‘Vaiolo scimmie, studio in 13 paesi con firma Unimore: il 98% degli infetti è omosessuale o bisessuale’ – Societa

La professoressa Cristina Mussini, direttrice delle Malattie Infettive del Policlinico e docente Unimore, è tra i firmatari di un articolo, pubblicato sul New England Journal of Medicine sulle cause e gli effetti dell’infezione: ‘Allo studio altre forme di contagio, oltre a quella sensuale. Necessario muoversi per tempo e su scala globale’



La professoressa Cristina Mussini, Direttrice delle Malattie Infettive del Policlinico e docente UNIMORE è tra i firmatari di un articolo, pubblicato sul concorso delle New England Journal of Medicine di luglio, che ha studiato la diffusione nell’uomo del Vaiolo Scimmie in 16 Paesi. L’articolo è il frutto del lavoro di un gruppo internazionale di clinici che hanno raccolto un’ampia casistica per descrivere la presentazione, il decorso clinico e gli esiti delle infezioni da virus del vaiolo delle scimmiete dalla relazione a cat.

“Prima dell’aprile 2022 – ha spiegato Cristina Mussini – l’infezione da virus del vaiolo delle scimmie negli esseri umani era raramente segnalata al di fuori delle regioni africane sorde è endemica. Attualmente, i casi si stanno verificando in tutto il mondo. La trasmissione, i fattori di rischio, la presentazione clinica e gli esiti dell’infezione sono scarsamente definiti.

Scopo del nostro lavoro è colmare questa lacuna nelle nostre conoscenze.”

Lo studio ha analizzato 528 infezioni diagnosticate tra il 27 aprile e il 24 giugno 2022, in 43 aree di 16 paesi. Complessivamente, il 98% delle persone con infezione erano uomini omosessuali o bisessuali; il 75% erano bianchi e il 41% aveva un’infezione da virus dell’immunodeficienza umana; l’età media era di 38 anni.

“Uno dei nostri primi sospetti – aggiunge la Mussini – è stato che la trasmissione avvenisse per via sessuale. Effettivamente, abbiamo rilevato infezioni sessualmente trasmissibili concomitanti al vaiolo delle scimmie in 109 delle 377 persone (29%) che sono state testate. Tra le 23 persone con una chiara storia di esposizione, il periodo di incubazione mediano è stato di 7 giorni (range, da 3 a 20). Questo dato non è ancora decisivo per affermare con certezza che quella sessuale sia l’unica forma di trasmissione, anche perché il virus è stato riscontrato in diversi liquidi biologici quali saliva, urine, feci e sangue.”

In particolare, il DNA del virus Monkeypox è stato rilevato in 29 delle 32 persone in cui è statoto il liquido seminale. Sottolineo come anche i liquidi biologici di alcuni dei nostri pazienti inclusi nello studio siano stati analizzati presso il laboratorio di microbiologica dell’IRCCS Sant’Orsola di Bologna diretto dalla professoressa Tiziana Lazzarotto. Il trattamento antivirale è stato somministrato al 5% delle persone in totale e 70 (13%) sono state ricoperte in ospedale; le ragioni del ricovero sono state la gestione del dolore, principale per il dolore anorettale grave (21 persone); superinfezione dei tessuti molli (18); faringite che limita l’assunzione orale (5); lesione oculare (2); danno renale acuto (2); miocardite (2); e finalità di controllo delle infezioni (13). Non sono stati segnalati decessi tra i partecipanti a questo studio.

In questa serie di casi, il vaiolo delle scimmie si è manifestato con una varietà di reperti clinici dermatologici e sistemici. L’identificazione simultanea di casi al fuori delle aree in vaiolo delle scimmie è stato bisogno di diffusione di una rapida necessità endemico indica la diagnosi dei casi per’ulteriore del prescrie di una rapida identificazione, della diagnosi rapida dei casi per contenere un’ulteriore diffusione della prescrizione nella com maggiore rischio.

“Questo studio – conclusione la professoressa Mussini – è un punto di partenza, un mattone di una casa della conoscenza di questa malattia che deve essere ancora costruita. Il nostro campione di casi si riferiva a persone che presentano sintomi che le portavano a cercare assistenza medica. Non abbiamo testato, quindi, gli asintomaci. I sintomi sono stati registrati dal momento della presentazione e quindi i primi sintomi potrebbero essere stati sottostimati, limitando le informazioni sul periodo di incubazione. Perché i virus non sono confini, il mondo ha bisogno di muoversi in modo coeso e rapido per colmare le lacune nella conoscenza e contenere l’epidemia che ha già raggiunto i 14000 casi dall’inizio dell’anno, con 5 decessi. un trattamento o una profilassi ampiamente disponibili, l’identificazione rapida dei casi è vitale per il Senza contenimento”.


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