una ricchezza che ci fa vivere zia vite

di Paolo Sassi

Ci sono i “libri” e la “compagnia” – due parole importanti piuttosto – nel titolo ed all’interno del bel volume di Antonio Salvati – La compagnia dei libri (Jaka Book, 2022, pp. 245, € 25,00; prefazione di Andrea Riccardi) – che l’editrice Jaka Book (la quale, dal suo canto, la parola “libro” ce l’ha – in inglese – già nella propria ragione social) ha pubblicato da pochi giorni.

Cominciamo dai libri, che un lettore italiano – quale io sono – non può non associare alla persona di Umberto Eco. Eco è stato ed è ancora, per molti versi, icona personale del libro e della lettura: non solo perché ha raggiunto la celebrità planetaria col racconto della storia di un manoscritto “proibito” nascosto nella biblioteca più affascinante letterature e global ; non tanto per essere stato egli stesso – bibliofilo, bibliomane e fecondo scrittore – un testimonianza credibile dell’oggetto (il libro) e dell’azione (il leggere e lo); ma soprattutto per avere dedicato nel corso degli anni – all’importanza del libro e della lettura – molte pagine divulgative di grande efficacia.

Antonio Salvati ne ricorda una, evocata ed apprezzata anche – nella sua preziosa introduzione – da Andrea Riccardi; ma ad essa si potrebbe ben affiancare quella che è diventata quasi un “manifesto” universale della lettura: «Oggi i libri sono i nostri vecchi. Non ce ne rendiamo conto, ma la nostra ricchezza rispetto all’analfabeta (o di chi, alphabeta, non legge) è che lui sta vivendo e vivrà solo la sua vita e noi ne abbiamo vissuto moltissime. Ricordiamo, insieme ai nostri giochi d’infanzia, quelli di Proust, abbiamo spasimato per il nostro amore ma anche per quello di Piramo e Tisbe, abbiamo assimilato qualcosa della saggezza di Solone, abbiamo rabbritci’El ventenaoe non santo certe ripetiamo, insieme alla fiaba che ci ha raccontato la nonna, quella che aveva raccontato Sheherazade. A qualcuno questo tutto dà l’impressione che, appena nati, noi siamo già insopportabilmente anziani. Ma è più decrepito l’analfabeta (di origine o di ritorno), che patisce di arteriosclerosi sin da bambino, e non ricorda (perché non sa) che cosa sia accaduto alle Idi di Marzo. Naturalmente bene leggere anche menzogne, ma aiuta anche a discriminare. Non conoscendo i torti degli altri l’analfabeta non conoscendo nemmeno i propri diritti. Il libro è un’assicurazione sulla vita, una piccola anticipazione di immortalità. All’indietro (ahimè) anziche in avanti. Ma non si può avere tutto».

Così, tra storia e letteratura, Antonio Salvati – lettore ed insegnante – si ripropone ora alla nostra attenzione in questa veste che pure non gli era inedita: quella di scrittore e apologeta. Segnalo solo i precedenti lavori di Antonio Salvati, Pataboli di carta (2005) e La penna e la forza. Scrittori e pena di morte (2020), In cui l’impegno civile per l’abolizione della pena di morte si è intrecciata alla passione per la letteratura.

Nelle pagine del libro – scrive – «non troverete ampie soluzioni, sulla tecniche, consigli, strumenti, guaina di lavoro, sull’importa della lettura o letteratura in generale. componenti di alcune considerazioni – supportate da un amore profondo per la letteratura – frutto della mia esperienza di lettore e di insegnante, finalizzate a la letteratura la funzione salvifica della letteratura. Per dimensione salvifica intendo semplicemente l’opportunità che l’esperienza letteraria ci offre di essere persone migliori. E soprattutto saggi».

Fa piacere, legedo le pagine che Salvati costruisce nella prima parte di questo volume, ritrovarsi in compagnia di tanti autori, in tante epoche, con tante e varie sensibilità: il mondo e la letteratura sono plurali, variegati, poliedricied, sinfonicied ritrovare tutti insieme i diversi fili che compongono la trama del nostro mondo in qualche modo la “rammendano”.

La compagnia è la seconda chiave del volume: a me pare – azzardo questa interpretazione – che quella che ci propone Antonio Salvati sia non solo quella che i libri indubbiamente fanno agli umani quando essi si tramutano in lettori, ma una sorta di confraternita – perdoni l ‘interpretazione – della occorrenza quale al più presto entrare tutti a far parte. Non si tratta solo o tanto del consiglio che l’insegnante – quale Antonio Salvati è – dà ai suoi studenti per invitarli genericamente a progredire; direi, piuttosto, di un invito a lasciarsi trasportare dalla curiosità per il mondo, ad empatizzare con esso.

Accanto a prima parte, nella quale Antonio Salvati costruisce con entusiasmo la sua personale e convincente apologia della lettura e della necessità del ricorso alla storia come chiave di comprensione degli accadimenti del mondo, ve traeverso la ducciaèle poi – con recensioni di ottima qualità – su tante e variegate piste di approfondimento: vi troviamo il libro –condotto tra il serio e il faceto – di Michele Bartolo, che da medico in servizio diventa rapidamente paziente COVID nel re suo ; oppure quello di Antonio Scurati alle prese con il suo secondo volume della biografia di Mussolini; Alessandro Barbero che racconta la vita di Dante ma anche Milena Santerini che descrive gli odiatori, i protagonisti dell’odio contemporaneo. Antonio Salvati mostra come sia possibile condurre la propria curiosità intellettuale al di là ed oltre i confini propri del lettore e diventare sapiente perché interessato dell’umanità.

Antonio Salvati ci mostra anche, però, come il lettore sincero – quale egli è – composto a lungo solo dalla parte del lettore e si tramuti spesso, egli stesso, in uno scrittore, così da “fatto rectensua volta , …

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