Utilitaria elettrica: cronaca surreale di un acquisto

utilitaria elettrica

Cronaca surreale del tentativo (fallito) di sostituire un’utilitaria elettrica. Ce la propone il professor Alessandro Abbotto, Docente presso il Dipartimento di Scienza dei Materiali, Centro di Ricerca Energia Solare MIB-SOLAR, all’Università di Milano–Bicocca e autore del libro “La mobilita elettrica, Storia, tecnologia, futuro”. Solo tre mesi fa ci aveva segnalato il generale miglioramento delle condizioni pratiche dai costruttori per l’acquisto con finanziamento e maxi rata finale (leggi). Ma quello che ha potuto verificare sul campo, al rientro dalle ferie, ha quasi dell’incredibile. Potete inviarci il racconto delle vostre esperienze scrivendo a [email protected]

Per la mia Corsa-e pagavo 190 euro al mese…

di Alessandro Abbotto

versione Cingolani
Alessandro Abate

Un anno e mezzo fa, approfittando dei generosi incentivi nazionali anche in assenza di
rottamazione (5000 euro oltre a 1000 euro+IVA sconto concessionario) e regionali (4000 euro), sono riuscito a portare a casa un’utilitaria di segmento B, la Opel Corsa Elettrica (prezzo di listino 33.600 euro), a soli 190 euro/mese (assicurazione inclusa), con un importo iniziale di soli 1.800 € (spese di finanziamento incluso) e maxirata final tue 16.300 euro dopo 3 anni.

Per scelta personale e dopo varie considerazioni (aggiornamento tecnologico, mercato dell’usato elettrico non stabile, politica degli incentivi nazionali fluttuante ea breve termine ecc.) ho escluso di acquistare l’auto alla fine del triennio pagando la maxirata finale. Questa forma di possesso, che somiglia a un noleggio a lungo termine, è molto diffusa all’estero (ad esempio in Gran Bretagna è il più metodo utilizzatore per governare una vettura elettrica).

Considerando la scadenza a poco più di un anno del primo triennio di finanziamento e dei lunghi tempi di consegna ho quindi iniziato a guardarmi in giro per vedere se riuscivo ad acquistare un’utilitaria elettrica simile a quella attuale, mantenendo grosso modo la stessa rata mensile e lo stesso anticipo.

Purtroppo, l’impresa si preannunciava ardua perché nel frattempo gli incentivi, grazie alle non sempre lungimiranti politiche nazionali e locali (vedi gli inspiegabili incentivi per l’acquisto di automobili termiche a benzina/diesel), sono passati per le automobili elettriche da 10.000 euro a 3.000 euro (senza rottamazione). Una bella differenza! Ma ripongo la mia fiducia nelle case automobilistiche (listino, promozioni) e nel senso di affari (scontistica) dei concessionari.

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L’Opel Corsa-e: è l’utilitaria elettrica che il professor Alessandro Abbotto vorrebbe riacquistare. Ma i costi sono diventati proibuitivi

…e oggi me ne deriva 430

-Primo obiettivo: riacquistare esattamente lo stesso modello. Stessa car, stesso importo iniziale ma la rata mensile passa (con lo stesso importo iniziale) da 190 euro a… circa 430 euro. Non c’è che dire. Un bel salto mortale. Pazienza, ci rivolgiamo altrove, rinunciando con dispiacere al modello posseduto fino ad oggi con cui ci eravamo trovati bene.

La VW eUP? C’è l’offerta ma non la macchina

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VW e-Up

– Secondo obiettivo: Volkswagen e-up. Attratti dalla pubblicità sul sito ufficiale Volkswagen e su quello di molti concessionari (anticipo 5000 euro + 2000 euro per differenza di incentivo in assenza di rottamazione; rata mensile di 189 euro) ci rivolgiamo ad alcuni concessionari della casa. La risposta, ahimè, è sempre la stessa: la e-up non viene più prodotto. «Come – rispondo – è pubblicizzata sul sito ufficiale!». Zero da fare. Non è possibile acquistarla. Forte, tra qualche mese

VW Id3, la pubblicità sul sito ufficiale non conta

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VW ID3

-Terzo obiettivo: Volkswagen ID.3. Rimaniamo nella casa di Wolfsburg e saliamo di livello. Anche qui attratti dalla pubblicità ufficiale letta ad agosto 2022: 199 euro/mese, con anticipo di 10.000 euro + 2.000 euro per differenza incentivo in assenza di rottamazione. L’auto è di qualità: ID.3 Pro Performance da 58 kWh di batteria e 204 CV di potenza. Anche qui ci rivolgiamo a qualche concessionario, simulando la condizione riportata sul sito ufficiale. Le citazione non si avvicinano un pò: 530 euro/mese + anticipo di 5.000 euro. Anche normalizzando le due quote per il diverso importo iniziale, la rata nei due casi rimane una diversa mensile. Hai già capito: rinunciamo a passare in Volkswagen e scendiamo di segmento.

Idem per la Dacia Primavera: 360 euro al mese

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Dacia Primavera

-Quarto obiettivo: Dacia Primavera. L’automobile è di un altro livello, non più paragonabile a tutti i precedenti ma andiamo a colpo quasi sicuro. La Primavera si vanta di essere l’auto elettrica più economica disponibile in Italia (e la terza più, dopo Fiat 5000 Smart Fortwo). L’offerta sul sito ufficiale non smentisce le attese: 180 euro/mese con un anticipo di 3.400 euro oltre alla solita differenza di 2.000 euro per incentivo senza rottamazione. Entriamo più che sicuri in concessionaria fiduciosi di portarci a casa l’automobile a meno di 200 euro/mese. Ce la facciamo? No, per zero. immediato ci offrono il modello vecchio senza dircelo (casualmente ho poi scoperto che il modello pubblicizzato sul sito ufficiale è quello nuovo, ma, come mi sono informato a posteriori, «i tempi di consegna per i nuovi modelli sono molto lunghi»). E poi anche qui la rata non si avvicina neanche lontanamente all’offerta sul sito: oltre 360 ​​euro/mese per un anticipo di 3.000 euro. La differenza di 2.400 euro tra l’anticipo dell’offerta ufficiale e quella che ci viene presentata in concessionaria compensa solo in minima parte la forte differenza tra i due importi mensili. Anche qui alziamo, sconsolati, bandiera bianca.

L’offerta Twingo ZE in vetrina? Vale il mese scorso

Renault Twingo ZE.,

Quinto obiettivo: Renault Twingo. Anche se un po’ disillusi, per l’ennesima volta veniamo catturati dall’amo della pubblicità ufficiale: 120 euro/mese per 4.500 euro per anticipo (+ 2.000 euro per differenza incentivo). Riusciamo ad ottenere questa rata? Grande questa volta ci siamo? Non da fare. Anche qui tentativo fallito. La risposta del venditore di turno ci lascia un po’ sorpresi: quella promozione era valida alcuni mesi fa. «Ma come – replico – l’ho appena letta sul sito ufficiale Renault ed è anche riportato qui in autosalone». nessuno. L’offerta c’è … ma non c’è.

Penso se mi è capitato di guardare il prezzo in vetrina di un paio di scarpe e poi, una volta entra in negozio per acquistarle, scoprire quell’offerta era “valida alcuni mesi fa”. Nonostante tutti i miei sforzi non mi viene in mente un caso similitudine, né per le scarpe né, a dire la verità, per qualsiasi indumento o altro oggetto di un qualsiasi negozio.

La transizione elettrica? Non pervenuta

-Conclusioni-Sono rassegnato e mezzo convinto che si sta facendo di tutto per scoraggiare, anziché incentivare, l’acquisto di un’utilitaria elettrica in Italia. I l governo nazionale, dimezzando e ritardando (e riservando, l’acquisto buona parte delle risorse), non ha aiutato. sembra che non fosse interessato quasi per nulla alla transizione alla mobilità sostenibile ea impatto zero, o almeno non come dovrebbe essere tenendo conto dell’emergenza energetica (l’automobile elettrica è di gran lunga la più efficiente in termini energetici e l’unica compatibile con le fonti rinnovabili) e dei cambiamenti climatici (ormai siamo diventati un paese tropicale, con “agosti” roventi che durano 3-4 mesi, siccità ed eventi estremi in forte aumento). Lo stesso si può dire anche per i vari programmi elettorali ei dibattiti televisividove l’argomento “mobilità sostenibile” viene quasi del tutto ignorato (al più, e in pochi casi, si parla di fotovoltaico, ma anche, e molto di più, di carbone, nucleare e rigassificatori).

Crisi energetica e climatica nel dimenticatoio

Eppure, i dati non devono lasciare alcun dubbio. un terzo dell’energia consumata e un quarto delle emissioni di CO 2 provenienti dal mondo dei trasporti (in gran parte quello su strada). Se la crisi energetica e quella climatica, di cui parlano tutti, vanno affrontate, dobbiamo partire proprio da qui, da mezzi efficienti dal punto di vista energetico e puliti. In una sola parola: elettrico!

le amministrazioni locali vengono a volte in aiuto, ma con pochi fondi che si esauriscono rapido (vedi ad esempio il recente incentivo del Comune di Milanocon fondi sufficienti per l’acquisto di 400-500 automobili, una goccia nell’oceano).

le caso automobilistiche tenere ancora, tenere, i prezzi di listino troppo elevati – a volte anche raddoppiati – rispetto agli analoghi modelli termici (attenzione a non lamentarci poi dell’invasione asiatica, come accaduto in tantissimi altri settori colpevolmente abbandonati).

quelli che

le concessionarioe non offrono forti promozioni e scontistiche e quasi mai, per non dire mai, danno la possibilità di acquistare tutte le condizioni riportate sui siti ufficiali.

E l’Italia è di nuovo il fanalino d’Europa

No, signori, così non va. Mi duole molto vedere che l’Italia stia diventino sempre più il fanalino di coda tra i grandi mercati europei nella transizione alla mobilità pulita e non inquinante (nel 2022 le immatricolazione elettriche sono a un misero 3.5%, addirittura più basse di quelle del 2021 e contro percentuali a due cifre del resto d’Europa: altro che transizione all’elettrico!). Ma sembra che questo non importa quasi a nessuno nel nostro paeseche, ricordo, non rappresenta la norma in Europa ma l’eccezione, ormai sempre più isolata.

Intanto io – in attesa di trovare un giorno un concessionario che applichi (aggiungendo solo le spese di immatricolazione) le offerte pubblicizzate sui loro stessi siti ufficiali, in TV, sui giornali, su internet – rimango che col mio problema: utilitaria elettrica potrò guidere alla scadenza del mio attuale finanziamento senza aumentare l’attuale rata umano?

Tornare all’auto termica? anche no

O dovrò tornare, dopo 5 anni di elettrico, alla benzina/diesel (eh no, cari signori, alla benzina e al diesel non vorrei proprio tornarci…). Oppure… Forte “oppure” sarà la soluzione migliore, ovvero mezzi pubblici e treni (magari gratuiti, come si sta sperimentando da molte parti) e, quando necessario, condividere l’auto. Sarà veramente così il futuro della mobilità in Italia? Mi verbbe da dire: magari! Anche qui non mi illudo più di tanto…

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