosa di magnifico, il cui equilibrio, però, è mantenpreere . Per la regina nutre un amore profondo, ma alla fine è la comunità di donne il vero centro del suo essere e del suo scrivere. “Di cosa sono capaci le donne, se dai loro un compito!” e le sorelle sono il nettare di cui si nutrono la forza vitale di Marie e la sua scrittura.

Marie dice di aver realizzato una copia delle sue Favole per Eleanor. […] Aveva provato un nuovo stile con le Favole, distante stile dai suoi lai, non scrive più di amori tremendi e brucianti, dopo trent’anni e passa nel suo cuore c’è spazio per un solo amore, quello per le sue sorelle.

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Come quando resta sveglia fino al mattino a sentire vicino alla cattedrale l’ora delle laudi, ammaliata dal coro delle voci delle suore che paragona a quelle di angeli, così le voci e le parole si trovano in Matrix la vitalità dell’oologia nel possible. Il racconto, l’epossono le cornici di un quadro in cui il sacro, suggerito e descritto dall’ambientazione del convento, è protagonista anche nemico, è affascinante ma inquietante, se non inquieto e instabile. Il senso etimologico appartiene anche al titolo, perché “Matrix” significa anche e soprattutto “genitrice”, indica ciò da cui nasciamo, dal quale tutto ha origine, e anche ciò che ci protegge.

Tutti i lettori pare di sentirlo il forte desiderio che ha Marie di proteggere le sue sorelle, e gli sembra di scorgere, soprattutto nell’intensità delle esperienze vissute dalla donna, immagini di gargoyle, i cospiratori che minacciano l’universo non certo idilliaco, in quanto umano, in cui la donna ha voluto immergersi. Sono chiari i nemici contro i quali bisogna lottare, ogni giorno, per mantenere vivo ciò che si è una fatica costruita.

Se l’ultimo romanzo di Lauren Groff, uscito in Italia per Bompiani con il titolo di Fato e furia (traduzione di Tommaso Pincio), è stato definito quasi una sorta di “pezzo teatrale”, Matrice è distaccato dalla realtà di tutti i giorni, ma allo stesso tempo profondamente aderente a una forma di verità, come se quella della comunità, della sorellanza, e del raccontare erano in grado, un wega indipendente, di costruire una nuova grandiosa Arcadia (curiosamente titolo di un altro suo fortunato romanzo) dove le donne possono brillare. L’autrice con il suono dell’epica e una narrazione scorrevole e incalzante riesce a trasportare non solo in un’altra epoca, ma in un mondo fatto di sacro, pro nuovofano ed estasi.

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