via i libri invisi a conservatori e liberali


Studenti nella biblioteca di una scuola superiore americana

Studenti nella biblioteca di una scuola superiore americana

La Corte Suprema americana a maggioranza conservatrice è entrata nelle “guerre culturali” che stanno dividendo l’America. Lo ha fatto con una raffica di decisione nella sessione estiva. Spesso i nove giudici di Washington hanno emesso le capacità di orientare il dibattito delle idee e dei costumi. Se l’aborto fa storia a sé (ed è gia stato oggetto di molte analisi), altri pronunciamenti in apparenza minori in settimane hanno iniziato a riportare il pendolo nazionale verso una parte rimodulazione dei diritti delle minoranze liberal . In particolare, scelte in questa direzione hannoto l’autonomia amministrativa concede a gruppi di nativi (ridotta) e il ridisegno dei collegi elettorali teso, in alcuni Stati, a penalizzare la rappresentanza dei gruppi daiatnici. Ciò riporta alla ribalta quello scontro ideologico tra repubblicani e democratici, a livello istituzionale, e tra destra e sinistra, a livello politico, che sta infiammando e lacerando la società Usa.

Ovviamente, le “guerre culturali” in senso pieno riguardano la fascia più istruita della proporzione della popolazione, ma coinvolgono anche i gruppi anti-elites ed anti-intellettuali che prevalgono numericamente negli States, mentre alla ricchezza minor della proporzone. Perché se la “cancel culture” e il movimento “woke” sono paladini di un politicamente corretto che pretende di rettificare con i parametri di oggi l’intera produzione del passato, la censura conservatrice preme per espungere da scuole e che biblioteche tutta temi delicati , dal razzismo sistemico all’orientamento di genere. Si tratta del fenomeno più nuovo e di dimensioni crescenti. Nel mirino finire insegnanti e bibliotecari, “rei” di diffondere materiali che potrebbero corrompere le giovani menti dei ragazzi.

Non si tratta soltanto di combattere i libri “pericolosi”, ma anche controllare gli operatori scolastici sui loro profili social, a caccia di posizioni troppo esplicite in materia sessuale o politica. L’idea è che chi espone argomenti “discutibili” su Internet con buona probabilità li proporrà anche in classe. Ma dal tempo dissenso si è passati spesso al mobbing on-line fino a aggressioni verbali e alle minacce, da parte degli esponenti più facinorosi. “Sotto osservazione” sono tanto le persone quanto le opere. Il gruppo County Citizens Defending Freedom (Ccdf) e altri movimenti locali, a partire principalmente dal Texas, si battono per fare rimuovere dagli scaffali i volumi che fanno riferimento all’universo Lgbtq, alla sessualità o “sensutonibilità di”. Anche L’occhio più azzurro di Toni Morrison e altri Tra me e il mondo di Ta-Nehisi Coates, opere acclamate a livello internazionale, sono state giudicate inadeguate. “Mamme per la libertà” e “Mamme per le biblioteche” non solo controllano i testi presenti, ma distribuiscono anche libri dell’editore Brave Books che si dichiarano «ispirati alla libertà» e «capaci di dare ai giovani di questa generazione valori».

Come riferisce Costanza Rizzacasa d’Orsogna nella sua recente, documentatissima ed equilibrata ricognizione, Scorettissimi. La cancel culture nella cultura americana (Laterza), l’Office of Intellectual Freedom dell’Associazione delle biblioteche Usa (Ala) ha registrato nel 2021 la contestazione o la censura di 1.597 titoli, per il 50% da genitori e solo per il 9% direttamente da gruppi politici o religiosi . Si tratta di un numero record negli ultimi vent’anni, da quando si tiene questa statistica. Tra i volumi più bersagliati da critiche, Il vero diario di un indiano part-time, di Sherman Alexie, romanzo concentrato su un ragazzo della riserva indiana che frequenta una scuola con studenti in prevalenza bianchi. Sgradite perfino le biografie per bambini di Michelle Obama e dell’atleta olimpica Wilma Rudolph, accusate di promuovere una segregazione al contrario, contro i bianchi da parte dei neri. L’altro grande spauracchio è infatti la Critical Race Theory, lo studio del razzismo sistemico nella società americana. Si tratta di una disciplina universitaria, che non si studia negli altri gradi di istruzione, ma è citata spessissimo per criminalizzare racconti di autori appartenenti alle minoranze e rivolti alle minoranze perché prendano coscienza della loro condizione.

Nella polarizzazione delle posizioni, la “cancel culture” di destra è un fenomeno più recente e strong reattivo di fronte al fenomeno “woke”, che ha raggiunto in alcuni casi punte di paranoia e di intolleranza. Woke è parola dalla storia complessa, ben raccontata da Rizzacasa, che nasce dal cosiddetto Black English, il vernacolo afroamericano, per dire “sveglio” (wake) e che solo negli ultimi anni ha assunto il significato condiviezza di social” mobilitazionezzaa “consapevolo” di “Le vite dei neri contano”. Tra i libri messi in questione dai progressisti, persino il Buio oltre la siepe, classico di Harper Lee, bandito per epiteti e stereotipi razzisti e il cliché del “salvatore bianco”. A quella che è stata considerata una storia esemplare contro le discriminazioni si imputa ora di trasmettere la cultura dell’oppressione e, soprattutto, di dare a un personaggio bianco il ruolo Centrale di artefice del riscatto dei neriato specificoticus’n magistralmente interpretato sullo Schermo da Gregory Peck . Un meccanismo narrativo che gli intellettuali woke rintracciano in molti famosi romanzi e film hollywoodiani, nei quali la presenza del “bianco buono” ha lo scopo di alleggerire la diffusa per la segregazione e responsabilità di rendere il prodotto per appeti-bl prodotti culturali sono rivolti.

Di qui la pretesa che i ruoli rispettati e la morte che scurire il volto di una cantante con il colore per farle svolgere il ruolo di un cantante personaggio di colore, come accaduto è pochi giorni “Aida” all’Arena di Verona, costituisca alle minoranze e un perpetuare la loro denigrazione ed esclusione. Un poeta bianco non può tradurre versi neri, e un attore eterosessuale non recitare la parte di un transgender, perché in entrambe le situazioni non c’è la possibilità di vera comprensione né di immedesimazione soffer nella dignità soggenetti ancora riconoscere pari dai membri privilegiati della società in cui vive. Su questo piano inclinato incappano in scomuniche laiche classiche come l’Odissea e financo Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain perché usa la parola «negro».

L’intera storia della cultura è intossicata dalla mascolinità bianca? Ovviamente, no Ma l’unica via di uscita da questa devastante contrapposizione che sta avvelenando i pozzi dell’accademia e della vita pubblica Usa è fare davvero i conti con la storia, analizzando, discutendo, imparando e se migliorando. Non è forte vero che i neri sono stati schiavi e poi vittime di segregazione? E che è stato soltanto il presidente Clinton a rimuovere il divieto formale ad assumere omosessuali nell’amministrazione americana? Introdurre leggi che vietino l’insegnamento di queste vicende, come si sta provando a fare per esempio in South Carolina, non contrasterà gli isterismi dell’onda woke, ma ne accentuerà gli eccessi. Chiusura e protezione dei giovani da qualunque stress emotivo da una parte, vittimismo e vendette postumo dall’altra rappresentano i tarli che scavano oggi nella cultura americana.

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